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cronache
la riforma contrastata

Il Segretario generale delle nazioni unite, Kofi Hannan, gia' diverso tempo prima di essere eletto, nel 1996, sosteneva la necessita' di riformare il Consiglio di Sicurezza, fermo nella sua struttura agli anni ormai lontani della costituzione dell'ONU (e' formato da cinque membri permanenti con diritto di veto e da dieci a rotazione).

Sono passati gli anni ma la riforma ancora non e' andata in porto, mentre continuano le polemiche nel palazzo di vetro tra i Paesi che vorrebbero mantenere lo statu quo, quelli che vorrebbero ampliare il Consiglio di Sicurezza (sperando di essere cooptati tra i membri permanenti), quelli che parlano di "perdita di efficacia" in caso di ampliamento e quelli che vorrebbero abolire i membri permanenti con diritto di veto.

L'ultima e' l'opzione che ha meno possibilita' di riuscita, in quanto c'e' la netta contrarieta' dei membri permanenti, tra i quali gli Stati Uniti, il paese che contribuisce maggiormente in termini economici al mantenimento dell'ONU.

La Germania punta ad avere un seggio permanente nel Consiglio rinnovato, ma c'e' l'opposizione di numerosi Paesi che fanno notare come l'Europa, con il cinque per cento della popolazione mondiale, ha gia' due scranni in Consiglio di Sicurezza (Francia e Inghilterra), laddove non si consideri Europa la Russia, per cui, in realta' l'Europa e' presente con tre membri su cinque.

Maggiori chanches hanno, sulla carta, Paesi extraeuropei come Brasile, Giappone, India e Sudafrica, anche se le pressioni tedesche sulle Nazioni piu' povere (e quindi piu' sensibili agli aiuti economici) si fanno pesantemente notare.

La prossima estate, probabilmente, si arrivera' quantomeno alla presentazione di uno schema di riforma studiato da un gruppo di personalita' di prestigio mondiale in campo politico, sociale e culturale.

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