periodico di politica e cultura 9 dicembre 2018   |   anno XVIII
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aridatece Brunetto

di Teddy Martinazzi


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Il 27 luglio del 1963 apparve su L’Unità un articolo di Palmiro Togliatti in cui l’allora Segretario del PCI spiegava perché il giorno precedente il gruppo parlamentare comunista avesse votato per l’elezione a Presidente della Camera il democristiano Brunetto Bucciarelli-Ducci. “Il candidato – scriveva Togliatti - dava tutte le necessarie garanzie di competenza, di prestigio e di imparzialità”.

Bucciarelli-Ducci non fu né migliore né peggiore di altri Presidenti della Camera. Come i democristiani Gronchi e Leone prima di lui, il socialista Pertini e i comunisti Ingrao e Iotti dopo, sentiva tutta la responsabilità della carica che ricopriva, mai sopra le righe, mai fuori dal seminato.

Roberto Fico è di tutt’altra pasta; non perde occasione per apparire nei telegiornali, meglio quelli delle ore venti, con esternazioni politiche tendenti a rimarcare la sua posizione critica nei confronti del Governo. Pertini, che pure aveva un carattere irruento, non si permetteva di esprimere la propria opinione, consapevole che compito del Presidente è quello di garantire il corretto procedere dei lavori. Fico, invece, nel solo giro di pochissime edizioni dei telegiornali ha prima sospeso i rapporti con il Parlamento egiziano, poi ha tenuto a rimarcare di non aver presieduto la seduta dedicata al Decreto Sicurezza perché non era favorevole.

La barbara uccisione di Giulio Regeni ha sconvolto milioni di italiani, ma i rapporti con le autorità egiziane dovrebbero essere tenuti solo dal nostro Ministero degli Esteri; che il Presidente della Camera possa decidere di sospendere i rapporti è francamente al di là di ogni umana comprensione. A questi livelli il Sindaco di Fiumicello, in provincia di Udine, comune in cui Regeni era cresciuto, dovrebbe sospendere i rapporti con il suo collega del Cairo, così come anche il rettore dell’università in cui Regeni si era laureato dovrebbe fare con il suo omologo cairota.

Più che a Bucciarelli-Ducci, Roberto Fico assomiglia a Gianfranco Fini che, dopo aver lasciato la moglie per mettersi con Elisabetta Tulliani, cominciò ad esternare senza remore, dall’alto della sua carica, opinioni decisamente di sinistra, dimentico, tra l’altro, di essere stato coautore della Bossi Fini e della Fini Giovanardi, due leggi che di sinistra onestamente avevano ben poco.

Evidentemente si tratta di un nuovo modo di intendere la conduzione dei lavori della Camera; basta pensare alla Boldrini, a come entrava a gamba tesa su tanti argomenti per capire l’aria che tira nel palazzo. Non si tratta, comunque, di una prerogativa dei Presidenti di sinistra; Fausto Bertinotti è stato un Presidente impeccabile, rispettato anche dai deputati di estrema destra, come era ancora, in quegli anni, Gianfranco Fini.

articolo pubblicato il: 01/12/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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