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opinioni e commenti
il Califfo batte cassa

la richiesta dei benefici della legge Bacchelli per il cantautore e gli sperperi di una vita spericolata

di Carla Santini

La richiesta di Franco Califano (due volte incriminato per fatti di droga, ventimila euro di reddito annuo per diritti d'autore) di accedere ai benefici della Legge Bacchelli, se ha scatenato i commenti negativi di tanti comuni mortali, non ha affatto trovato, in compenso, quell'incredula indignazione che ci si attendeva tra coloro che, per un motivo o per l'altro, sono cittadini al di sopra degli altri. VRenata Polverini, Governatrice del Lazio, è andata anche oltre, dichiarandosi pronta a ricevere quanto prima il cantautore per esprimergli la propria solidarietà. La cosa ha provocato un simpatico commento, tra i tanti negativi, sul sito Corriere.it, di un lettore piemontese che invidia i cittadini laziali che quando sono in difficoltà o trovano difficile sopravvivere con la pensione sociale sono ricevuti, tutti indistintamente, nella sede della Regione Lazio.

Ma gli echi di questa vicenda che in altre epoche, anche vicine, sarebbe apparsa surreale si sentono solo tra le persone qualunque, perché ormai, in un Paese di caste, è difficile incontrare un minimo di decenza tra chi si sente orwellianamente più uguale degli altri.

Califano ha quasi rivendicato con orgoglio il fatto di aver sperperato una fortuna in Ferrari ed altre auto di superlusso, di aver utilizzato alberghi a cinque stelle come garçonniere per incontri amorosi e di non aver mai comprato una casa per il gusto di cambiare spesso domicilio senza seccature burocratiche.

Ognuno è libero di vivere la propria vita spericolata, salvo poi non pretendere solidarietà tra gli anziani che faticano ad arrivare a fine mese o tra i giovani che non sanno quanto potranno avere di pensione un giorno, sempre che, costretti ad accettare lavori in nero, riescano comunque ad avere qualcosa oltre alla pensione minima.

Ma è la stessa Legge Bacchelli (L. 440 dell8 agosto 1985 che prevede un assegno vitalizio per i cittadini indigenti che si sono distinti nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport) ad essere sostanzialmente discutibile. Riccardo Bacchelli fu scrittore fecondissimo, Accademico d'Italia, giornalista, sceneggiatore de "I promessi sposi" per la RAI e due suoi romanzi "il Mulino del Po" ed "Il diavolo a Pontelungo" furono trasposti sul piccolo schermo. Non si può dire che non abbia guadagnato negli anni; se poi a novantaquattro anni si trovò in difficoltà (poté usufruire dei benefici della legge omonima solo per pochi mesi) ci si chiede perché non avesse risparmiato di più.

Per quanto riguarda genericamente lo sport si può comprendere gli aiuti ad un campione di una di quelle discipline che danno tanto onore ma pochi soldi, ma se un domani ne dovesse fare richiesta un calciatore che ha guadagnato cifre iperboliche non si sa quanto sarebbe giusta l'applicazione della legge nei suoi riguardi.

Califano non è stato l'unico a richiedere il vitalizio nel mondo dei cantanti. Ne usufruirono Joe Sentieri ed Umberto Bindi. Tra i tanti nomi della "Bacchelli" forse quest'ultimo è l'unico che non avesse sperperato in gioventù. Bindi, che scrisse canzoni indimenticabili, fu cacciato dalla RAI di Bernabei perché omosessuale; ai suoi tempi radio e televisione erano ferramente monopolio della RAI ed era quindi impossibile fare conoscere per altri canali le proprie composizioni.

Per tornare all'inizio, il fatto che la richiesta di Califano non abbia provocato alcuna reazione negativa tra coloro che fanno opinione, o almeno credono di farla, è sintomo di quanto un certo mondo, per dirla con il grande De André, "se ne frega della decenza".

articolo pubblicato il: 11/11/2010 ultima modifica: 06/12/2010

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