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editoriale
la Bosnia è vicina
di Gabriele V. R. Martinelli

Il clamore suscitato dalla vicenda dei crocifissi della scuola di Ofena ha sicuramente contribuito a rafforzare la convinzione di quei cattolici che propugnano la piena parità economica tra scuola di Stato e scuola privata, con l'istituzione di un buono-scuola che copra, almeno in parte, il costo della retta di una scuola privata.

Si tratta di un atteggiamento di tutto rispetto (è giusto che un genitore si preoccupi degli studi e degli ambienti frequentati dai propri figli), ma sicuramente non condivisibile da parte di chi ancora crede che debba esistere una scuola pubblica così come ideata nell'Ottocento, una scuola che, parafrasando D'Azeglio, "faccia gli italiani".

La scuola di Stato ha sempre interpretato questa vocazione, soprattutto a livello di scuola dell'obbligo, con un "corpus" di letture che facevano cultura condivisa in tutto il territorio nazionale. L'insegnante, anche quello delle "sussidiate" (scuole elementari istituite nei luoghi più impervi) era operatore culturale con tutti i crismi, perché trasmetteva una cultura condivisa. Non si trattava di scuola confessionale (otto lezioni di religione all'anno da parte del parroco), ma la religione era vissuta come parte della nostra cultura e delle nostre radici.

Accadimenti molto diversi tra loro hanno scardinato questa impostazione. Alla fine degli anni Settanta nella scuola Elementare cambio' all'improvviso il modo di insegnare Geografia e Storia. Non piu' lo studio del Bel Paese, in terza, ma quello del proprio paese senza maiuscola, o del quartiere cittadino; non piu', nelle tre classi finali, la storia di Roma, le grandi scoperte ed esplorazioni, il Risorgimento, ma spesso solo nonni invitati a parlare delle loro difficolta' della vita o di cosa mangiavano da giovani (i piccoli del Nord sentivano parlare dei diversi tipi di polenta, quelli del Centro di pancotto e panzanella, quelli del Sud di focacce e "pane e pumma"). L'Italia è scomparsa per far posto alla piccola patria locale (poi ci si domanda del perché della Lega...). Negli anni Ottanta ci fu la scoperta del "bambino della ragione" (quello stesso parcheggiato per ore davanti alla televisione), l'Intesa Falcucci-Poletti (conseguente al nuovo Concordato) che ha cacciato fuori dalla scuola usanze radicate di festeggiamento delle principali ricorrenze cattoliche, la scelta della stragrande maggioranza degli insegnanti elementari di lasciare l'insegnamento religioso agli "specialisti", la legge Martelli con la conseguente difesa della cultura di origine... Tutto ciò ha contribuito a far si' che nella scuola dell'obbligo, quella che obbligatoriamente dovrebbe formare il cittadino medio italiano, non ci sia piu' un disegno condiviso (che non vuol dire omologazione), che è stato sostituito da un generico rispetto per le culture altrui che rispetto non è, ma solo mancanza di un denominatore comune.

Che ci possano essere scuole private è riconosciuto dalla nostra Costituzione e nessuno l'ha mai messo in discussione; pensare pero' che il nostro possa in futuro ancora chiamarsi Paese, quando i cittadini fin dalla piu' tenera eta' verranno educati in scuole molto caratterizzate (qualcuna cattolica, ma anche coraniche, ebraiche, "padane" o solo "laicamente" facili) significa aspettarsi non il melting pot nordamericano, ma semplicemente la più vicina dimensione bosniaca.

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