periodico di politica e cultura 14 novembre 2018   |   anno XVIII
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finanza

il sigaro nella polveriera

di Domenico Massa

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Le parole possono pesare come le pietre specialmente se sono ripetute come un mantra dai media con l’ausilio dei soliti sedicenti giornalisti specializzati in argomenti economici e sedicenti economisti prestati alla politica. Oggi l’argomento sotto i riflettori è il declassamento del rating dell’Italia da parte di Moody’s. Alcuni scrivono che il nuovo rating è vicino ai titoli spazzatura. Niente di più falso. E’ vero che per effetto del declassamento da Baa2 a Baa3 con outlook stabile su debito elevato un passo verso il basso è stato compiuto, ma si rimane sempre all’interno della categoria “Qualità media: titolo sensibile alle circostanze avverse” che ricomprende Baa1; Baa2; Baa3. Il gruppo successivo verso il basso ricomprende Ba1; Ba2; Ba3 “Qualità discutibile: titolo dalla solidità incerta molto sensibile alle circostanze avverse”. Altra fibrillazione si è avuta in attesa della pubblicizzazione del rating assegnato all’Italia da S&P. Puntualmente a mercati chiusi è arrivata : conferma del rating precedente e modifica delle prospettive da stabili a negative. La conferma era ineludibile ed il prezzo potrebbe essere stato la reputazione dell’agenzia. Per il momento i catastrofisti e i ribassisti per vocazione devono attendere qualche altra occasione per sperare.

Certo di strada in discesa ne è stata fatta parecchia dal 1996 quando il Bel Paese godeva di continua una bellissima AAA, ma le fibrillazioni dello spread del 2011 che portò alle dimissioni dell’allora Governo Berlusconi somigliano molto ai fatti dei giorni d’oggi. Il mondo a dimenticare che gli italiani sono molto ricchi e che possiedono asset superiori all’intero ammontare del debito pubblico. Una cosa è certa: la distribuzione di questa ricchezza impedisce un intervento pro-quota per ridurre il debito attraverso una patrimoniale. Molti italiani non potrebbero dare nulla e pochi dovrebbero fare un sacrificio troppo grande e farebbero di tutto pur di evitarlo. Inutile ricordare che in passato le Agenzie di rating hanno commesso errori madornali che hanno portato alla crisi finanziaria del 2007 e di molte altre in precedenza. La realtà è questa ed è ineludibilmente aggravata dal fatto che, per interessi di parte, i partiti ci mettono impegno a soffiare sul fuoco incuranti delle conseguenze della serie:” muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Qui si sta fumando il sigaro e sorseggiando brandy, ma comunque dentro ad una polveriera. Il vero problema sussiste nel fatto che la crisi finanziaria in Italia si è ormai da tempo trasformata in crisi sociale con migliaia di indigenti. Le idilliache promesse di una Unione Europea ricca e solidale che fiorivano in occasione dei primi trattati si sono trasformate in un incubo e l’Europa che abbiamo oggi sotto gli occhi appare come un “condominio di litigiosi, rancorosi e dispettosi”.

La soluzione? Per il momento non pervenuta. Si potrebbe scrivere un libro intitolato: “Statista, questo sconosciuto”.

articolo pubblicato il: 31/10/2018 ultima modifica: 10/11/2018

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