periodico di politica e cultura 11 agosto 2020   |   anno XX
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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le lettere a "La Folla"

reperti etruschi

Per avere un' idea della bellezza e raffinatezza di vari reperti etruschi, specialmente ceramiche e collezioni e della loro presenza sia in Italia che all'estero, aprite e ammirate il seguente sito: http://www.fanumveltunes.net/musei_etruschi_italiani_collezioni_etrusche_nel_m ondo/. Tale rassegna, non esaustiva, rappresenta il grande interesse alla conservazione e divulgazione di un patrimonio culturale considerato sì italiano ma con ampio riconoscimento e partecipazione europea e mondiale; resta tuttavia, da parte italiana, il compito istituzionale di rintracciare e riportare in patria i reperti archeologici frutto di contrabbando, di furto e di appropriazione illegale come accade con molti oggetti contestati specialmente ai musei americani e danesi. Oltre ad un grande numero di musei nazionali e regionali in Italia, ce ne sono infatti tanti altri in Europa e nelle Americhe che conservano bellissime testimonianze dell'arte e della civiltà etrusca, alcune delle quali motivo di controversie culturali-diplomatiche da parte delle autoritá italiane; ecco dove s'incontrano questi pezzi fuori dalla nostra penisola: Germania: Staatliche Museen, Berlino; Antikensammlungen, Monaco; Museen von Wurzburg; Gran Bretagna: British Museum, Londra; Paesi Bassi: Allard Pierson Museum, Amsterdam; Francia: Museo Louvre, Parigi; Danimarca: Danish National Museum, Copenhagen; Croazia: Archeological Museum, Zagabria; Spagna: Museo de las artes, Toledo; Russia: Museo Statale Hermitage, San Petroburgo; The Pushkin Museum of fine art, Mosca; Museum of western and oriental art, Kiev; Stati Uniti; Metropolitan Museum of Art, New York; Museum of Art, Cleveland; Museum of fine art, Boston; Tampa Museum of Art, Florida; Paul Getty Museum, Los Angeles, California; The Art Institute, Chicago; Hunt Museu, Dartmouth College; Worcester Museum, Massaschusset. Alla suddetta lista, aggiungo, come brasilianista, anche i reperti conservati nel maggior paese dell'America Latina. BRASILE: . Museo Nazionale di Rio di Janeiro, São Cristóvão, Quinta da Boa Vista: Oltre alle mummie e sarcofagi egiziani, vi sono vasi greci, romani ed etruschi portati dall§imperatrice Tereza Cristina Borbone, napoletana e moglie di Dom Pedro II, sin dal suo arrivo in Brasile nel 1843 e poi nel 1853 fino al 1889. Si tratta in particolare di ceramiche etrusche provenienti da Veio, il cui numero e descrizione ho richiesto alla UFRJ, Università Federale di Rio de Janeiro, gestrice del Museo, il maggiore dell'America Latina per oggetti della storia antica. Un tentativo di identificarle da parte degli esperti brasiliani, é rimasto sulla carta come mi ha informato l'archeologo Gianfranco Cordischi che ha curato mostre ed esposizioni con sue conferenze realizzate negli anni scorsi a Rio de Janeiro. Museo Imperiale di Petrópolis (cittadina in montagna a nord di Rio de Janeiro, costruita da Dom Pedro II): Si tratta di numerosi pezzi incontrati durante gli scavi archeologici promossi e finanziati dalla stessa imperatrice nella zona etrusca di Veio nel 1853, 1856 e 1872 (in localitá Isola Farnese e Vaccareccia, proprietá della stessa sovrana) e in quelle romane di Pompei, Ercolano e Stabia. Si mettono in rilievo varie terracotte tra cui la statuetta Koré, crateri del IV e III sec. AC, oinochoe, vasi e calici di bucchero, ampolle di vetro, lucerne, oggetti in bronzo, anfore per vino, olio e garum, nonché diversi amuleti fallici. La "Collezione Teresa Cristina", con oltre 700 pezzi, occupa tre gallerie nel museo di Petropolis, frutto di un§intensa attività archeologica da lei intrapresa in Italia, sia come proprietaria dei siti di Veio (che ereditó dalla sua zia regina di Sardegna) sia di quelli di Pompei (appartenti ai Borboni che lì avevavo effettuato scavi sin dal sec. XVIII). Essa costituisce, insieme ai reperti del Museo Nazionale e agli oggetti esposti al Museo Imperiale di Petrópolis, uno dei maggiori giacimenti culturali italiani fuori dai confini nazionali. Riceve anche pezzi donati nel 1856 da suo fratello, Fernando II re delle delle Due Sicilie e originari dal Reale Museo Borbonico, oggi Museo Nazionale di Napoli. Tali informazioni provengono dal recente libro di Aniello Angelo Avella (edito nel giugno 2012), con cui ho mantenuto recentemente scambi di informazioni e consulte, dal titolo: "Una napoletana imperatrice ai tropici. Teresa Cristina di Borbone sul trono del Brasile". Vi é un capitolo specifico dedicato alla "imperatrice archeologa"; quest'opera mette bene in rilievo il ruolo della nobile napoletana come sposa e imperatrice nella la corte brasiliana, avendo dato forte impuso alle arti, alla scienza, alla cultura e all'ammodernamento del giovane stato tropicale da poco indipendente dal Portogallo (1822). Dotata di notevole personalitá, essa consolidò il Brasile dell'epoca fino all'esilio per la caduta della monarchia nel 1889 e gettó le basi per una solida collaborazione tra l'Italia, giá in epoca pre-unitaria, e il grande paese tropicale. La presenza di tesori dell'arte etrusca all'estero, dimostra che questa splendida civiltá, che ha regnato 1000 anni in Italia (dalll'VIII al III sec. AC), essendo la prima in Italia per alto livello tecnologico, artistico e commerciale, é oggetto di grande interesse storico-archeologico non solo nel nostro paese, ma anche nel resto dell§Europa e nel mondo. Prima degli Etruschi venne in Italia (sec. XIII-XII AC) la comunitá dei popoli della Anatolia, ossia dalla Turchia orientale, a seguito delle pressioni dei persiani e degi egiziani; tale comunitá era denominata Arzawa (vedi il pensiero dell'etruscologo Giovanni Feo: http://www.terraincognitaweb.com/gli-eredi-diarzawa-intervista-a-giovanni-feo/). Poi, tra il sec XI e il IX AC arrivarono, spinti dalla carestia (come ci racconta Erodoto), i popoli della Turchia occidentale, ossia i Meoni-Lidi che furono accolti in Italia come fratelli. Venne poi Enea a seguito dell'incendio di Troia dopo l'invasione greca come ci racconta Omero. Essi chiamavano se stessi "Rasna" (i signori, i re del luogo, del territorio). Gli etruschi si riunivano ogni anno, come molti ritengono, sulle sponde del Lago di Bolsena dove doveva esistere il santuario della loro dodecapoli (Fanum Veltunes o Voltumanae) cosí come i popoli Incas convergevano sul Lago Titicaca considerato il centro del loro mondo. Sia gli Etruschi, sia gli Incas (come pure Atzechi e Mayas,) previdero la loro fine dopo 1000 anni di esistenza e soccombettero rispettivamente sotto i Romani e gli Spagnoli. Gli Etruschi erano costituiti da varie nazioni e popoli con lingue diverse che hanno adattato al greco sia per esigenze fonetiche sia grafiche; si sono trovati nella penisola italiana entrando in conflitto con le popolazioni italiche preesistenti nel centro e nord e con i greci al sud; non erano un popolo unico, bensì varie etnie organizzate secondo lo schema della cittá-stato come i greci, i fenici e i cartaginesi e facevano leva sulla forte convergenza religiosa. Hanno creato e sviluppato Roma (dalla parola etrusca Rumon, fiume con riferimento al futuro Tevere; o, secondo la mitologia latina, dal nome Roma, figlia di Tarconte fondatore di Tarquinia e moglie del troiano Enea), dandole tutto quello che essa da loro ereditó e che tesorizzó con la sua grande capacitá di assorbimento e di progresso pragmatico. (Vedi: "Il Fanum Voltumnae era a Tarquinia" di Alberto Palmucci, Roma 2011). Hanno arricchito e sviluppato tutta l'Italia centrale che va dall'Emilia-Romagna alla Toscana, Umbria, Lazio e Campania; si sono mischiati con gli altri popoli già provenienti dall'Asia Minore specialmente Troiani e dal Medio Oriente (Ittiti, Assiri-Babilonesi). Il loro dominio, tuttavia, fu soverchiato da un popolo di agricoltori quali erano i Romani che ne assimilò la superiorità culturale e seppe organizzarsi dal punto di vista territoriale, civile, amministrativo, politico e militare creando uno stato unitario ed un esercito insuperabile. Signori dell'Italia centrale dall'VIII al III sec. AC, i Rasna sono stati assimilati ma mai eliminati dalla storia e dalla realtá culturale del nostro paese come appare nelle loro magnifiche necropoli così piene di vita e di fede nell'aldilá e nei loro meravigliosi vestigi artistici e archeologici. Possiamo dire che in Italia siamo eredi degli Etruschi come pure dei Greci e dei Romani, orgogliosi di dire che Roma ha saputo assorbire quelle due civiltá superiori creando a sua volta la civiltá europea e occidentale.

Riccardo Fontana

Ringraziamo lo storico Riccardo Fontana per il prezioso contributo.


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