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arte e mostre
"Damien Hirst or The Love of God"

a Firenze


DAMIEN HIRST FOR THE LOVE OF GOD Il Teschio di Diamanti di Damien Hirst esposto a Firenze

Palazzo Vecchio 26 novembre 2010 - 1 maggio 2011

«Come artista cerco di fare cose in cui la gente può credere, con le quali possa relazionarsi, che possa sperimentare. Occorre dunque esporle nel miglior modo possibile». Damien Hirst nel 2008 «[...] ciò che è bello, sia un animale sia ogni altra cosa costituita di parti, deve avere non soltanto queste parti ordinate al loro posto, ma anche una grandezza che non sia casuale; il bello infatti sta nella grandezza e nell'ordinata disposizione delle parti [...]». Aristotele, Poetica For the Love of God, il teschio tempestato di diamanti opera dell'artista inglese Damien Hirst diventato leggendario da quando venne esposto per la prima volta nel 2007, verrà esposto a Palazzo Vecchio, a Firenze, dal 26 novembre 2010 al 1 maggio 2011. Promosso dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità e dai Musei Civici Fiorentini, l'evento è stato ideato da Memoria srl, curato da Francesco Bonami e prodotto e organizzato da Arthemisia Group. For the Love of God è un calco di platino di un teschio umano in scala reale tempestato di 8.601 diamanti al massimo grado di purezza o con pochissime imperfezioni, per un totale di 1.106,18 carati. Sulla fronte è incastonato un grande diamante rosa a forma di goccia anche noto come "la stella del teschio". I denti sono stati ricavati da un cranio vero del Settecento acquistato da Hirst a Londra. Il teschio di diamanti non ha precedenti nella storia dell'arte. Sotto un certo aspetto, l'opera rappresenta un tradizionale "memento mori", un oggetto che parla della transitorietà dell'esistenza umana. Come scrive lo storico dell'arte olandese Rudi Fuchs: «Il teschio è sovrannaturale, quasi celestiale. Proclama la vittoria sulla decadenza. Al tempo stesso rappresenta la morte come qualcosa di infinitamente più implacabile. Rispetto alla lacrimosa tristezza di una scena di vanitas, il Teschio di Diamanti è gloria pura». Palazzo Vecchio è la storica sede del governo fiorentino e uno dei grandi capolavori dell'arte e dell'architettura del Rinascimento italiano. I sontuosi ambienti decorati su progetto di Vasari, ospitarono la corte del duca Cosimo I de' Medici. Il pubblico potrà ammirare For the Love of God esposto nella Camera del Duca Cosimo passando attraverso lo Studiolo di Francesco I de' Medici, solitamente visitabile solo su prenotazione, in un confronto irripetibile fra la wunderkammer di Palazzo de' Medici - capolavoro del Manierismo fiorentino realizzato fra il 1570 e il 1575 - e For the Love of God, il tour de force dell'artista contemporaneo Damien Hirst. Da quando è stato creato, For the Love of God è stato esposto solo due volte prima dell'evento fiorentino. Dopo la presentazione inaugurale al White Cube di Londra (la galleria di Damien Hirst) nel 2007, l'opera è stata al Rijksmuseum di Amsterdam nel 2008 attirando più di 250.000 presenze. Il Comune di Firenze, i Musei Civici Fiorentini e Arthemisia Group ringraziano Pitti Immagine per la collaborazione.

Damien Hirst Nasce a Bristol nel 1965 e cresciuto a Leeds, Damien Hirst studia al Goldsmiths College di Londra. Fra le mostre da lui curate ai tempi del Goldsmiths c'è la leggendaria "Freeze", nel 1988, dove espone insieme ad altri artisti contemporanei: l'evento segnerà un momento decisivo per il lancio dei Young British Artists e per l'avanguardia artistica inglese in generale. L'opera di Hirst abbraccia aspetti scientifici, filosofici e religiosi dell'esistenza e contempla scultura, pittura e opere grafiche. L'artista ha esposto in tutto il mondo e nel 1995 ha vinto il Turner Prize con for Mother and Child Divided. Nel 2004, alla Tate Britain, organizza insieme a Sarah Lucas e Angus Fairhurst la mostra "IN-a-Gadda-da-Vida" dove espone i suoi ultimi lavori. Nel 2006 la Serpentine Gallery di Londra dedica alla sua collezione murderme la mostra "In The Darkest Hour There May Be Light". Le opere di Hirst sono entrate a far parte di alcune delle più prestigiose collezioni internazionali fra le quali la Tate di Londra, il British Council in Inghilterra, il MoMA di New York, l'Hirshorn Museum and Sculpture Garden di Washington DC, le National Galleries of Scotland di Edinburgo, la Broad Art Foundation, il Centraal Museum di Utrecht, la Neue Galerie di Graz e gli Staatliche Museen di Berlino.

Palazzo Vecchio e lo Studiolo di Francesco I Edificato fra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento per ospitare gli organi di governo della città, nel corso del Cinquecento diventa la residenza del duca Cosimo I de' Medici e della sua corte. Prese l'appellativo di "Palazzo Vecchio" dopo il 1565, quando la corte medicea si spostò nella nuova reggia di Palazzo Pitti. Il figlio di Cosimo, Francesco I commissionò la costruzione e la decorazione dello Studiolo al pittore e architetto di corte Giorgio Vasari e all'erudito don Vicenzo Borghini. La stanza è uno scrittoio segreto all'interno degli appartamenti privati del granduca e destinato a ospitare piccoli oggetti, rari e preziosi, appartenenti alla sua collezione. Gli oggetti erano custoditi negli armadi a muro che corrono lungo le pareti e le raffinate decorazioni di soggetto mitologico e religioso che ricoprono interamente le superfici dell'ambiente alludono alle loro specifiche qualità naturali e artistiche. Le decorazioni comprendono le scene dipinte sugli sportelli in legno e sulle lavagne del registro superiore, gli affreschi della volta e i bronzi ubicati nelle nicchie di marmo mischio. Concepito come una sorta di microcosmo, secondo la tradizione Francesco I amava ritirarsi qui per coltivare in solitudine i suoi interessi scientifici e alchemici. Il granduca volle che alla sua decorazione partecipassero tutti i principali pittori attivi a Firenze in quegli anni, più di trenta artisti che vi lavorarono tra il 1570 e il 1575. Fra gli scultori spiccano i nomi di Giambologna, Bartolomeo Ammannati, Vincenzo Danti, mentre tra i pittori si ricordano il fiammingo Giovanni Stradano, Alessandro Allori, allievo del Bronzino, Giovan Battista Naldini, Santi di Tito. Lo Studiolo era stato completato da poco quando Francesco I cominciò a trasferire il contenuto degli armadi e le statue di bronzo nella Tribuna degli Uffizi realizzata nel 1584. Dopo la sua morte avvenuta nel 1587 anche gli altri apparati ornamentali vennero progressivamente smantellati. L'attuale ricostruzione dello Studiolo fu promossa nel 1910 all'interno di un più generale riallestimento degli ambienti medicei di Palazzo Vecchio. In quella fase, sulla base del carteggio tra il Borghini e il Vasari, fu possibile rintracciare la decorazione dispersa tra vari musei fiorentini e ricollocarla nel suo luogo d'origine.

articolo pubblicato il: 23/11/2010

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