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storia
peregrinazioni con l'amata salma

Non erano in pochi ad ignorare, fino ai recenti avvenimenti in Irak, l'esistenza dei cristiani caldei, dei quali fa parte Tarek Aziz. Ai più la parola caldei evocava storie di antichi popoli, come gli assiri e i babilonesi, nebbiose reminiscenze dei libri di scuola.

E' interessante ricordare che un fluviale scrittore di viaggi, Pietro della Valle, nobile romano nato nel 1586 e morto nel 1652, si innamorò di una bellissima caldea di nome Maani (che significa Intelligenza) sentendone parlare a centinaia chilometri di distanza.

Pietro della Valle si era messo in viaggio da Roma nel 1614 per sfuggire al dolore di una sconfitta amorosa (un'incantevole ragazza romana da lui chiesta in moglie gli aveva preferito un altro).

Come era consuetudine tra gli avventurosi del tempo, il giovane si imbarcò a Venezia, la porta dell'Oriente, e, passando per Costantinopoli, Rodi, Alessandria, Il Cairo, giunse ad Aleppo.

Lì senti parlare della bella Maani e s'innamorò senza averla mai vista. Giunto in Mesopotamia, rimase abbagliato, presso Bagdad, dal viso della ragazza, non coperto dal velo, alla maniera cristiana. "Sugli occhi grandi e suadenti - scrisse in seguito - passava spesso il velo delle lunghe palpebre ornate di stibio, a mo' delle donne bibliche; il sorriso era ineffabile indizio dell'animo aperto e della mente serena".

Ma tutto l'essere di Maani colpì il giovane, a cominciare da come era vestita, con i vari capi contrastanti per colore (verde, cremisino, giallo, turchino) "ma - scrisse ancora - i contrasti delle tinte sembravano accrescere l'armonia della persona, tutta arrisa da un arcano splendore".

Maani corrispose subito all'amore dello straniero e visse con lui per cinque anni, durante i quali gli fu vicina anche sui campi di battaglia (il della Valle si era arruolato nell'esercito dello scià che combatteva i turchi).

Sembrerebbe il parto della fantasia di un autore romantico, ma la storia finì proprio secondo il topos di amore e morte: a causa delle durezze e privazioni della vita militare, Maani si ammalò di febbre perniciosa e morì nel 1621.

A questo punto la storia assume caratteri per qualche verso grotteschi. Il nobile romano fece rendere incorruttibile il cadavere dell'amata, con un trattamento a base di canfora, e se lo portò dietro per cinque anni di vagabondaggi e incarichi militari; solo nel 1626, tornato per sempre a Roma, provvide a far seppellire la salma nella cappella di famiglia, nella chiesa dell'Aracoeli.

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