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attualità scientifica
aumentano i casi di cancro alla prostata

I casi di cancro alla prostata sono in aumento, ma la mortalita' e' diminuita. E' importante scoprire il cancro in tempo, in quanto non produce sintomi ne' dolori. Tra gli individui maschi causa lo stesso timore di quello al seno o all'utero tra le donne.

Un uomo su sei tra i cinquanta e gli ottanta anni si ammala di cancro alla prostata; il picco e' individuato nei sessantasette anni. L'aumento di questa infermita' si crede sia correlato all'aumento dell'eta' media. Non sono stai riscontrati fattori ambientali o di stile di vita.

L'apparizione vent'anni fa dell'esame dell'antigene prostatico specifico (PSA) e' stata una grande scoperta.

Si tratta di un test per vedere i livelli nel sangue di una proteina prodotta dalla prostata. Gli uomini con un'abnorme crescita delle ghiandole hanno livelli maggiori di antigene rispetto ai sani. Il livello varia con l'eta'.

Tra i quaranta ed i quarantanove anni costituisce un segnale d'allarme un livello di antigene maggiore di 2,5 ng/ml, mentre e' anormale un livello superiore a 4 ng/ml negli uomini di eta' superiore ai cinquanta.

Alcuni ricercatori mettono in dubbio la validita' del PSA, perche' si sono verificati casi di malati con antigene normale e di sani con antigene anormale, in quanto l'esame si limiterebbe a marcare solo l'abnorme crescita della ghiandola. Secondo questa linea di pensiero l'esame migliore resta quello del tatto rettale, seguito da una biopsia.

Se nella biopsia si rilevano cellule cancerogene, sono misurate secondo la scala di Gleason, che va da 1 (tumori iniziali) a 10 (tumori aggressivi).

Riscontrata la presenza del cancro, resta da decidere quale sia il trattamento migliore. Di solito viene utilizzato il metodo chirurgico, ovvero la prostatectomia radicale. Negli ultimi anni la migliore conoscenza dell'anatomia di questa parte del corpo ha fatto in modo che il chirurgo riesca a preservare nervi e tessuti, anche se ancora oggi il cinque per cento degli operati soffre di incontinenza urinaria e il venti per cento di impotenza.

Cio' si deve al fatto che la prostata appoggia su alcuni vasi e nervi che portano sangue al pene e l'opera del chirurgo sia, di conseguenza, molto difficile.

La prostatectomia si puo' anche fare mediante un intervento di chirurgia laparoscopica, realizzata con due piccole incisioni e l'aiuto di una telecamera, ma la tecnica e' ancora agli inizi e il risultato non e' sempre garantito.

Un'alternativa e' rappresentata dalla radioterapia, esterna o interna. Quella interna, detta brachiterapia, consiste nell'impiantare marcatori di isotopi radioattivi nella prostata, l'esterna consiste nell'irradiare la zona interessata. La radioterapia e' consigliata ad uomini di eta' avanzata che possono correre il rischio che il tumore si riformi dopo quindici anni. Si puo' effettuare anche un trattamento ormonale, per bloccare il testosterone, che stimola la crescita del tumore.

Il cancro alla prostata ha uno sviluppo molto lento e, se diagnosticato in tempo, puo' essere curato nell'ottanta per cento dei casi. L'altra faccia della medaglia e' che, non producendo sintomi, puo' svilupparsi attaccando la vescica, i linfonodi, le ossa. La cosa migliore da farsi e' di sottoporsi a controllo, passati i cinquant'anni, o anche prima.

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