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i ragazzi cui non fu concesso d'invecchiare
di Manlio Morandi

Il 28 aprile, giorno della fucilazione di Mussolini avevo 17 giorni di vita e sinceramente non posso essere un testimone attendibile. Posso però essere testimone degli ultimi quarantacinque anni di storia politica Italiana. Non tutto è stato esaltante. 8 settembre 1943, non l’ho vissuto ma da quanto ho potuto conoscere da testimonianze di una e dell’altra parte ho tratto una conclusione che tutti gli animi sereni dovrebbero condividere: una tragica quanto sconvolgente guerra civile.

Una tragedia; giovani di 17, 18 anni immolati per ideali totalmente diversi ma che hanno scritto una storia eroica del popolo italiano. Non si può giudicare in maniera malevola un partigiano di 17 anni che muore per il suo senso di ribellione verso una guerra assurda e fratricida. Non si può condannare un altro diciassettenne che decide di andare al nord per arruolarsi nella Repubblica Sociale di Salò, pensando di difendere quel poco che rimaneva dell’amor di patria e del senso dell’onore.

Chi ha torto e chi ha ragione? A sessant’anni di distanza mi sembra triste e veramente ingiusto, per chi ha sacrificato la sua vita, discriminare i morti. Sono giovani vite che comunque hanno combattuto per l’Italia e non contano i massacri, le nefandezze compiute, era guerra, guerra civile che portava a non ragionare ma che aveva come altissimo ideale la salvezza e l’onore della patria.

In questi anni che ho vissuto in un interminabile conflitto tra vincitori e vinti mi sono sempre chiesto perché un ragazzo di 17 anni di Roma che abitava nel mio palazzo ha improvvisamente lasciato la sua famiglia per andare ad arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana, come mi sono chiesto perché giovanissime donne del nord hanno messo a repentaglio la loro vita per andare ad infoltire le schiere dei partigiani. Tutto questo ha senza dubbio un senso ed una spiegazione: l’amore per l’Italia. Rispetto e ammirazione per questi ragazzi che avrebbero dovuto essere l’esempio per le sgangherate e molli generazioni future. Certo le ferite sono tante ma a chi conviene mantenere uno stato d’odio tra italiani ? Non capisco e vorrei tanto capire perché ancora oggi si continua a mantenere alta questa tensione. Opportunità politiche? Sarebbe tragico e addirittura colpevole istigare un odio che tra ragazzi fondamentalmente non c’è. Memoria storica? Ma la memoria storica serve ad unire e non a dividere un popolo.

Non celebrare, non ricordare una tragedia civile ma pacificare e far tacere per sempre un odio che non ci appartiene: erano fratelli che si uccidevano, erano italiani e questo mi basta.

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