periodico di politica e cultura 22 maggio 2019   |   anno XIX
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finanza

l'albero degli zecchini d'oro

di Domenico Massa

Al peggio non c’è limite. E’ scoppiato l’ennesimo scandalo che mina l’unica Istituzione il cui “bene” primario è la “reputazione”. E’ emerso che molti clienti siano stati truffati da banche che vendevano loro diamanti. E la lista degli episodi negativi che sono susseguiti nel tempo continua ad allungarsi. E’ doveroso ricordare le perdite causate alla clientela con il crac della Cirio e della Parmalat; a stretto giro di posta è stato necessario registrare il caso dei certificati del debito dell’Argentina denominati dalla fantasia italica “tangobond”. Nel 2008 gli italiani hanno dovuto arricchire il proprio lessico familiare con nuovi termini presi a prestito dal vocabolario anglosassone: “subprime”. Più semplicemente possiamo chiamarli mutui concessi a clientela con un bassissimo merito di credito. Per non farci mancare nulla le regole europee hanno introdotto il famigerato “Bail in” e molti hanno dovuto imparare che le obbligazioni non sono tutte uguali, ma è necessario distinguere quelle subordinate dalle altre. Oggi parliamo di diamanti. L’argomento ci appassiona, ma torniamo al denominatore comune degli eventi riassunti. Il denominatore comune è rappresentato da due sentimenti dell’animo umano che albergano in ognuno di noi e che soltanto la ragione può tenere sotto controllo: “la cupidigia e la paura”. Sono sentimenti egualmente pericolosi per i nostri sudati risparmi. In tutti i casi elencati i clienti prima di sottoscrivere un contratto di acquisto di una obbligazione corporate, un titolo di Stato, uno strumento finanziario o un documento rappresentativo di diamanti o diamanti veri e propri si sono lasciati sopraffare dal bisogno di sicurezza o dalla brama di facili guadagni. Ma la paura e la cupidigia prima o poi tradiscono sempre. Gli sforzi compiuti dal “sistema” per recuperare credibilità ancora oggi appaiono e sono risibili, come demagogici ed ingiusti sono gli atti del Governo volti a risarcire totalmente o parzialmente coloro che hanno perso soldi con alcuni crac. La domanda è come mai non sia mai venuto in mente a nessuno di richiedere indietro i soldi persi con il giuoco del Lotto, detta da alcuni “tassa sugli imbecilli”. Esattamente come sono imbroglioni coloro che dispensano formule per conseguire l’ambo o il terno con certezza, lo sono coloro che convincono i propri clienti che esiste la certezza del rimborso alla scadenza di un credito e la corresponsione regolare degli interessi alle scadenze fissate. Senza dilungarci raccontando quali sono state le circostanze che hanno portato ad ogni singolo evento, in ogni caso il denominatore comune è rappresentato dalla cupidigia e dalla paura. Questi due sentimenti sono stati sapientemente utilizzati per compiere di volta in volta quelli che senza dubbio possiamo chiamare crimini contro la società per gli effetti nefasti che hanno sull’ordinato sviluppo economico. Per questo motivo dovrebbero essere perseguiti con fermezza e severità. Soprattutto perché chi perpetra tali crimini ha interesse a non emancipare la propria clientela, ma trae vantaggio dall’ignoranza e dall’emotività. Il bisogno di sicurezza impedisce agli sfortunati clienti di ascoltare le riflessioni che professionisti seri sentono il dovere di condividere. La paura di dover affrontare la ineluttabile incertezza del mercato spinge molti tra le braccia di personaggi che distorcono artatamente le informazioni attraverso le quali chiunque può facilmente comprendere gli effetti di ogni singolo rischio a cui è esposto un investimento. Il comportamento è lo stesso dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia. E’ impossibile che non si consideri la possibilità che gli avvertimenti sui rischi siano opportuni, ma l’approdo sicuro ha un grande fascino e c’è chi incrocia le dita e spera che gli eventi negativi che potrebbero causare nocumento ai propri risparmi siano troppo remoti o addirittura impossibili da concretizzarsi. Poi, quando qualcosa che è assolutamente remoto o impossibile accade, si corre ai ripari magari invocando l’aiuto dello Stato per recuperare quanto perduto. Domanda: perché deve gravare sul bilancio dello Stato il rimedio agli errori commessi da risparmiatori incauti ai quali è sempre offerta la possibilità di confrontarsi con professionisti seri, preparati e scevri da qualsiasi conflitto di interessi. Da tutto ciò discende la considerazione del valore sociale di alcune professioni anche se le stesse non ricomprendono tra gli scopi la conservazione della vita, della salute o del bene dell’anima.

articolo pubblicato il: 25/02/2019 ultima modifica: 11/03/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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