periodico di politica e cultura 9 dicembre 2018   |   anno XVIII
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teatro: a Teatri di Vita di Bologna

"La chiave dell'ascensore"

Sequestrata dal marito, mutilata, ma ancora libera e capace di denunciare i soprusi e le violenze. Una favola nera che è al tempo stesso un grido di libertà della protagonista, firmata dal premio Nobel Ágota Kristóf e portata in scena da Anna Paola Vellaccio diretta da Fabrizio Arcuri.

“La chiave dell’ascensore”, nell’incalzante traduzione di Elisabetta Rasy, va in scena a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; info: www.teatridivita.it; 333.4666333) da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre (venerdì ore 21, sabato ore 20, domenica ore 17). La produzione è di Florian Metateatro e Accademia degli Artefatti. Dopo la replica di domenica, è previsto un incontro con l’attrice.

Lo spettacolo è inserito nella stagione di Teatri di Vita “Femminile tangenziale”, realizzata in convenzione con il Comune di Bologna, con il contributo della Regione Emilia Romagna, e con il sostegno di Fondazione del Monte e Fondazione Carisbo.

“C’era una volta una castellana giovane e bella. Nel suo castello appollaiato in cima a un’alta rocca, ai confini della pianura, sognava, aspettava”. Inizia proprio come una favola. I toni, poi, si fanno via via più cupi, fino a raggiungere il dramma... Una donna tenuta sotto sequestro dal proprio marito che, con l’aiuto di un medico compiacente, infierisce su di lei sottoponendola a orrende mutilazioni. I due uomini arrivano al punto di privarla dell’uso delle gambe e a renderla cieca, e alla donna straziata non rimane altro che la voce per gridare al mondo la sua orribile storia e denunciare i soprusi subiti. E’ questo il tema dello spettacolo, che porta agli esiti più vertiginosi quell’alterazione delle relazioni che è la volontà di possesso e di sopraffazione dell’altro. Il testo di Agota Kristóf è incalzante e implacabile, e ribalta le apparenze: alla violenza che sembra portare allo stallo e alla sconfitta, la protagonista oppone la sua rivolta basata sulla parola e sulla comunicazione di quel dolore e di quei soprusi.

“Regia, testo e recitazione – afferma Fabrizio Arcuri – si incontrano su di un terreno che prevede il coinvolgimento graduale ma inesorabilmente vibrante dello spettatore, per un lavoro che farà sicuramente parlare di sé. Il soggetto di Ágota Kristóf invita alla meditazione più cruda su temi basilari come il male e la relazione uomo – donna, ma forse ancor meglio permette di elaborare con profondità personale ed aperta l’universale del bene e la sua impegnativa ricerca.

Ágota Kristóf, nata nel 1935 a Csikvánd, un villaggio dell’Ungheria nel 1956, in seguito all’intervento dell’Armata Rossa per soffocare la rivolta popolare contro l’invasione sovietica, fugge con il marito e la figlia in Svizzera e si stabilisce a Neuchâtel, dove vivrà fino alla morte. Non perdonerà mai al marito la decisione di allora, presa per paura di essere arrestato dai sovietici, tanto che in una intervista dirà: «Due anni di galera in Urss erano probabilmente meglio di cinque anni di fabbrica in Svizzera».

Anna Paola Vellaccio debutta in teatro a 15 anni in “Paradis” di Philippe Sollers, regia di Gian Marco Montesano per il Florian, Teatro Stabile di Innovazione di Pescara, con il quale da allora collabora costantemente. E’ stata diretta, tra gli altri, da Claudio Collovà, Walter Manfrè, Ugo Margio, Giorgio Marini, Enrico Frattaroli, Pippo Di Marca, Vincenzo Manna, Roberto Latini, Fabrizio Arcuri, Maurizio Scaparro. Ha recitato inoltre in cortometraggi, tv, cinema (“Il siero della vanità” di Alex Infascelli, “Notizie degli scavi” di Emidio Greco) e radio, partecipando a diversi radiodrammi prodotti da RAI RadioTre.

Fabrizio Arcuri è fondatore, direttore artistico e regista di tutte le produzioni di Accademia degli Artefatti. Co-direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova per il triennio 2011-2013 e consulente alla programmazione per il 2014/15. Dal 2009 al 2012 cura il festival internazionale “Prospettiva” per lo Stabile di Torino (Premio Ubu 2011). Dal 2009 è regista del Festival Internazionale delle Letterature di Massenzio. Dal 2006 è direttore artistico del festival “Short Theatre”. Ha lavorato come regista assistente di Luca Ronconi dal 2005 al 2008. Premio della critica 2010 con “Spara / Trova il tesoro / Ripeti”. Nel 2011, Premio Hystrio alla regia. Nel 2012 regista per il Teatro Stabile di Torino di “Fatzer Fragment”, in coproduzione con Volksbühne di Berlino. Nel 2014 è stato curatore e regista del progetto del Teatro di Roma, “Ritratto di una capitale”.

articolo pubblicato il: 24/11/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
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