LaFolla.it - l'Europa e il professore
periodico di politica e cultura 17 agosto 2018   |   anno XVIII
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l'Europa e il professore

di Leo Massa


Il pensare male per quanto riguarda l’atteggiamento di alcune persone nei confronti di altre è sicuramente peccato, ma spesso ci si azzecca rispetto agli effettivi motivi di taluni atteggiamenti.

La guerra mediatica scatenata contro la possibile designazione del prof. Paolo Savona, quale ministro dell’economia del nascituro prossimo governo italiano, rappresenta un fatto emblematico. Ho studiato sui testi del Prof. Savona che sono stati la fonte della mia profonda fede europeista. La fede europeista è confermata dal curriculum del professor Savona, ma forse scavando meglio nel curriculum del professore si avranno delle sorprese. Queste sorprese, naturalmente non per chi conosce ed è stato educato dal professore, faranno capire quali potrebbero essere i veri motivi dell’avversione nei confronti del professor Savona. Oltre ai molteplici interessi, non solo in campo economico, i temi di ricerca che il professor Savona predilige sono il sistema monetario internazionale ed i contratti derivati. Proprio su i suoi studi e l’esperienza sui “derivati” si potrebbe accentrare il motivo della inusitata violenza verbale nei confronti del professore, che vanta un curriculum da extraterrestre se paragonato ad un altro professore che si volle togliere lo sfizio di un cenone rigorosamente a proprie spese per quanto riguarda le derrate, ma consumato a Palazzo Chigi come si apprese da una interrogazione dell’ex Ministro Calderoli.

Ma torniamo agli studi del Professor Savona che è una vera e propria autorità per quanto riguarda i derivati; lo stesso già dalla metà degli anni Novanta ha avvertito sulla insostenibilità dello sviluppo del mercato dei derivati, avvertendo che le banche centrali avrebbero dovuto mettere a disposizione, come poi accaduto, la liquidità necessaria per impedire un collasso del sistema finanziario mondiale.

Riterrei superfluo ricordare che la crisi che stiamo vivendo è stata innescata dall’uso disinvolto dei derivati e che dallo scoppio della crisi nulla è stato fatto nella direzione di porre in qualche modo riparo dal rischio di una ulteriore crisi. E’ difficile fare calcoli circa l’entità dei derivati in circolazione, c’è chi parla di un nozionale vicino a dieci volte il PIL mondiale, ma più che l’entità deve far paura la distribuzione. Se tutti si fossero assicurati contro il default di un determinato soggetto o Paese con lo stesso interlocutore che non è in grado di onorare gli impegni, sarebbe una catastrofe, un po’ quello che si è temuto immediatamente dopo il “procurato” fallimento della Banca Lehman.

Oggi in Europa e soprattutto in Germania molti temono il fatto che soltanto si cominci a parlare di rischio derivati. Gli Italiani sono piccoli brutti cattivi e scrocconi, ma con i derivati hanno poco a che fare, al contrario di alcuni altri europei che hanno le banche con in pancia un quantitativo di derivati a dir poco preoccupante.

Figuriamoci se in Europa dovesse arrivare, legittimato da un Parlamento, qualcuno che la materia la conosce bene ed al quale non sarà possibile opporre quelle argomentazioni che fino ad oggi hanno condizionato le scelte di coloro che per ignoranza o mancanza di autorevolezza non hanno onorato il proprio compito. Evocare i rischi per condizionare le scelte di altri non è un esercizio nobile, ma è utile per metabolizzare il fatto che, in ogni caso, avere davanti due strade è sempre meglio che una soltanto. Staremo a vedere, ma “gli atti non so’ belli “ disse il rospo che vedeva un tizio intento ad acuminare un bastone.

articolo pubblicato il: 26/05/2018 ultima modifica: 03/06/2018

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