periodico di politica e cultura 16 febbraio 2019   |   anno XIX
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libri: AA.VV.

"Una cattedrale della musica"

di Michele De Luca

Definito “una cattedrale della musica, un’opera unica al mondo” da Luciano Berio, l’Archivio Storico Ricordi è il più grande archivio musicale privato d’Italia: una raccolta di inestimabile valore per la storia della musica italiana ed europea – e in particolare per l’opera otto-novecentesca – ma anche per il mondo del teatro, della moda e della grafica d’arte. All’Archivio è dedicato un ricco volume (AA.VV.,Una cattedrale della musica. L’Archivio Storico Ricordi, Edizioni Corraini, Mantova, 2018), diviso in tre parti, che si apre con la storia della casa editrice Ricordi: se ne ripercorrono le tappe principali scoprendo le personalità che l’hanno guidata nel corso degli anni, dalla fondazione nel 1808 all’affermazione come punto di riferimento internazionale per l’editoria musicale. La seconda parte è invece dedicata proprio all’Archivio e ai suoi documenti: migliaia di partiture, fotografie, stampe, disegni, manifesti e lettere che costituiscono nel loro insieme una testimonianza per comprendere il genere operistico come fenomeno estetico e socio-culturale. L’ Appendice, infine, fornisce al lettore una puntuale panoramica delle raccolte dell’Archivio e un indice dei nomi per facilitare la consultazione. Il tutto, tra racconto e immagini, il libro spalanca al lettore le porte dell’Archivio Ricordi, eccezionale realtà di ricerca e approfondimento in campo musicale e non solo.

L'Archivio Storico Ricordi costituisce una delle più importanti raccolte musicali private del mondo. Raccoglie i documenti dell’editore musicale Ricordi. Dal 2003 è ospitato all'interno della Biblioteca Nazionale Braidense nel Palazzo di Brera a Milano. L’Archivio conserva le partiture autografe di 23 delle 28 opere di Giuseppe Verdi, di tutte le opere di Giacomo Puccini (con la sola eccezione de “La rondine”), nonché di opere di Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini e Gaetano Donizetti, fino ai nostri contemporanei. L’Archivio vanta inoltre un ricchissimo patrimonio iconografico legato alle prime rappresentazioni operistiche, composto da bozzetti scenici, figurini dei costumi, schizzi e piante sceniche, il fondo fotografico e quello epistolare oltre a una ricchissima documentazione aziendale che permette di ricostruire la genesi dei grandi capolavori operistici.

La sezione iconografica dell’Archivio dà la possibilità di conoscere un patrimonio che non è solo legato all'attività strettamente musicale, ma si estende a quello pittorico, scenografico, e delle arti minori (come ad esempio la storia del costume, i gioielli, i diversi manufatti), aziendale (ricostruendo i rapporti che intercorrevano fra editore e artista, fosse musicista, poeta o grafico), e al mondo del teatro (dall'impresario ai cantanti ai direttori d'orchestra). La collezione permette di ripercorrere la vita umana e professionale dei compositori, partendo dalle loro primissime opere, ad esempio “Oberto, Conte di San Bonifacio” di Giuseppe Verdi e “Le Villi” di Giacomo Puccini, fino ad arrivare ai loro ultimi capolavori, come il capolavoro verdiano “Falstaff e l’incompiuta “Turandot” di Puccini.

Duecentodieci anni di storia, dunque, della musica italiana sono riccamente documentati con fotografie, lettere, partiture manoscritte, libretti, figurini, scenografie teatrali, manifesti, copertine di dischi, nel più importante archivio musicale privato al mondo. Tutto ebbe inizio nel 1808, quando a Milano l’intraprendente violinista Giovanni Ricordi fondò una casa di edizioni musicali che sarebbe entrata a buon diritto nella storia della cultura italiana ed europea. Nel corso di tutto l’Ottocento, infatti, e ancora nei primi del Novecento, passando di padre in figlio, Casa Ricordi si sarebbe trionfalmente caratterizzata in particolare come l’editore musicale dei “fantastici cinque” dell’opera lirica italiana – Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini – nei confronti dei quali operò da vero e proprio promoter, e senza il cui accorto operato i loro rispettivi successi sarebbero stati certamente inferiori.

La storia novecentesca di Casa Ricordi è un accumulo di ulteriori successi sulla strada di sempre nuovi traguardi. I principali filoni dell’attività editoriale Ricordi si possono così sintetizzare: la sponsorizzazione (e poi la rivalorizzazione) della classica tradizione operistica italiana; l’edizione critica delle opere liriche sulla base dei manoscritti autografi; la didattica musicale con la pubblicazione di manuali per lo studio del pianoforte, breviari di canto, introduzioni alla musica; la documentazione e promozione della musica colta contemporanea. L’importante svolta successiva, la più vicina a noi, è dovuta all’intelligente attività di Nanni Ricordi, il quale nel 1957 dà vita al nuovo ramo societario Dischi Ricordi, che entra in modo diretto nella produzione discografica inaugurando con una eccellente e memorabile incisione dell’opera “Medea” di “Luigi Cherubini” con protagonista l’immensa Maria Callas.

Intanto l’intuitivo Nanni Ricordi, ispirato dai successi degli chansonnier francesi Georges Brassens e Jacques Brel e dalla crescente ondata rock anglosassone, sul finire degli Anni Cinquanta si mette in cerca di nuovi talenti in grado di rinnovare il gusto ormai antiquato delle canzonette del Festival di Sanremo; e in breve scova e lancia, nell’innovativo formato popolare del microsolco a 45 giri, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Luigi Tenco, Gino Paoli, Fabrizio De André. Di fianco ai “cantautori”, Casa Ricordi diviene inoltre la patria editoriale degli esponenti maggiori dell’avanguardia musicale del Secondo Novecento: Luigi Nono, Bruno Maderna, Luciano Berio, Sylvano Bussotti. Insomma, per gli amanti della musica – di tutti i tempi – specie del nostro patrimonio italiano, è un libro da non perdere.

articolo pubblicato il: 25/01/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
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