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editoriale
l'Italia a manovella
di Gabriele V. R. Martinelli

I motivi del black-out di cui sono state vittima una sessantina di milioni di persone del cosiddetto "primo mondo" forse saranno ampiamente spiegati, ma non per questo il disagio sofferto sara' dimenticato molto presto.

Nel momento in cui andiamo in rete sembra che le vittime accertate siano solo due, due donne anziane cadute dalle scale. Ma nessuno potra' quantificare l'ansia, lo stress, la paura di milioni di italiani alle prese con un imprevisto che ci ha fatto comprendere quanto siamo dipendenti dall'energia elettrica.

Se una delle prime potenze industriali del mondo puo' essere messa in ginocchio da un albero caduto sulle montagne svizzere (o cosa diamine sia realmente accaduto) vuol dire che c'è qualcosa che non va nel nostro sistema energetico.

A voler fare dietrologia ci sarebbe da divertirsi. Nei primi anni Sessanta l'allora ente per l'energia nucleare (ENEA) aveva predisposto un piano per rendere l'Italia indipendente dagli approvvigionamenti esteri di petrolio (per quanto riguarda la produzione di energia). L'ENEA fu subito smantellato, non perché si temessero incidenti (a quell'epoca Cernobyl era una località sconosciuta), ma in seguito ad accuse ridicole, non di peculato o corruzione, ma di sperpero (troppe risme di carta utilizzate negli uffici, una jeep di servizio utilizzata impropriamente, altre amenita' del genere).

Qualcosa di simile accadde nel 1987, con il referendum sul nucleare. Non ci furono dibattiti e prese di posizione chiare all'interno del mondo politico; i partiti stettero alla finestra, quando non si accodarono ai catastrofisti. Il PCI mise in soffitta il prof.Ippolito, antico presidente dell'ENEA ripescato come esperto energetico del partito; il PSI tacque, dicono per i "consigli" di alcuni industriali del gas; la DC non seppe esprimere un'opinione, forse perche stava gia' avviandosi sulla via che doveva portarla al suicidio politico (Martinazzoli nel '94 ne fu il "barbiturico"); Solo il partito liberale e quello repubblicano presero posizione in favore di un nucleare sicuro, ma erano partiti di idee e non di voti e il loro sussurro venne subissato dalle urla dei "naturalisti".

Lasciando da parte il passato, tutti (si spera) hanno apprezzato le parole del Presidente Ciampi, quando ha affermato, nelle ore del black-out, che tutti vogliono la luce elettrica, ma troppi comuni si oppongono alla costruzione di centrali termoelettriche nel proprio territorio (forse sono gli stessi sindaci che una ventina di anni fa mettevano all'ingresso dei propri paesi i cartelli di "comune denuclearizzato").

Per il futuro bisogna lavorare perché giorni come il 28 settembre 2003 non tornino piu', nella rigorosa salvaguardia dell'ambiente e della salute, ma senza prendere troppo sul serio quelli che parlano di "energie alternative", come se quella eolica o quella solare potessero coprire il bisogno di una nazione industrializzata. Si tratta di studiare e mettere in opera piani seri di sviluppo, e alla svelta, senza ascoltare coloro che parlano di "ridurre i consumi" come se i macchinari potessero andare a manovella (e forse sono gli stessi che l'estate scorsa si sono precipitati a comprarsi il condizionatore).

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