periodico di politica e cultura 22 maggio 2019   |   anno XIX
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il cinema di caino: Álvaro Brechner

"Una notte di 12 anni" (2018)

di Gordiano Lupi


Una notte di 12 anni racconta la dittatura militare in Uruguay e la guerriglia con i Tupamaros, soprattutto la repressione governativa successiva alla sconfitta del movimento rivoluzionario, basandosi sulle Memorias del calaboso - 13 anni sottoterra, cronaca cruda e spietata della tremenda prigionia e del disumano isolamento sofferti da José Pepe Mujica (de la Torre), Maurizio Rosencof (Darín) e Eleuterio Fernandez Huidobro (Tort).Un film che sarebbe stato opportuno fosse selezionato per rappresentare non solo l’Uruguay ai premi Oscar 2019, ma l’intera umanità, perché fungesse da monito al non ripetersi dell’errore più grande: la privazione della libertà e della dignità umana. Brechner è un regista uruguayano che vive in Spagna, ha girato due lungometraggi che in Italia nessuno ha visto (Mal dia para pescar e Mr. Kaplan), quindi ha messo in scena questo piccolo capolavoro di struggente realismo che coinvolge il pubblico sin dalle prime sequenze. Due ore di puro cinema per raccontare le sofferenze fisiche e le torture - morali, materiali, psicologiche - cui sono stati sottoposti per lunghi e interminabili anni i tre prigionieri, che non dovevano essere ammazzati ma condotti alla follia. Ebbene, ognuno di loro si è salvato, ha resistito ai carcerieri, confidando in un metodo di autodifesa personale costruito ad arte, adattandolo alle esigenze. Il film è costellato di momenti struggenti che si alternano a pause ironiche, più leggere, quasi consolatorie: strappano le lacrime i brevi incontri con i familiari, soprattutto la prima volta in cui uno dei prigionieri conosce la figlia, ma anche quando Pepe sfiora la pazzia dopo le torture e l’isolamento. Brevi istanti di languida speranza vengono fuori a sprazzi quando i carcerati implorano la vista di un raggio di sole e quando si instaura un rapporto tra Rosencof (il poeta) e i pochi carcerieri dotati di umanità per i quali scrive lettere d’amore per le fidanzate. Il regista alterna potenti parti oniriche con taglio da cinema horror fantastico che conferiscono ritmo alla narrazione, oltre a numerosi flashback relativi al periodo della guerriglia e alla cattura dei tupamaros.

Un film davvero ben fatto, con un finale stupendo e commovente che vede il ricongiungimento dei prigionieri superstiti con i familiari in attesa, alla fine della dittatura militare, dopo il referendum costituzionale, con il ritorno della democrazia parlamentare. Pepe Mujica diventerà Presidente dell’Uruguay, dopo aver sfiorato la follia, così come Huidobro farà il ministro (è morto alcuni anni fa) e Rosencov si dedicherà al suo mestiere di poeta e scrittore. Una notte di 12 anni non è un film didascalico e pedante, né una pellicola noiosa e ripetitiva. Tutt’altro. Sceneggiato benissimo, alterna momenti di tensione e sofferenza ad altri di grande umanità. Peccato che in Italia si debba vedere solo nei Cineclub. Noi l’abbiamo intercettato presso il Piccolo Cineclu Tirreno di Follonica. Occhio a Netflx, che è tra i produttori, perché tra un sacco di roba commerciale dovreste trovare anche questo piccolo gioiello di cinema internazionale. Ritagliatevi un momento per guardarlo e per capire una volta di più - se mai ce ne fosse bisogno - che il sonno della ragione genera mostri. Imperdibile.

Una notte di 12 anni (2018) di Álvaro Brechner

Regia: Álvaro Brechner. Soggetto e Sceneggiatura: Álvaro Brechner. Fotografia: Carlos Catálan. Montaggio: Irene Blecua, Nacho Ruiz Capillas. Musiche: Federico Jusid. Scenografia: Laura Musso. Paesi di Produzione: Argentina, Uruguay, Spagna, Francia, Germania. Interpreti: Antonio de la Torre, Chino Darín, Alfonso Tort, Soledad Villamil, Silvia Pérez Cruz, César Troncoso, César Bordón, Mirella Pascual, Nidia Telles.
www.infol.it/lupi

articolo pubblicato il: 29/04/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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