periodico di politica e cultura 22 maggio 2019   |   anno XIX
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politica estera

Albione nel pallone?

di Leo Massa


Riassunto delle puntate precedenti: Teresa May negozia un accordo per un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione Europea; lo sottopone per due volte al Parlamento britannico e viene umiliata e battuta con la collaborazione dei suoi stessi compagni di partito. In buona sostanza l’accordo della May non piace a nessuno. Uno degli argomenti più dibattuti è la parte dell’accordo che contiene la clausola secondo la quale il confine tra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord dovrebbe permanere temporaneamente permeabile; un periodo di due anni durante i quali le parti si sono impegnate a trovare una soluzione condivisa. Attenzione! “condivisa”: significa che se la soluzione non venisse trovata le “cose” rimarrebbero così in eterno. In pratica il confine tra Gran Bretagna ed Europa si sposterebbe nelle acque territoriali britanniche. Questo stato di cose crea un’infinità di problemi e allo stesso si oppongono tutti coloro che sono toccati da questi problemi, presenti in entrambi gli schieramenti pro e contro brexit.

L’impossibilità di proseguire nel rispetto dell’espressione del voto probrexit del 2016 ha portato con una serie di giravolte a rimettere nelle mani del parlamento britannico l’onere e l’onore di trovare una soluzione ; verranno votate le seguenti mozioni:

Mozione B, proposta dal deputato John Baron: il Regno Unito deve lasciare la Ue il 12 aprile, senza accordi diplomatici (la cosiddetta uscita no-deal);

Mozione D, «Mercato comune 2.0», proposta dal deputato Nick Boles: un accordo di uscita che garantisca rapporti simili a quelli tra la Ue la Norvegia, con la permanenza nel mercato unico e accordi ad hoc sul fronte doganale;

Mozione H, proposta dal deputato George Eustice: rimanere un membro dello Spazio economico europeo e fare domanda per unirsi alla European free trade association (Efta);

Mozione J, proposta dal deputato Kenneth Clarke: l’accordo di Brexit deve includere l’impegno a negoziare l’unione doganale con la Ue per tutta la Gran Bretagna;

Mozione K, il «piano alternativo dei Labour», proposta dal leader dell’opposizione Jeremy Corbyn: una stretta collaborazione economica con la Unione europea, che preveda l’unione doganale e «un forte allineamento» sul mercato unico;

Mozione L, proposta da Joanna Cherry: ritirare l’articolo 50, la procedura di divorzio dalla Ue, se il parlamento non permette l’uscita senza accordo;

Mozione M, proposta da Margaret Beckett: un referendum confermativo per approvare l’accordo di Brexit prima che sia ratificato dalla Camera dei Comuni;

Mozione O, proposta da Marcus Fysh: un processo di uscita «no-deal» controllato nel caso non si riesca a raggiungere un accordo di divorzio con la Ue.

Conclusioni: la mancanza di statisti all’interno dell’Unione Europea e la mediocrità di coloro che per anni hanno avuto il compito di trasformare una serie di trattati e burocrazia in una “Unione di Popoli” hanno creato malcontento e voglia di liberarsi ed allontanarsi.

A ben leggere tra le righe delle mozioni si capisce che in buona sostanza una Brexit la vogliono tutti i britannici: i due estremi sono una Brexit senza accordo e una “non Brexit”, sostenuta non tanto dalla convinzione del “rimani a tutti i costi” ma dalla paura delle conseguenze della Brexit. Partendo da questo punto di vista le varie mozioni rappresentano un annacquamento più o meno significativo del “no deal”. La May in questa vicenda appare come una isterica marionetta nelle mani dell’anima intransigente nei confronti dell’Europa che alberga nel suo stesso partito. Più che un Premier di una delle democrazie più antiche del mondo appare come un capo condomino in conflitto di interessi con tutti i condomini ai quali vuol far digerire l’unico “accordo” che ai suoi occhi appare possibile, anche se contiene una clausola indigeribile per ogni persona sana di mente: il “backstop” termine mutuato dal baseball.

articolo pubblicato il: 28/03/2019 ultima modifica: 11/04/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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