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storia
il parroco con la cartucciera

Il Messico conseguì l'indipendenza nel settembre del 1821 (prima di allora era legato alla corona spagnola e si chiamava Nuova Spagna).

Negli ultimi anni di regime coloniale c'erano state molte cospirazioni di indipendentisti, così tante che la pur occhiuta amministrazione della colonia dava pochissimo peso alle voci e alle delazioni.

La lotta per l'indipendenza conobbe fasi alterne, ma prima di quel settembre 1821 sembrò altre volte che la libertà fosse a portata di mano; un grosso movimento insurrezionale ebbe fine ufficialmente il 30 luglio 1811, con la fucilazione di Miguel Hidalgo, parroco del piccolo paese di Dolores.

La notizia che Don Miguel (insieme al "corregidor" di Querétaro Miguel Dominguez ed ai capitani Ignacio Allende e Juan Aldama) parlava segretamente di rivoluzione non fu dapprema presa in considerazione dalle autorità, ma, quando fu deciso di intervenire contro i congiurati, la prontezza di riflessi della moglie del corregidor, Josefa ortiz, fece in modo che tutti sfuggissero al pericolo incombente.

A quel punto non restava altro che sfidare la sorte con un'aperta insurrezione. Hidalgo il 16 settembre 1810 riunì i suoi pochi parrocchiani sul sagrato della chiesa di Dolores e li arringò, affermando che gli spagnoli volevano cedere la Nuova Spagna ai francesi. Al piccolo gruppo di parrocchiani si unirono operai, contadini, minatori di altre città, fino a costituire in pochi giorni una moltitudine di varie decine di migliaia di insorti.

La marcia degli indipendentisti sembrava inarrestabile, dietro le insegne della Vergine di Guadalupe; ogni giorno si arruolavano nuove persone, anche se spesso armate solo di attrezzi agricoli, come forconi, accette, coltellacci. Tra di loro si incorporò un intero reggimento di cavalleria, i Dragoni della Regina, ammutinatosi nel momento in cui era stato comandato di contrastare gli insorti, così come subito dopo fece un reggimento della fanteria provinciale.

La via della capitale del Viceregno sembrava vicina, quando a Guanajuato gli insorti si trovarono coinvolti nel loro primo scontro a fuoco. Gli insorti subirono enormi perdite prima che, grazie al loro enorme numero, riuscissero ad occupare la cittadina. Gli odi di classe, uniti al sangue versato, fecero sì che gli insorti non risparmiassero nessuno spagnolo.

Dopo la vittoria in campo aperto in un luogo chiamato Monte de las Cruces, sembrava che la capitale fosse sul punto di essere liberata, ma mancavano armi e munizioni e gli insorti dovettero fermarsi a Guadalajara. In questa città Don Miguel dichiarò abolita la schiavitù, concesse le terre agli indios, cancellò tutti i tributi.

Ma le fortune dei rivoluzionari erano finite. Prima ci furono liti e dissapori all'interno del gruppo di comando, in seguito quasi tutti i capi caddero nella trappola ordita dal capitano Elizondo, passato segretamente ai realisti.

Miguel Hidalgo e gli altri comandanti sostennero con orgoglio le proprie idee davanti al tribunale, nonostante le continue percosse, ed affrontarono dignitosamente il plotone d'esecuzione.

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