periodico di politica e cultura 23 gennaio 2019   |   anno XIX
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statisti e politicanti

di Leo Massa

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Si sente spesso parlare di sistema pensionistico retributivo e contributivo. In realtà il sistema pensionistico può essere solo a ripartizione o a capitalizzazione. Il cambiamento in corsa del sistema da ripartizione a contribuzione non è possibile.

Il sistema a contribuzione prevede che nel salvadanaio di ogni iscritto venga accantonato quanto versato dal contribuente ed al momento della quiescenza verrà liquidato il montante come se si trattasse di una assicurazione. Nel sistema a ripartizione nel salvadanaio verranno inseriti soltanto dei foglietti con annotato quanto versato dal contribuente, mentre il danaro viene utilizzato per pagare le pensioni a coloro che già sono in quiescenza. In Italia il sistema pensionistico è a ripartizione ed il sistema di calcolo è stato negli anni modificato da retributivo (parametrato sulla retribuzione percepita dall’iscritto) a quello contributivo , parametrato sui contributi versati dall’iscritto. In sostanza si è trattato semplicemente di un sistema per ridurre la spesa pensionistica.

Con il sistema a ripartizione e metodo di calcolo retributivo si crea un patto di mutua assistenza tra generazioni; passando con lo stesso sistema pensionistico ( quello a ripartizione) al calcolo contributivo si crea una frattura tra generazioni, in quanto i giovani, che con i propri contributi pagano le pensioni ai vecchi , quando sarà il loro turno riceveranno pensioni del 40%/60% più basse di coloro che li hanno preceduti e che hanno i calcoli con il sistema retributivo. Questo è immorale, ma come al solito in Italia con spericolati artifizi dialettici si vanno a pescare i soldi che servono là dove è più facile e dove sono più abbondanti. Il Bel Paese ha un deficit strutturale di statisti, ed in cambio ha un sovrannumero di personaggi privi di scrupoli che si muovono nella “cosa pubblica” come elefanti in un negozio di cristalleria.

Ora pur senza ricorrere alla disamina particolareggiata di tutto ciò che grava sulle spalle degli iscritti al sistema pensionistico, appare chiaro che tutti i ragionamenti riguardanti la tenuta del sistema a causa dell’allungamento delle aspettativa di vita ed al rapporto ora esistente tra assistiti e soggetti che versano contributi, rappresenta quella che oggi si ama chiamare un “fake new”. Il sistema se non fosse stato gravato da una marea di impegni terrebbe all’infinito superando le problematiche demografiche.

Il problema nasce dal fatto che nel tempo l’INPS è stato gravato da: disoccupazione, Cig, Invalidità, trattamenti di guerra, ecc. Inoltre nel 1994 sono stati posti a carico dell’INPS i trattamenti pensionistici dei dipendenti pubblici per i quali lo Stato non ha mai accantonato una lira, anche se dai loro stipendi venivano puntualmente detratti i contributi pensionistici.

L’approccio che viene universalmente utilizzato nell’affrontare il delicato argomento della “previdenza” sia da politici, sia da giornalisti, sia da sedicenti economisti ed anche da qualche professore è estremamente deprecabile, in quanto è funzionale ad alimentare uno scontro tra generazioni che al contrario dovrebbero aver stretto un patto: “il patto generazionale sul diritto ad una quiescenza serena della quale non doversi vergognare”. In effetti il patto è stato mortificato da alcuni comportamenti, quali ad esempio la furberia di ottenere importanti avanzamenti di carriera con congrui aumenti di stipendio negli ultimissimi anni di attività, leggine e leggette che hanno permesso il fiorire di privilegi poi trasformati in diritti acquisiti.

Tutto ciò che appartiene al capitolo dell’assistenza dovrebbe essere in capo allo Stato e pagato con le tasse e non più con i contributi versati dai lavoratori per pagare le pensioni a coloro che già sono in pensione. Questo è il modo corretto di affrontare i delicati problemi, ma ci sarebbe bisogno di statisti, mentre in Italia abbondano i pressappochisti impegnati in “partitocrazia” attenti alla propria carriera, dotati di grande furbizia, ma privi di intelligenza, competenza e dello spirito di servizio alla collettività di cui ci sarebbe veramente un gran bisogno.

articolo pubblicato il: 18/10/2018 ultima modifica: 28/10/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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