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il centenario di Ezio Vanoni

Ricorre quest'anno il centenario della nascita di Ezio Vanoni, un politico democristiano che avrebbe potuto conseguire i maggiori traguardi politici se la morte non lo avesse fermato a soli cinquantadue anni, nel pieno di una accesissima seduta parlamentare, il 16 febbraio 1956.

Era nato il 3 agosto 1903 a Morbegno, nella Bassa Valtellina, in quella provincia di Sondrio che storicamente è la più povera e meno conosciuta tra le province lombarde.

Per più di vent'anni, quindi per molti anni dopo la prematura scomparsa, il suo nome seguitò a echeggiare come un incubo, ad ogni autunno, nelle case degli italiani e (molto meno) negli studi dei commercialisti. Fu lui, nell'autunno del 1951, ad istituire il "Modulo Vanoni", il documento che imponeva agli italiani l'obbligo di denunciare quanto guadagnato nell'anno. Prima di quell'autunno di cinquantadue anni fa gli italiani pagavano una miriade di tasse indirette (sui consumi), ma le imposizioni dirette erano poche, affidate per lo più ai singoli comuni.

L'idea del Modulo vanoni non era in sé sbagliata. Si voleva dare fiducia al cittadino, che autonomamente avrebbe dialogato con l'Ufficio Imposte, dichiarando quanto guadagnato nel corso dell'anno. Va detto che la riforma ebbe un parziale successo perché, nonostante le aliquote fossero state drasticamente ribassate, il gettito rispetto agli anni precedenti si triplicò, segno che l'evasione si era ridotta di molto.

Nella realtà il Modulo vanoni non attuò pienamente l'articolo 53 della Costituzione, che afferma che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. I dipendenti furono tartassati perché i loro redditi erano manifesti, mentre artigiani e commercianti evadevano alla grande, per non parlare dei liberi professionisti che ufficialmente guadagnavano meno delle loro segretarie.

Nel 1974 il ministro Luigi Preti mandò in soffitta il Modulo Vanoni (con grandi proclami di raggiunta giustizia fiscale), con l'istituzione del 740. In realtà è stato anche peggio; gli evasori hanno continuato ad evadere e i dipendenti hanno continuato a pagare, anche se, con la tassazione "alla fonte", questi ultimi non hanno più avuto bisogno di sborsare materialmente il denaro, dato che gli è tolto direttamente in busta paga.

Un altro progetto di Ezio Vanoni fu quello di creare una sorta di programmazione economica, lo "Schema vanoni" che non ebbe attuazione pratica; fu solo molti anni dopo che la programmazione diventerà uno strumento effettivo al servizio del bilancio dello Stato.

Il ministro democristiano (diversi anni alle Finanze e poi al Bilancio) si era laureato nel 1925 a Pavia, allievo di Benvenuto Griziotti, con una tesi (pubblicata nel 1932) su "Natura e interpretazione delle leggi tributarie". Subito dopo la liberazione si era dato alla politica, contribuendo, per la parte finanziaria, a stilare i documenti programmatici della neonata Democrazia Cristiana.

Nella sua breve e fulminante carriera ci fu solo un'ombra: fu accusato, senza seguito, di aver finanziato il suo partito.Robetta, se si guarda a quello che è successo in seguito. Intervenuto alla camera per difendere il collega Silvio Gava accusato a sua volta che si sentì male subito dopo un infuocato intervento e morì.

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