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libri
"Chris Marker o Del film saggio"

di Ivelise Perniola


Per il 90° anniversario della nascita del regista francese

Chris Marker o Del film-saggio
di Ivelise Perniola
Edizioni Lindau | Saggi | pp. 282 | euro 24,00 | ISBN 978-88-7180-781-2 | Seconda edizione: aprile 2011

IL LIBRO Chris Marker, pseudonimo di Christian-François Bouche-Villeneuve (Neuilly-sur-Seine, 29 luglio 1921), è l'esponente di punta di un cinema estraneo a ogni moda e a ogni compromesso commerciale. Dall'esordio sul finire degli anni '50 sino ai giorni nostri, ha sviluppato un linguaggio cinematografico in continuo rinnovamento, dal cine-romanzo a immagini fisse di La jetée, al pamphlet di contro-informazione politica (Loin du Vietnam e Le fond de l'air est rouge), alla tecnologia digitale con il cd-rom Immemory. Nel tempo ha poi affinato l'arte del film-saggio: affascinante incrocio di riflessione filosofica, immagine documentaria, found footage, tecnologia digitale e materiale d'archivio. Il suo immaginario è formato da una memoria iperattiva alla continua ricerca di referenti simbolici e di assonanze spirituali, come quelle stabilite nel corso degli anni con Andrej Tarkovskij e Akira Kurosawa. Grande viaggiatore, o, per usare un termine a lui caro, instancabile globe-trotter, con i suoi film dedicati all'Africa, al Giappone, alla Siberia, ha offerto uno straordinario contributo di conoscenza. Si può insomma ragionevolmente affermare che Chris Marker è un autore la cui scoperta è in grado di modificare la chiave di lettura del cinema prodotto negli ultimi cinquant'anni. In occasione dell'approssimarsi dell'anniversario della sua nascita, torna in libreria questa nuova edizione rivista e aggiornata.

L'AUTRICE Ivelise Perniola insegna Storia e critica del cinema e Cinematografia documentaria presso l'Università Roma Tre. Ha curato il volume Cinema e letteratura: percorsi di confine (Marsilio, 2002). Ha pubblicato Oltre il neorealismo. Documentari d'autore e realtà italiana del dopoguerra (Bulzoni, 2004), L'immagine spezzata. Il cinema di Claude Lanzmann (Kaplan, 2007) e vari saggi dedicati al cinema di nonfiction.

DAL LIBRO Il 29 luglio del 2011 Chris Marker compirà novant'anni; l'ultimo film pensato per una proiezione in sala è Level Five del 1996. Gli ultimi quindici anni del suo personalissimo percorso autoriale sono segnati dal profetico incontro con la rete e con le sue numerose diramazioni, al punto che sembra quasi che Marker per decenni non abbia atteso altro che questo incontro con un mezzo che sposasse così incondizionatamente la sua poetica. Marker un internauta prima dell'avvento di Internet, come Aby Warburg, del resto. La rete favorisce la visione soggettiva e riflessiva del materiale proposto, non ha limiti cronologici né spaziali, può giocare con i tempi morti e con gli spazi vuoti, può accogliere frammenti di provenienza eterogenea, è svincolata da diritti d'autore, è nascosta e visibile allo stesso tempo, i contatti che riceve sono numerabili e identificabili, è democratica e antielitaria. La rete uccide il cinema, ma il cinema, secondo Marker, è già morto da tempo (e La Jetèe è la sua struggente opera testamento). Il piccolo schermo, che sia un monitor televisivo o la schermata di un computer, riproduce solo il simulacro di un film, come sostiene Marker in Immemory: «L'ombra di un film, il rimpianto di un film, la nostalgia, l'eco di un film, ma mai un film». Grazie a questa consapevolezza, maturata ben prima di tanti altri colleghi cineasti, Marker supera il cinema, approdando negli ultimi quindici anni a una forma espressiva trans-mediale, in grado di coniugare arte contemporanea e saggismo letterario e in grado di adattarsi a supporti di proiezioni e luoghi di esposizione eterogenei e molto lontani l'uno dall'altro (dall'I-Phone al museo). Se il cinema è morto, il libero pensiero è ancora vivo (anche se non si sente troppo bene, come ci dice il regista francese in una delle sue ultime opere, Chats perchés del 2004). La riflessione intellettuale, la trasformazione della prosaicità dell'esistenza in poesia, l'impegno politico e ideologico adattato alla crisi dei valori della contemporaneità rimangono le marche distintive della poetica markeriana, anche se applicate a strutture libere e poco codificate come i blog e gli avatar di Second Life, dimensione perfetta per la passione markeriana della falsificazione onomastica.

articolo pubblicato il: 29/04/2011

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