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speciale il centenario di Leone XIII
la vita di Gioacchino Pecci
di Carla Santini

Tra il 20 ed il 21 luglio del 1903 moriva all'età di 93 anni Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum.

Gioacchino Pecci era stato eletto nel 1878, alla morte di Pio IX. Come talvolta è accaduto nella storia della Chiesa, l'intenzione degli elettori riuniti in conclave era quella di indirizzarsi su di una figura di transizione, un prelato avanti con gli anni e di salute cagionevole, per "riordinare le idee" dopo il pontificato più lungo della storia e tra i più travagliati (lo Stato pontificio era finito dopo secoli di storia).

"I conti non tornarono", perché Leone XIII non solo, a dispetto delle previsioni, morì alla veneranda età di 93 anni, ma non fu nemmeno un Papa di transizione, perché dette un'impronta fortissima al suo pontificato.

Gioacchino Pecci (Vincenzo Gioacchino) nacque il 2 marzo 1810 dal conte Luigi e da Anna Prosperi Bruzzi a Carpineto Romano. Iniziò gli studi nel collegio dei gesuiti di Viterbo e li compì in Roma nel Collegio Romano e nell'Accademia dei Nobili.

Laureatosi in diritto canonico e in diritto civile, venne ordinato sacerdote nel 1837. Gregorio XVI lo inviava delegato apostolico a Benevento per restaurarvi l'autorità pontificia, giacché quella città (enclave al pari di Pontecorvo) voleva unirsi al regno di Napoli.

Nel 1841 passava a reggere la delegazione di Perugia. Due anni dopo, nominato arcivescovo "in partis infidelibus" di Damiata, veniva inviato nunzio pontificio a Bruxelles.

Nel 1846 passava dalla carriera diplomatica alla vita pastorale nell'arcidiocesi di Perugia, che governò per oltre un trentennio. A Perugia fu molto amato dai fedeli, nonostante una fortissima presenza massonica tra i ceti più in vista della città.

Nel 1877 diveniva cardinale camerlengo, acquistando ulteriore ascendente all'interno del collegio cardinalizio per la sua cultura e l'elevatezza morale. Alla morte di Pio IX, dopo due giornate di conclave il 20 febbraio 1878 i due terzi dei voti confluivano su di lui.

Provvisto di vasta cultura, apprezzato poeta latino, pubblicò molte encicliche, veri e propri trattati filosofici. La sua esperienza diplomatica lo aiutò ad allacciare relazioni ufficiali con quasi tutti i Paesi europei. Speciali cure dedicò alla repubblica francese e con la lettera Nobilissima Gallorum Gens sollecitò i cattolici francesi ad aderire completamente alla repubblica.

Nel 1885 fu chiamato ad arbitrare la vertenza tra Germania e Spagna per il possesso delle isole Caroline, nel 1889 convocava un concilio dei vescovi del Sudamerica. Dopo aver approvato e sostenuto la lega per l'affrancamento degli schiavi in Brasile, appoggiò il cardinal Lavigerie nella crociata contro la schiavitù dei neri.

Il suo ricordo è indissolubilmente legato alle encicliche "politiche", in special modo alla Rerum Novarum, ma

si occupò anche di filosofia, con le encicliche Aeternis Patris, per il rilancio degli studi tomistici, e Providentissimus Deus, una colta puntualizzazione sull'ermeneutica.

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