LaFolla.it - tutti dobbiamo mangiare
periodico di politica e cultura 17 agosto 2018   |   anno XVIII
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tutti dobbiamo mangiare

di Teddy Martinazzi

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Ai funerali di Alberto Talegalli, nel lontano luglio del 1961, le bare erano tre. La prima era di Maria Linda Mancini, una ragazzina che insieme al padre sopravvissuto, un albergatore amico di Talegalli, sedeva sul sedile posteriore quando la macchina si schiantò contro una spalletta di un ponte a Fossato di Vico. La seconda era quella dell’attore, la terza quella di un commerciante di tessuti, Discepoli, che si alternava alla guida con Mancini.

Il Sindaco di Spoleto, ovviamente, non poteva far torto a nessuno dei morti, e con la sua fascia tricolore si mise nell’ultimissima fila. Accanto a lui, un solo rappresentante di quel mondo dello spettacolo che, Talegalli vivo, aveva osannato il grande comico: Corrado Mantoni, in arte solo Corrado.

Tutti coloro che hanno avuto il piacere di ascoltare Corrado per radio, e poi di vederlo in televisione, non possono dimenticare l’amico che entrava in punta di piedi nella propria casa, come un vicino tranquillo che si presenta a passare una serata di conversazione.

La vedova di Corrado, detentrice dei diritti, affidò a Jerry Scotti il programma, perché il conduttore lombardo aveva lo stesso garbo del conduttore romano, poi, lo stesso garbo fu individuato in Flavio Insinna, poi ancora in Carlo Conti.

Ma in quest’ultima edizione non c’è stato affatto “garbo, educazione e rispetto”, come a parole preteso dalla vedova. A dirla chiara, è stata un’edizione che più lontana da quelle condotte da Corrado, sia in radio che in televisione, non si può immaginare. Da Corrado si presentavano persone normalissime con hobbies più o meno segreti da sottoporre ad un pubblico imparziale; con Conti i concorrenti, vestiti spesso in modi improbabili, sono preda di un pubblico che vuol solo mettersi in mostra con i propri campanacci, un pubblico che non cerca di giudicare, ma vuol solo sghignazzare.

Tutti dobbiamo mangiare, è vero, ma si può anche sopravvivere decorosamente anche senza le corpose royalties che, sia detto senza acrimonia, appannano il ricordo del miglior presentatore della nostra vita.

articolo pubblicato il: 18/05/2018 ultima modifica: 28/05/2018

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