periodico di politica e cultura 23 gennaio 2019   |   anno XIX
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tagliando di medio termine

di Leo Massa


Negli Stati Uniti D’America si stanno avvicinando le elezioni di medio termine. Il 6 novembre prossimo gli americani faranno il tagliando dei 24 mesi al Governo in carica. Evento osservato con grande attenzione dall’estero per le ripercussioni che potrebbe avere nel caso i Repubblicani perdessero il controllo di una delle due camere o di entrambe. Trump ha già smontato buona parte delle riforme dei DEM e si appresta a dare il colpo di grazia sia sulla sanità, sia sull’immigrazione sia sui meccanismi che regolano i controlli sull’attività bancaria ed altro ancora. Un altro pericolo che incombe è il risultato delle indagini sul “Russiagate” che, nel caso di sconfitta dei Repubblicani, potrebbe subire un’accelerazione dagli esiti pericolosi per il Presidente.

In giro per il mondo pochi sono i fans di Trump; la politica dei dazi non lo ha reso popolare. Trump rappresenta un vero e proprio problema per i “mercatisti”, cioè per i fautori della globalizzazione. Trump con il suo motto: ”prima gli americani” ha imbrogliato parecchio le carte a tutti coloro che con lo scudo del “politicamente corretto” si apprestavano ad issare e difendere a tutti i costi il “totem” del commercio libero; in altre parole: la globalizzazione. Non c’è da meravigliarsi se finanzieri senza scrupoli tentino, come sta accadendo dai primi giorni del mese di ottobre, di offuscare i risultati indiscutibilmente raggiunti da Trump. Gli Usa sono stati i primi ad uscire dalla recessione e utilizzando le politiche espansive della FED hanno oggi raggiunto un elevato tasso di crescita e quasi la piena occupazione. I listini stanno vivendo un periodo di euforia, che però non è pienamente condivisa dagli investitori a causa del cambio. Per gli investitori europei l’attuale cambio euro/dollaro ha notevolmente assottigliato i guadagni. I finanzieri filantropi possono contare su una vasta schiera di “vuvuzelas” che riescono a far circolare punti di vista molto spesso lontani dalla logica della realtà dei fatti.

Qualche giorno addietro qualcuno parlava di cambiamento del ciclo economico e di segnali di possibile frenata dell’economia; qualcuno si è spinto a ipotizzare una nuova recessione. Immaginate cosa succederebbe in Europa dove molti Paesi, in primis quelli più colpiti dalla recessione innescata dalla crisi del 2008, stanno ancora slittando in salita nella speranza di prendere un po’ di abbrivio e tornare a muoversi a una velocità accettabile. Tutto questo accadeva in attesa della imminente diffusione di importanti dati economici quali la pubblicazione delle trimestrali di grandi gruppi, dei dati sull’occupazione e sul sentiment degli operatori e consumatori. Sembrerebbe che stia andando tutto bene.

Negli Usa crescono i nuovi posti di lavoro nel settore privato: 227mila, ben oltre i 188mila attesi e superiore ai 218mila di settembre; dalle trimestrali sono arrivate piacevoli sorprese, ma il dato più importante è arrivato dalla Conference Board degli Stati Uniti sulla fiducia consumatori che si è attestato a 137,9 punti, in aumento rispetto ai 135,3 punti rivisti del mese di settembre (138,4 punti la prima lettura). La statistica supera le aspettative degli analisti che erano per una salita fino a 136 punti; si conferma così sui massimi di 18 anni, suggerendo un netto miglioramento del sentiment delle famiglie. Staremo a vedere.

articolo pubblicato il: 01/11/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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