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arte e mostre
Firestone a Venezia
di Michele De Luca

“La mia arte e le mie considerazioni sulla vita sono un dono molto personale agli altri, una semplice condivisione dei miei sentimenti e delle mie percezioni. Nella mia produzione artistica, utilizzo una varietà di immagini, impressioni e approcci, per mostrare la pienezza e la complessità della mia esperienza. In tutte le mie opere cerco di unire il colore e la composizione in una piacevole esperienza visiva; in quelle più recenti, ho focalizzato il mio sforzo nel cercare di ritrarre l’intenso sentimento di tristezza e di dolore, endemico nella condizione umana”. Così parla della sua esperienza estetica e della sua più recente produzione l’artista statunitense Robert W. Firestone, maestro della digital painting, a cui è dedicata una bella mostra negli ineguagliabili spazi espositivi del Museo di Sant’Apollonia a Venezia (Ponte della Canonica, a due passi da Piazza San Marco), dove resterà aperta al pubblico fino al 2 novembre.

La mostra, intitolata “Adventure of images 2003” propone quarantaquattro tele di medie e grandi dimensioni realizzate negli ultimi due anni; l’artista torna a Venezia per la seconda volta dopo che la Fondazione Rodriguez Acosta di Granada gli ha dedicato una importante mostra antologica. Nato a Brooklyn nel 1930 da un medico e da una stilista di successo, ed attivo a Santa Barbara in California, Firestone, molto noto negli Stati Uniti come teorico della psicoterapia ed autore in questo campo di vari libri e documentari didattici, è giunto ad una sua personale cifra espressiva per mezzo di immagini digitali ottenute al computer, conservando tuttavia un forte “sentimento della pittura”, realizzata con l’impressione a “getto di colore” sulla tela.

Curata da Enzo Di Martino e patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Venezia, l’esposizione, attraverso opere inedite per il nostro paese, documenta la straordinaria libertà immaginativa dell’artista, che gli consente di affrontare temi visivi che vanno dall’astrazione geometrica ed informale al ritratto, dal paesaggio reinventato alla sovrapposizione di elementi figurativi; esprimendo per tale via un nuovo ed interessante linguaggio formale nel quale convivono la sensibilità della mano dell’artista e l’elettronica.

Il catalogo, edito dalla Galleria Ravagnan di Venezia, oltre alla presentazione del curatore e ad una “dichiarazione” dell’artista, contiene un interessante testo di Gabriella B. Fanning, in cui – tra l’altro – sostiene che l’arte di Firestone “visivamente e tecnicamente sfaccettata, è un complesso, un ibrido impegnativo di mezzi, stili e concetti che è nello stesso momento tempestivo e senza tempo nella sua originalità”.

Risalgono all’inizio degli anni ’50 le prime prove pittoriche di Firestone, che realizza una serie di paesaggi visti nel corso dei suoi viaggi ed una serie di ritratti di amici, pazienti e colleghi con uno stile che si potrebbe definire di “espressionismo umanitario”. Successivamente la sua intensa attività espressiva – accanto a quella scientifica, che ha continuamente alimentato la sua produzione artistica – ha trovato un suo originale linguaggio comunicativo nell’elettronica, approdando, attraverso una magistrale padronanza del “mezzo” ad una piena maturità artistica, confermata da importanti riscontri critici e da un’intensa attività espositiva.

Nel suo lavoro artistico Firestone utilizza consapevolmente le grandi lezioni storiche a lui più vicine, sia da un punto di vista strettamente formale che emozionale, convinto che “l’arte nasce dalla storia dell’arte”, evocando per i suoi ritratti l’opera di Chuck Close, mentre certe sue “deformazioni” ricordano Sam Francis; né sono estranee al suo geometrismo le suggestioni di Barnett Newman, ai suoi ritratti le esperienze formali di Andy Warol e alle indagini sul corpo femminile le reminiscenze delle fotografie di Man Ray. Ma i riferimenti formali e i rimandi culturali non sono altro, per l’artista, che gli ingredienti che concorrono a configurare nell’insieme il progetto visivo di vivere e manifestare la propria personale ed affascinante visione dell’arte.

Ci dice ancora Firestone: “Come artista, ho cercato di vivere una vita creativa, cercando e desiderando il senso della vita e la bellezza. Lavorando con il computer come uno strumento creativo, ho provato ad inventare qualcosa di sensibile e bello usando una macchina di per sé insensibile; come tutte le scoperte tecnologiche dell’uomo, il computer è stato usato sia per le buone che per le cattive macchinazioni”. Gli esiti della sua pittura digitale sono estremamente ricchi di cultura, di fantasia, di sollecitazioni e “provocazioni”, da coinvolgere l’osservatore in un accattivante “gioco” che fa riemergere dalle pieghe più nascoste della sua memoria vita vissuta, esperienze culturali, mondi visivi, emozioni.

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