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la fede ieri, oggi, domani
di Manlio Morandi

Roma, Santa Teresa a Corso d'Italia, era il 1958. Una signorina di una certa età, di bassa statura, vestita completamente di nero come il suo cappello a larghe falde: era la mia catechista, colei che avrebbe dovuto incutere nei bambini un certo timore o una certa voglia di non ascoltarla con attenzione invece....

Poche cose del passato sono rimaste impresse nella mia memoria ma quella signorina così apparentemente anonima lasciò un segno sia nella mia formazione religiosa che nell'educazione dello spirito: ci disse, portando al collo lo scapolare, che se noi avessimo recitato tutte le sere prima di addormentarci tre "Ave Maria", saremmo stati salvi al cospetto di Dio. Lo disse con una tale forza persuasiva e con un tale amore che ancor oggi mi sembra di udire le sue parole.

L'altro argomento che trattò con convinzione religiosa sconvolgente fu quello dell'eucarestia: il corpo di Cristo. Solo ed esclusivamente il sacerdote può toccare il corpo di Cristo. Nessuna mano può sfiorare quel Mistero della Fede e soprattutto non può essere disperso. Per rendere ancor più incisivo il suo insegnamento ci narrò un episodio accaduto nella prima guerra mondiale.

Forse l'episodio si svolse sul Carso: un soldato ferito a morte aveva contratto anche una terribile infezione. Un cappellano militare lo confessa e gli porge l'eucarestia. Pochi minuti dopo, confortato soltanto dalle cure amorevoli di una crocerossina, il soldato rimette quanto aveva nel suo stomaco. Senza aver un attimo di esitazione la crocerossina che era ben conscia che in quell'ultimo rigurgito di malattia era presente il Corpo di Cristo, non esita ad assumere quanto quel povero soldato aveva fisicamente reso. La poveretta contagiata dall'infezione muore pochi giorni dopo, immolando la sua vita all'Eucarestia.

Non so se questa storia vera sia più o meno conosciuta.

Alcuni giorni fa, prima di Pasqua, parlando al telefono con un mio amico sacerdote, Cappellano all'ospedale Civile di Piacenza, si trattava l'argomento dell'eucarestia oggi e manifestavo le mie perplessità sul fatto che alcuni fedeli usano da molto tempo farsi porgere l'ostia consacrata nelle mani per poi assumerla. Il mio amico sacerdote condivideva le mie perplessità. Improvvisamente mi tornò alla mente il racconto della mia catechista e glielo narrai. Rimase colpito ma non disse nulla. Lunedì di Pasquetta: ci siamo sentiti di nuovo e mi ha detto di aver incentrato l'omelia pasquale proprio sulla eroica crocerossina. Nella cappella dell'ospedale Civile di Piacenza, stracolma di infermi e di personale medico, ha trovato un auditorio raccolto ed attento, tanto da far dire ad alcuni medici che quel tragico ed esaltante episodio sarebbe stato riportato ad altri infermi che non avevano potuto assistere alla messa. Poche ore dopo, celebrando un'altra messa nella sua chiesa il sacerdote ha ripetuto l'omelia e con meraviglia ha riscontrato di nuovo un grande interesse per l'episodio della crocerossina. Dopo la messa molte persone lo hanno avvicinato chiedendo maggiori particolari, annunciando di voler diffondere questa storia come grande testimonianza di fede. Il sacerdote mi ha fatto notare che probabilmente la stoicità ed il ricordo di quella crocerossina era solo sopito nel tempo e quel racconto casuale fatto per telefono era stata la chiave per aprire l'urna della memoria su un episodio che non può essere dimenticato per troppo tempo. Noi gli strumenti, l'eroismo della crocerossina la testimonianza, l'eucarestia la forza che travalica il tempo.

Perché la fede ieri, la fede oggi, la fede domani? Perché trovo tante incongruenze tra quanto la mia catechista mi trasmise e quanto avviene oggi.

Ho notato che molte persone si avvicinano all'eucarestia senza confessarsi. La cosa mi stupisce molto e mi pone degli interrogativi che mettono in forte contrasto gli insegnamenti di ieri con la realtà di oggi. Forse questa mia analisi critica mi porta a giudicare qualcosa che non va giudicata ma soltanto accettata ma la mia catechista come si sarebbe trovata ai giorni d'oggi?

E la fede domani? Affidiamoci al Signore.

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