periodico di politica e cultura 9 dicembre 2018   |   anno XVIII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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spettacolo: al Teatro India di Roma

"Oscillazioni"

Teatri di Vetro - festival delle arti sceniche contemporanee per la direzione artistica di Roberta Nicolai, presenta il progetto Oscillazioni dal 13 al 19 dicembre al Teatro India di Roma, punto di arrivo di un percorso progettuale iniziato nel mese di settembre che compone e caratterizza la dodicesima edizione del festival. Oscillazioni nasce dal desiderio di indagare e ridefinire la relazione tra palcoscenico e platea con una particolare attenzione alla processualità della creazione scenica. È una proposta plurale. Cinque sezioni tematiche per dialogare con la creazione contemporanea e ingaggiare spazi e contesti territoriali. Oscillazioni è il senso del tutto, declinato e sotteso, che trova proprio al Teatro India, al termine di un lungo percorso, concretezza, azzardo e realizzazione.

Per questa edizione il festival è stato suddiviso in blocchi progettuali: TDV12 ha inaugurato con la sezione Trasmissioni, realizzata a Tuscania (VT) dal 17 al 22 settembre, ha poi proseguito con il FYMMEC Focus Young Mediterranean And Middle East Choreographers 2018 che si è svolto all’Accademia Nazionale di Danza e all’Angelo Mai di Roma il 26 e 27 settembre. Con Composizioni ha realizzato al Teatro del Lido spettacoli che hanno coinvolto bambini, cittadini, rifugiati e con Elettrosuoni ha proposto una giornata di immersione nella musica elettronica sperimentale a Bisca/Circolo del Parco, per approdare infine a Oscillazioni al Teatro India.

41 rappresentazioni, 14 tra laboratori, seminari, stage rivolti a bambini, rifugiati, amatori, professionisti, cittadini. I 20 artisti di TDV2018: Fanny&Alexander/Chiara Lagani, Salvo Lombardo/Chiasma, Leviedelfool, Piccola Compagnia Dammacco, Dehors/Audela, Simona Bertozzi/Nexus, gruppo nanou, Opera bianco, Cie MF, Sonenalè/Riccardo Fusiello, Enea Tomei, Meno infinito, Franz Rosati, Simone Pappalardo/Alberto Popolla/Josè Angelino, Acre, Alessandra Cristiani, Giuseppe Muscarello, Synchromia, Mithkal Alzghair, Seifeddine Manai.

Ad aprire il festival il 13 dicembre è Salvo Lombardo_Chiasma con Opacity#2 (in replica il 14 dicembre) e a seguire la compagnia Fanny&Alexander/Chiara Lagani con I libri di Oz. Il 14 dicembre la compagnia Opera Bianco presenta il progetto Primi appunti coreografici per il progetto Jump!. Il 15 dicembre va in scena La buona educazione di Piccola Compagnia Dammacco con la collaborazione di Serena Balivo, nella stessa giornata si affianca a La buona educazione, in totale autonomia artistica, la creazione OASI Comizio sui valori di Enea Tomei. Sempre il 15, Opera bianco ingaggia una pluralità di soggetti – un performer, un critico, una matematica e un clown - nel dispositivo performativo che indaga la radice della ricerca della compagnia. Il 16 dicembre è ancora la volta di Piccola Compagnia Dammacco con Invisibile, si prosegue con la danzatrice e coreografa Simona Bertozzi che porta in scena due progetti: Urto e Flow on river infine Sonenalè presenta al pubblico Lo spazio delle relazioni. Il 17 dicembre si susseguono Opera Bianco con Grand Mother, Dehors/Audela con Tanto non ci prenderanno mai e gruppo nanou con Resa Alphabet. Il 18 dicembre ancora in scena Fanny Alexander con L’altro mondo, a seguire gruppo nanou con Relazione Alphabet; dalle ore 21.00 la compagnia Leviedelfool con Yorick un Amleto dal sottosuolo. La serata di chiusura del 19 dicembre vede coinvolti Salvo Lombardo, Levidelfool, gruppo nanou e Simona Bertozzi.

Sul progetto Oscillazioni:

Per questa sezione ho interpellato artisti con i quali ho condiviso, negli anni, pensiero e pratiche. Ho chiesto loro di poter interrogare il processo di creazione assumendo la prospettiva della sua complessità, del suo procedere non per linea retta, del suo deragliare e lasciare tracce, residui e scarti. Di concretizzare il desiderio di mettere lo sguardo su parole isolate, su quei contenuti che, durante il processo, scivolano dentro e fuori dalla scena, che si presentano con forza e poi si rendono inafferrabili. Di non abbandonare del tutto quegli immaginari incontenibili che non si lasciano addomesticare, trasudano sempre verso il fuori della regola. E dalla necessità di non uniformare la scena contemporanea a codici e convenzioni, ma restituirla nell’ampiezza del processo creativo, nello spostamento sostanziale di un punto di vista, sull’arte e sulla sua funzione. Dentro Oscillazioni, al termine di questa lunga parabola, trovano spazio progetti artistici che per loro natura prevedono una pluralità di dispositivi e, accanto a spettacoli, formati scenici che cercano di dare voce a quei materiali, non presenti nella sintesi spettacolare, laterali e sottesi, che viaggiano verso l’assunzione di una forma autonoma, gesti scenici difformi, ibridi, tali da prevedere e accettare il performativo della parola detta, del discorso, della letteratura, della traduzione, dell’immagine. Al termine della curva ci sono gli spettatori. Generare dispositivi diversi per invitare gli spettatori ad un contatto intimo con la creazione, per mettere le posizioni convenzionali di chi è in sala e di chi è sul palco, in uno stato di squilibrio, di oscillazione. Cercando la qualità della relazione.
Roberta Nicolai

Le rappresentazioni di OSCILLAZIONI al Teatro India:

Chiara Lagani dei Fanny & Alexander, curatrice del volume I libri di Oz, edito da Einaudi ha realizzato un attraversamento ragionato dei quattordici libri di Oz, (illustrato da Mara Cerri). Nell’atto di tradurre per la scena la saga, la Lagani ha aperto un percorso che accompagna il libro, facendolo toccare con mano alle persone nelle sue parti sensibili che pongono interrogativi sempre attuali e ancora più feroci sul contemporaneo e sui nodi più problematici della nostra stessa realtà includendo momenti laboratoriali con i bambini volti all’indagine delle relazioni tra immaginario infantile e immaginario adulto. Con l’omonimo spettacolo, Lagani porta lo spettatore a ripercorrere idealmente lo spirito del ciclo di Oz, passando da una storia all’altra come se fossero i capitoli di un unico grande racconto. Ogni rappresentazione prevede l’intervento di un ospite in dialogo, al termine dello spettacolo, con l’autrice e il pubblico. La pratica della traduzione ha generato il dispositivo L’altro mondo. In teatro la traduzione è un’operazione chiave. Traduce il drammaturgo per adattare un testo da una dimensione (la pagina o il pensiero) all’altra (la scena). Traduce l’attore, incarnando. Traduce il regista, trasportando nello spazio, nella luce, nelle architetture l’idea. Traduce lo spettatore, sempre alle prese con una viva esperienza. Tradurre è operazione arcana e misteriosa che ha a che fare con l’ascolto di una voce, con il rapporto talora fantasmatico con l’alterità: uomini, lingue e mondi. A partire da queste riflessioni la performance invita i traduttori Martina Testa, Daniele Petruccioli, Lorenzo Flabbi, l’attrice Daria Deflorian e la regista Sara Fgaier per dar vita e voce pluriforme a quel filo teso che corre sempre, nella traduzione, tra sé e l’Altro Mondo.

Opacity di Salvo Lombardo_Chiasma costituisce una sorta di zoom dell’Excelsior di Salvo Lombardo: Opacity#1 è un’appendice dello spettacolo a cui l’autore ha lavorato nel 2018 a partire da una lettura postcoloniale del Gran Ballo Excelsior. Oggi, a distanza di quasi un secolo e mezzo, cosa sopravvive nelle culture contemporanee di quella idea di modernità tesa ad addomesticare tutto ciò che è altro da sé? Opacity#1 si sofferma sulle derive dell’appropriazione culturale nella definizione di un immaginario etnocentrico occidentale, interrogando una serie di rappresentazioni del corpo che tendono ad un appiattimento delle culture della differenza, determinando un carattere fisso, estensivo e universalistico del concetto stesso di identità e orientando con sopraffazione immaginativa ogni possibilità reale di conoscenza. Con Opacity#2 Salvo Lombardo ricompone una camera-bottega della propria recente elaborazione artistica facendovi confluire le tracce e gli oggetti visivi, testuali, performativi generati dal suo recente lavoro. Gli anni del Ballo Excelsior furono cruciali per l’affermazione della cultura e dell’identità moderna europea; sono gli anni delle Esposizioni Universali, delle conquiste del progresso, della rivoluzione industriale, dell’imperialismo coloniale e dell’affermazione del concetto di identità nazionale e del suo immaginario etnocentrico di riferimento. Dal ribaltamento della classificazione culturale e identitaria, Opacity#2 propone una riflessione corale prismatica partendo da concetti come bandiera, tradizione, modernità, canone, stereotipo, nazione, progresso, civiltà, luce e oscurità, che stimolano la ricerca artistica dell’autore.

Il progetto To act to do to perform di Opera Bianco indaga le relazioni tra creazione coreografica e teatro di visione attraverso la coesistenza in scena di azioni concrete e di movimenti astratti. I primi appunti coreografici per il progetto Jump! affronta il problema del ritmo dell’uomo in dialogo con il ritmo del mondo usando il clown come metafora della condizione umana e scegliendo di lavorare a partire da uno spazio vuoto e da una coppia di performer che lavora su azioni fisiche comiche, slapstik e gag. Su questo tessuto ritmico due danzatori cercano l’essenza geometrica di un movimento sgraziato e libero dalla forma. Grand Mother è un’opera di arte sonora e plastica, è un ambiente multi-percettivo in cui il movimento circolare del pubblico ne completa l’intenzione coreografica, sbilanciando la scrittura sul piano della percezione estetica in cui fondere materie visive e uditive. Tra i due si colloca il dispositivo Opera Bianco che esplicita le radici della prospettiva di ricerca e si incentra sulla natura interdisciplinare del linguaggio artistico della compagnia attraverso la partecipazione di una costellazione di presenze: Ivan Schiavone, poeta e curatore editoriale, Chiara Mocenni, matematica, Andrea Cosentino autore e performer, Alessio Targioni attore e maestro di clown, Attilio Scarpellini, critico di teatro, Gigi Ottolino, scultore.

Piccola Compagnia Dammacco presenta il loro ultimo spettacolo La buona educazione, drammaturgia e regia di Mariano Dammacco e collaborazione di Serena Balivo. Una donna deve prendersi cura di un giovane essere umano, ultimo erede della sua stirpe. Deve ospitarlo nella sua vita, nella sua casa, nella sua mente, deve educarlo, progettare il suo futuro, deve contribuire all’edificazione di un giovane Uomo. Lo spettacolo affronta il tema dell’educazione a partire da una serie di domande intorno ai principi e i contenuti che vengono trasmessi oggi da un essere umano ad un altro, agli attori di tale trasmissione del sapere umano e alle sue finalità. Il formato performativo Invisibile apre per lo spettatore le strade, contenutistiche e formali, che una compagnia teatrale frequenta durante la preparazione di uno spettacolo per poi abbandonarle, scartarle. Si tratta di alcune pagine di testo, più o meno compiute, musiche e atmosfere, possibilità di agire la propria figura teatrale o personaggio da parte degli attori.

Si affianca a La buona educazione, in totale autonomia artistica, la creazione OASI Comizio sui valori di Enea Tomei, che a partire dalle stesse domande ha creato un formato performativo che intreccia la musica con la poesia e la fotografia sulla base di un’indagine culturale e sociologica condotta sul campo attraverso interviste a cittadini di diverse età e appartenenza sociale.

Il progetto Alphabet progetto di scrittura per una danza possibile di gruppo nanou è un processo di ricerca coreografica pluriennale. Ogni episodio è l’analisi di un aspetto della composizione coreografica per evidenziare le regole di una pratica e le ragioni di una scelta.

Così Resa, Alphabet è la verifica della tesi, l’applicazione di regole compositive coreografiche per raggiungere la resa o restituzione che i danzatori operano sulla scena durante la performance per gli spettatori. Lessico, Alphabet genera un discorso che utilizza le parole per determinare la lettura dell’azione innescando un percorso circolare tra parola e azione. Relazione, Alphabet, realizzato in collaborazione con Spellbound/Daf Dance Arts Faculty, si focalizza sullo spazio come generatore della partitura fisica individuale e collettiva nella trasmissione da coreografo alle giovani danzatrici Carlotta Fanelli, Eloise Listuzzi, Jane Llaha. L’applicazione di un metodo generativo e compositivo si applica a tre figure estranee alla quotidianità del linguaggio di gruppo nanou. I tre danzatori mantengono le loro fisicità rispettando il dispositivo coreografico, determinando un incontro tra la composizione e le loro attitudini.

Lo spettacolo Yorick, un Amleto dal sottosuolo de Leviedelfool parte da Amleto, atto V scena I in cui il teschio del buffone viene ritrovato dai becchini mentre seppelliscono il corpo di Ofelia. Interpellato dal dramma, Yorick assiste dal sottosuolo allo spettacolo che si sta svolgendo sopra di lui. Il sottosuolo si nutre dello scorrere eterno del dramma, in superficie, mentre Yorick incarna il sottosuolo, il non visibile, ciò che si nasconde alla ragione umana e ciò che emerge nei sogni. Il sottosuolo diviene lo spazio libero dell’immaginazione, abitato da un pensiero che è obliquo più che retto, capace di evocare quei poeti definiti pazzi. Il dispositivo Il pensiero obliquo è l’ulteriore obliquità. Perché gli obiettivi si perseguono meglio per via indiretta. La prospettiva autorizza a non fermare la caduta e ad indagare un ulteriore sottosuolo là dove il vento del Fool sparpaglia oggetti e significati, spazza la casa, riesumando non più il suo teschio, ma l’interezza del suo farneticare.

Simona Bertozzi/Nexus con il progetto Wonder(L)and, ha aperto un territorio di pratiche e di visioni in cui i linguaggi del corpo e la coreografia sono sostanza e strumento per la creazione di un sottobosco di invenzioni performative il cui filo conduttore è dettato da una comune aderenza all’idea di stupore e meraviglia. Tre dispositivi presentati al festival: il solo Flow on river, un’immersione in azioni transitorie, guizzi, addensamenti, radicamenti e fioriture, strategie passeggere per ricredersi e ricrearsi la meraviglia; Urto che si colloca nella scia di gesti e evocazioni lasciata da Flow on river e intende appoggiare, sui volumi aperti della coreografia, il peso specifico di keywords, visioni, letture che hanno costituto il glossario dell’intero orizzonte immaginifico del progetto Wonder(L)and nella diversità e promiscuità dei suoi singoli eventi; lo spettacolo Anatomia che nasce dall’incontro tra due corpi uno biologico, l’altro sonoro. È il diagramma delle loro linee di forza, traiettorie e dislocazioni, fenditure nello spazio e forme in cui si dispiega il tempo: rapporti tra velocità e lentezza.

Completano la programmazione due progetti che prevedono la partecipazione di soggetti esterni:

Lo spazio delle relazioni di Riccardo Fusiello/Sonenalè è una immaginaria balera agita da dieci persone selezionate attraverso Call pubblica. Ad ogni replica la performance coinvolge dieci persone di diverse età e provenienza, per indagare lo spazio tra i corpi e la sua densità emotiva nelle relazioni umane. I dieci partecipanti ballano e reagiscono col corpo agli stimoli del coreografo. Il lavoro prende spunto dagli studi dell'antropologo americano Edward Hall sulla correlazione tra distanza relazionale e distanza fisica.

Tanto non ci prenderanno mai di Dehors/Audela è il tentativo di rielaborare e rendere fruibile un'esperienza di fuga e di nascondimento reale, un'indagine interdisciplinare sulle due soluzioni possibili di fronte all'ottusità di un nemico invincibile: nascondersi o fuggire. Realizzato con i rifugiati del CAS Salorno (di via Salorno all’Infernetto/Roma), il dispositivo performativo restituisce agli spettatori, in postazioni multimediali singole, le storie reali di chi vive la condizione del clandestino. Ogni postazione veicola una storia e la traduce in una diversa strategia di nascondimento invitando ogni spettatore ad un confronto intimo e personale.

Teatri di Vetro, il festival di arti sceniche contemporanee, giunge alla 12^ edizione grazie al sostegno di MIBAC, della Regione Lazio e in collaborazione con il Teatro di Roma. La sezione Oscillazioni è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2018 promosso e sostenuto da Roma Capitale-Assessorato alla Crescita culturale, realizzato in collaborazione con SIAE.

In collaborazione inoltre con Biblioteche di Roma, Accademia Nazionale di Danza, Conservatorio Statale O. Respighi di Latina, Roma Tre Radio - Università degli Studi di Roma Tre, Teatro del Lido, European Dance Alliance/Daf Dance Arts Faculty, Angelo Mai, STAP Scuola di teatro del Brancaccio, IED, le librerie Tuba e Giufà, il Centro Socio culturale Affabulazione, Comune di Tuscania, Fondazione Carivit, ATCL, Vera stasi, Twain, il Festival Quartieri dell’Arte, Ventichiaviteatro, BISCA/Circolo al Parco. In network con AnticorpiXL, NdN Network drammaturgia Nuova e Focus Young Choreographers Mediterranean Area and Middle East 2018 /2019 /2020.

Teatro India Lungotevere Vittorio Gassman, 1 (Roma) Info e prenotazioni email promozione@triangoloscalenoteatro.it | mb: 339.2824889 Facebook @teatridivetro - Instagram @teatridivetro Biglietto di ingresso: 10 euro intero, 5 euro ridotto, 3 euro operatori; le riduzioni sono valide per under 26, over 65, disabili, residenti del XI Municipio, riduzione su tessere e strutture convenzionate. Orario spettacoli: dalle ore 17.00 alle ore 21.00

articolo pubblicato il: 29/11/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
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