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speciale il centenario di Leone XIII
il Papa della Rerum Novarum
di Carla Santini

Leone XIII è stato troppo superficialmente contrapposto da alcuni a Pio IX come il papa della Rerum Novarum in contrapposizione a quello di Quanta Cura e del Sillabo, ma una ricerca pubblicata una trentina di anni fa (passata del tutto inosservata) metteva in evidenza come la prima idea del Sillabo fosse nata nella mente dell'allora arcivescovo di Perugia.

Non c'è contraddizione, in realtà, se non apparente, tra la condanna sottoscritta da Pio IX di errori filosofici ed etici, del liberalismo e di una libertà di stampa che nell'Italia postunitaria era intesa come libertà di offendere la Chiesa, e l'attenzione posta nei confronti dei problemi di una rivoluzione industriale che in Italia arrivava in ritardo, ma con le stesse durezze nei confronti degli operai dell'Inghilterra di un secolo prima.

Leone XIII nel periodo passato come Nunzio a Bruxelles aveva avuto modo di osservare la realtà industriale nordeuropea, per cui aveva ben chiare quale potessero essere le condizioni dei lavoratori, costretti a turni spesso di sedici ore giornaliere, malpagati, licenziati alla minima protesta; soprattutto era sconcertato dall'impiego di bambini e donne, retribuiti pochissimo e primi a perdere il lavoro in caso di contrazione del numero delle maestranze.

Allo stesso modo, Leone XIII era nemico, fino ad ispirare il Sillabo, della massoneria e dell'anticlericalismo liberale. A Perugia si era fatto amare per la sua mitezza dalle classi popolari ma era inviso alla borghesia, a quel tempo, come oggi, iscritta quasi in massa alle logge massoniche. Come arcivescovo, visse la triste giornata del 20 giugno 1859, quando un contingente di fanti svizzeri prese d'assalto la città per riportarla sotto il dominio pontificio (e i massoni di tutta Europa gridarono allo scandalo per la repressione, anche con particolari truculenti inventati di sana pianta).

Erano gli stessi nobili e borghesi perugini che un anno dopo, ad avvenuta annessione della città allo Stato sabaudo, stabilirono di abbattere la fortezza voluta da Paolo III, ad imitazione della presa della Bastiglia.

Divenuto Papa, tentò inutilmente, più volte, una pacificazione con il Regno d'Italia, appoggiandosi ai cosiddetti liberali cattolici, laici, ma anche religiosi come padre Tosti di Montecassino, i vescovi Bonomelli di Cremona e Scalabrini di Piacenza, l'abate Antonio Stoppani, nonché all'azione del suo Segretario di Stato Mariano Rampolla del Tindaro, che liberale non era ma era comunque diplomatico finissimo.

Tutto inutile. Alle sue aperture i parlamentari massoni risposero erigendo una statua a Giordano Bruno sul luogo in cui era stato messo al rogo, ma soprattutto fomentando un'indegna gazzarra il 12 luglio 1881, quando squadracce organizzate tentarono di gettare nel Tevere le spoglie di Pio IX che venivano traslate a San Lorenzo in Campo Verano.

La Rerum Novarum non fu la sua unica enciclica politico-sociale. Con la Quod apostolici muneris premuniva i cattolici dagli estremisti socialisti, mentre con la Graves de comuni, del 18 gennaio 1901, dava l'avvio al movimento democratico cristiano.

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