periodico di politica e cultura 22 maggio 2019   |   anno XIX
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persecuzioni familiari

di Teddy Martinazzi


nella stessa sezione:
. Bakayoko Aboubakar S., cittadino ivoriano, musulmano, coniugato con due figli, era oggetto“di disprezzo e accuse da parte di sua moglie e di suo padre, l'imam del villaggio, a causa di una relazione omosessuale intrattenuta con il partner. Bakayoko Aboubakar S. aveva deciso di fuggire ma lo status di rifugiato gli era stato negato dalla Commissione territoriale di Crotone, perché “in Costa d’Avorio al contrario di altri stati africani, l’omosessualità non è considerata un reato, né lo Stato presenta una condizione di conflitto armato o violenza diffusa”.

Ma la Cassazione ha accolto il suo ricorso, intimando allo Stato italiano di concedere lo status di protezione all'ivoriano, perché Secondo la sentenza della Suprema corte, prima di negare lo status di rifugiati ai migranti che dichiarano di essere omosessuali e di rischiare la vita se rimpatriati a causa del loro orientamento sessuale, deve essere accertato dalle autorità competenti che nei Paesi d'origine non solo non ci siano leggi discriminatorie, ma occorre anche verificare vi sia una adeguata tutela per i gay, se colpiti da persecuzioni di tipo familiare.

Questa notizia ci porta ad alcune considerazioni. La prima, abbastanza scontata, è come mai persone in fuga, ufficialmente senza il becco di un quattrino in tasca, possano arrivare fino alla suprema Corte di Cassazione, con le relative spese annesse e connesse. Misteri.

La seconda è che la storia di Bakayoko Aboubakar S. si conosce solo attraverso le sue dichiarazioni. Sembra oltremodo improbabile che siano state fatte indagini, tramite rogatoria internazionale, per appurare se la sua storia sia veritiera; potrebbe anche essere che l’ivoriano abbia percepito come minacce di morte del proprio padre semplici imprecazioni del tipo “Ti ammazzo!”, senza che ci fosse alcuna effettiva volontà di uccidere.

Ma ciò che più colpisce, nella sentenza, è la motivazione, almeno quella che è apparsa sulle agenzie di stampa, in base alla quale per ottenere l’asilo non è necessario provenire da un Paese in cui i gay siano perseguitati dalla legge, ma anche da persecuzioni familiari. In tal modo chiunque può affermare di essere stato minacciato da un prozio o da un secondo cugino per ottenere lo status di rifugiato. Speriamo che non si sparga la voce tra coloro che sono in attesa di decisioni sulla loro sorte; basta che si dichiarino gay perseguitati, anche se nella realtà sono seduttori impenitenti di donne e fanciulle ed il gioco è fatto.

Ma quello che vale per i gay può valere per molte altre situazioni. Pensiamo ad un Paese, e ce ne sono tanti, in cui la magia impregna di sé la vita quotidiana e sociale. Un rifugiato potrà dire che i suoi vicini di casa lo hanno minacciato perché ha fama di iettatore per avere diritto allo status di rifugiato. Ma, oltre alla iella, tante altre situazioni di pessimo vicinato possono verificarsi; per quanti ci sarà un giudice disposto a concedere lo status di rifugiati?

articolo pubblicato il: 24/04/2019 ultima modifica: 05/05/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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