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speciale il lungo luglio del '43
la caduta di Mussolini

"Sua Maestà il Re Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, primo Ministro e Segretario di Stato presentate da Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio."

Questo fu il comunicato che gli italiani ascoltarono dalla radio il 25 luglio 1943. Poco prima Benito Mussolini, al termine di un'udienza con Vittorio Emanuele III a Villa Savoia, sulla via Salaria, era stato arrestato e fatto salire su un'ambulanza (autoambulanza, si diceva allora). Da li' sarebbe stato trasferito a Ponza, nella villa dove era stato tenuto in ostaggio ras Immiru', poi alla Maddalena ed infine a Campo Imperatore, da dove sarebbe stato liberato dai paracadutisti di Otto Skorzeny.

Sulla seduta fiume del Gran Consiglio sono stati scritti centinaia di articoli e numerosi libri e, come talvolta capita nelle cose d'Italia, non è mancato spazio per le ipotesi piu' fantasiose o per quella che comunemente viene definita "dietrologia". Si e' scritto che il re nel marzo del 1940, quindi prima dell'entrata in guerra, avesse pensato di sostituire Mussolini con il "genero d'Italia", ovvero Galeazzo Ciano, si e' parlato di contatti presi da ambienti vicini a Casa Savoia con gli alleati già nel 1942, ci si è chiesti perché se, stando alla testimonianza di Grandi, il duce conosceva in anticipo il testo dell'ordine del giorno, non avesse semplicemente provveduto a far arrestare il conte Grandi o quantomeno perché non avesse impedito che il documento fosse messo ad approvazione.

Si dice che Mussolini fosse stanco e che non vedesse l'ora di farsi da parte, ma l'ipotesi, sia pur suggestiva, rimane allo stadio di ipotesi.

Mussolini forse non immaginava che il re lo avrebbe fatto arrestare, ma era troppo legato al potere per pensare di lasciarlo e, anche se il 25 luglio era forse ancora convinto che il fascismo sarebbe continuato senza di lui, non era così ingenuo da non prevedere che dopo un ventennio di potere dittatoriale non ci fossero conseguenze di sorta.

Grandi aveva chiesto udienza a Mussolini per anticipargli l'ordine del giorno, ma quando il 22 luglio fu ricevuto a palazzo Venezia si accorse che copia del documento era già sulla scrivania del duce (almeno stando ai ricordi dello stesso Grandi).

La seduta del Gran Consiglio durò a lungo, dieci ore, ma non risulta che ne sia stato fatto un resoconto stenografico. Cosa sia successo si sa solo in ragione di quanto ne hanno detto alcuni degli intervenuti, ognuno, ovviamente, con la propria "verita'inoppugnabile".

L'ordine del giorno Grandi ottenne 19 voti, i contrari furono solo 5. Il giorno dopo Cianetti, uno dei votanti, scrisse una lettera al duce per ritrattare la sua posizione, dimettendosi da tutte le cariche e offrendosi di andare in guerra con il grado di capitano dell'artiglieria alpina conseguito nella Grande Guerra.

Ciò gli salvo' la vita, perche' al processo di Verona fu condannato a trent'anni di carcere, mentre gli altri consiglieri catturati, Ciano, Marinelli, Gottardi, De Bono e Pareschi, finirono davanti al plotone d'esecuzione, la mattina dell'11 gennaio 1944.

Non appena la radio ebbe comunicato la caduta di Mussolini si ebbero manifestazioni e comizi in tutta Italia e interi reparti della Milizia sostituirono i fasci sui colletti con le stellette.

Gli storici hanno a lungo discusso e ancora discuteranno se quel "la guerra continua" proclamato per radio dal maresciallo Badoglio, subito dopo aver ottenuto la nomina a Capo del Governo, non sia stata una ulteriore jattura per i destini della Nazione e per la vita di tanti italiani.

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