torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

editoriale
la filiera e il podestà
di G. V. R. M.

Il fatto che tantissimi giornali abbiano già abbondantemente stigmatizzato il voltafaccia del PD sull'abolizione delle province non ci esime dal parlarne qui. I fatti sono noti: la proposta di abolizione presentata dall'IDV ha avuto l'appoggio dell'Unione di Centro, ma non quella del PD, che si è astenuto, perdendo con un colpo la possibilità di infliggere una sonora sconfitta al Governo, di cavalcare la volontà di cambiamento degli italiani e, cosa di non poco conto, visti i tempi, di fare un drastico taglio ai costi della politica.

La verità è che ben quaranta, su centodieci, sono le province a presidenza PD, la maggioranza relativa, che non significa quaranta poltrone, ma tutta una filiera di assessori, segretari, addetti vari, fornitori, imprenditori, clientes, grazie alla quale il partito può sostenersi e dare lavoro ai propri attivisti. Nessuno vuole qui rievocare il fantasma del PCI, per carità, ma è un dato di fatto che i dirigenti del PCI erano funzionari di partito a tempo pieno. L'abolizione delle province darebbe un colpo mortale alle casse del PD. Ovviamente lo stesso discorso si può fare per tutti i partiti che amministrano province, anche se l'Unione di Centro, appoggiando Di Pietro, ha mostrato di guardare oltre i propri interessi di bottega.

Bersani si è arrampicato sugli specchi per tentare di giustificare questo colpo al "vento del cambiamento" da lui sempre tanto evocato e sbandierato, arrivando, perfidamente, a fare una nemmeno tanto velata analogia tra chi vuole risparmiare miliardi di euro e chi vorrebbe tornare al podestà (errore storico, detto per inciso, perché il podestà amministrava il comune e non la provincia).

Nella proposta di legge di riordino delle province firmata da alcuni deputati di seconda fila del PD, si afferma che "Il PD, infatti, non è mai stato per l'abolizione dell'istituzione provincia"; tutti ricordano invece che era un cavallo di battaglia di Walter Veltroni nel 2008, come lo era d'altronde di Berlusconi nel corso della stessa tornata elettorale.

Lo stesso Veltroni, pur astenendosi in aula per disciplina di partito, aveva fatto sentire la propria voce in seno al gruppo parlamentare, sottolineando che abolire le province sarebbe stato un segnale deciso e di novità sui costi della politica. "Se il vento davvero sta cambiando - aveva detto Veltroni - bisogna anche capire in che direzione vada". Secondo l'ex leader andava colta l'occasione di dare un segnale ai cittadini e mandare il governo in minoranza.

Sempre nella relazione che accompagna la proposta di legge del PD, si afferma che "ad esempio, le questioni relative ai trasporti, all'assetto idrogeologico, agli aspetti ambientali e alle strade costituiscono una dimensione (...) che non dovrebbe essere gestita dalle regioni." Perché le regioni non dovrebbero la relazione non lo spiega. Nell'articolato si stabilisce che le regioni possono ridisegnare l'assetto, abolendo le province delle città trasformate in aree metropolitane (se non è zuppa...) e abolendo anche singole province. Staremo a vedere quando le regioni affronteranno il problema, soprattutto la Sardegna che è passata da quattro ad otto province e la Calabria da tre a cinque. Immaginatevi quanti impiegati, tra provinciali e delle prefetture, e che tipo di "filiere" le nuove istituzioni hanno portato.

La verità è che tutti parlano di innovazione, di globalizzazione, di fine del posto fisso ed inizio di un'era in cui il lavoratore cambierà molti posti e funzioni nel corso della sua carriera, come avviene nei paesi anglosassoni, ma il sogno dell'italiano medio è che il figlio possa contare su di uno stipendio fisso, magari modesto, ma sicuro, ed i politici italiani, chiacchiere a parte, sono sempre molto attenti alle esigenze di portaborse e galoppini.

articolo pubblicato il: 10/07/2011

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it