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editoriale
l'istituzione segregante
di G. V. R. M.

La riforma della legge 180 del 1978, comunemente conosciuta come la "legge Basaglia", anche se lo scomparso psichiatra non ne partecipo' in alcun modo alla stesura, rischia di ricreare il clima di "guerra di religione" che a quell'epoca pervase il Paese. Almeno per ora, il dibattito sulla proposta Burani-Procaccini non e' uscito dall'ambito degli addetti ai lavori, ma segnali di contrapposizione ideologica alla legge di riforma non mancano.

Vorrei mettere subito in chiaro che la soppressione dei vecchi ospedali psichiatrici, cosė come erano strutturati, fu cosa giusta e meritoria. Non erano lager, come venivano definiti allora nel pieno della polemica pubblicistica, per il semplice motivo che il lager viene costituito espressamente per annullare la persona umana, mentre i manicomi raggiungevano lo stesso scopo in modo del tutto involontario. Le strutture erano spesso fatiscenti, i medici pochi, i cuochi non si curavano delle lamentele, gli infermieri spesso reclutati tra persone senza alcun minimo titolo di studio (infermiere riciclate come bidelle dopo la 180 rischiarono di essere malmenate dagli studenti, poco inclini ad essere interpellati ad urlacci).

Chi non ha vissuto quel periodo non puo' immaginare quel clima da crociata, per cui, per raggiungere obiettivi normali come la presenza delle mamme nei reparti di Pediatria si ebbe una battaglia ideologica; i sanatori venivano combattuti (e chiusi), perche' "istituzioni segreganti"; bambini con gravi handicap non hanno trovato nella scuola comune se non una generica "socializzazione".

Anche sulla riforma dei manicomi si tratto' di battaglia, non di dibattito sereno. C'era chi, tra gli psichiatri, affermava con sicurezza che "la malattia mentale non esiste", che "l'alienazione e' figlia della societa' capitalistica", che "In Cina la visione corale della societa' fa in modo che i cosiddetti matti vivano tranquillamente tra gli altri". Erano gli stessi anni in cui a Cuba gli alienati mentali erano trattati peggio che da noi, ma il castrismo non si poteva discutere; ed erano anche gli anni in cui i dissidenti sovietici venivano tranquillamente internati nei manicomi, ma anche di questo non si discuteva (per contestare pubblicamente un regime scientificamente repressivo come quello di Brezniev forse si era un po'matti...).

La legge 180 ha dimostrato grossi limiti; ne sanno qualcosa tanti familiari dei malati di mente, costretti a convivere con l'alienazione, troppo spesso senza valido supporto da parte delle istituzioni. Riformarla non significa tornare al Medioevo, prevedere periodi limitati di permanenza in reparti non superiori ai 50 posti per i casi di pericolosita' non vuol dire rigettare i malati nel lager, l'iscrizione alle liste di collocamento al lavoro non e' una trovata diabolica.

Sicuramente anche la proposta Burani-Procaccini e' bisognevole di aggiustamenti e migliorie ed e' giusto che politici ed operatori del settore avanzino le loro proposte. L'importante e' che se ne parli senza il velo di prevenzioni ideologiche e senza toni da crociata, perche' fare bassa politica sulla malattia mentale e', per citare Helder Camara, "fare del sangue dei propri fratelli inchiostro per tipografie".

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