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enigma terrorismo
di Piero Pastoretto

...Sit vobis tellus levis, Milites Italiae

Allorche' ho cominciato a scrivere questo articolo non potevo certo prevedere quanto il suo argomento ci avrebbe dolorosamente colpito da vicino. Il fatto e' che una domanda mi occupava la mente da diversi mesi: un dubbio che certamente molti altri nutriranno insieme a me, anche se fino ad oggi non ho trovato nessuno che mi aiutasse a risolverlo. In sostanza mi chiedo perche' il terrorismo si sta sviluppando in forma tanto virulenta in Iraq, mentre l'Afghanistan al suo confronto continua a rimanere una sorta di oasi di pace. Eppure l'Afghanistan era ed e' un paese fondamentalista, mentre l'Iraq non lo e' mai stato; e nemmeno si può pensare che i talebani siano stati sterminati dalla guerra del 2001, ne' che degli uomini così fanatici abbiano deposto il kalashnikov e la bomba rinunciando a resistere alle truppe di occupazione.

Una risposta tutto sommato sensata potrebbe venire dall'argomentazione che in quelle regioni aspre e montuose si nascondano ancora dei centri nevralgici e dei personaggi di spicco di Al-Qaeda, e che per ragioni di sicurezza "la base" non organizzi attentati al fine di non scatenare la reazione alleata che potrebbe mettere in pericolo l'intera struttura terroristica.

Anche ammesso che la riflessione sia giusta, non risponde pero' al secondo corno del dilemma: perche' in Iraq, e soprattutto con quali obiettivi? Non certo per la restaurazione di Saddam, anche se alcuni terroristi sono suoi fedelissimi fedayn; ne' per puro spirito nazionalistico, perche' gli attentati sono diretti contro gli stessi membri del governo provvisorio iracheno; quanto all'antiamericanismo di fondo, esso certamente c'e', ma non basta a spiegare gli attacchi contro la Croce Rossa ed i membri dell'ONU, incolpevole della guerra perche' l'aveva avversata, e che anzi, con la risoluzione 1511, cerca di trovare una soluzione che implichi al più presto il ritiro degli statunitensi. Quanto alla Turchia, se e' vero che si vuol colpire un paese avviato verso la democrazia e l'integrazione con l'Europa, ciò non ha alcuna attinenza, se non la vicinanza geografica, con la situazione dell'Iraq.

Anche la tipologia degli attentati e' singolarmente ibrida e pare svelarne una diversa matrice: dall'uso di agguati con armi leggere, come nei territori palestinesi, alle automobili imbottite di esplosivo, come in Cecenia, alle azioni suicide, come quelle di Al-Fatah, all'impiego di moderni missili antiaerei, come durante la resistenza afgana contro i sovietici.

Ma qual e' l'obiettivo finale di tutte queste azioni rimane un'incognita, in quanto si è appena visto che nessuna soluzione sul tavolo sembra gradita ai terroristi. Certamente si tratta di gruppi diversi coordinati e diretti da al-Qaeda, che usa "mano d'opera" locale proveniente soprattutto dallo Yemen e dall'Arabia saudita; e forse ciascuna di queste organizzazioni ha anche un obiettivo specifico che non ha nulla a che fare con la favola della resistenza irachena, indirizzato in parte contro gli arabi moderati, in parte contro il satana americano, in parte contro il globalismo economico e politico occidentale. A cementare questo variegato coacervo di gruppi sarebbe l'integralismo islamico, ma ho la forte sensazione che l'obiettivo finale non sia la costruzione di un islam fondamentalista, anche se l'integralismo rimane l'ideologia di base sbandierata. Non vorrei passare per visionario, ma mi pare che dietro a tutto ci sia un fine nascosto, al quale il fondamentalismo serve a fornire la forza lavoro, o, se si preferisce, gli "utili idioti"; un fine politico e forse anche economico, una colossale sfida, una prova d'orchestra in grande stile, che ha come obiettivo immediato il caos non solo in Iraq, ma in tutta la zona del Golfo e del Medio Oriente. Tuttavia il caos non può essere lo scopo finale, ma solo lo strumento per conseguire un nuovo ordine che è nella mente di chi dirige il piano, sia che si tratti di un movimento, come al-Qaeda, sia che si tratti di uno o più stati (utili soprattutto per i finanziamenti), sia che si tratti di entrambe le cose insieme. Il terrorismo infatti non è follia, posto che qualcuno lo creda tale; e' invece una strategia che non vuol rivelare i suoi veri scopi se non dopo aver vinto la propria battaglia sul campo. Ma quale sia questo disegno nascosto, che pure deve avere una sua logica interna, mi sfugge completamente, e non credo proprio di essere in grado di formulare una qualsiasi ipotesi.

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