periodico di politica e cultura 25 aprile 2026   |   anno XXVI
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le lettere a "La Folla"

Karina

Ci sono artisti che dipingono per esprimere un talento innato. Altri per cui riprodurre la realtà è un perfetto esercizio di tecnica ed interpretazione. Altri ancora utilizzano il canale pittorico per dare sfogo alla creatività che prepotente anima loro. Ce ne sono altri però,che oltre a tutto ciò, mettono nella realizzazione delle proprie opere qualcosa di più. Mettono quella speciale sensibilità che permette loro di trasformare il quadro e l§atto del dipingere in uno strumento di ricerca. Non solo estetica, non solo stilistica, ma personale, interiore, anche se da condividere. Karina è uno di questi. Nelle sue tele non troviamo le metropoli così come si possono osservare dall§esterno, con lo sguardo seppur privilegiato ed indagatore dell§artista. Non c§è la realtà che si vede. C§è la realtà che si cerca, quella che si vorrebbe. Una dimensione ideale, riscaldata da una luce nuova, soffusa e madreperlacea, che rischiara. Che Trasforma. C§è la volontà e l§ambizione di sfruttare ciò che c§è di più concreto come trampolino verso qualcosa che va oltre. E allora non ci sono più Parigi, Barcellona, NewYork, ma atmosfere urbane ovattate in cui l§Uomo, uguale ovunque, cerca di raggiungere uno stato di più assoluta e trascendente consapevolezza. E gli edifici non sono più semplici strutture, ma il trait d§ union simbolico tra il profano e lo spirituale, la metafora di un intima connessione, gli alleati del Tempo che fa da costante e culla con il suo lento scandire questo legame sottile ed intimistico. Anche i colori sono tenui. Sono soavi e morbidi di confortevole speranza. Delicati come un risveglio, impeccabili ed armonici nella loro volontà di perfezione. Karina coglie e vede tutto questo. Non attraverso l§intuizione del Genio, ma con il suo raffinato Sentire, con la grazia del suo animo femmineo, con la sua presente e fervida spiritualità, suggerendoci una lettura eterea e quasi onirica, sospirata, delle grandi capitali moderne.

Nicoletta Pecile


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