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arte e mostre
Rodin visto da Rilke

alla Fondazione Gianadda di Martigny

di Michele De Luca

“La bellezza - scriveva Rodin nel 1911 - è il carattere e l’espressione. Ora, non c’è nulla nella natura che abbia più carattere del corpo umano. Esso evoca con la sua forza e la sua grazia le immagini più diverse. In certi momenti, assomiglia a un fiore: la flessione del torso imita lo stelo, il sorriso dei seni, della testa e i capelli corrispondono allo sbocciare della corolla. In altri momenti ricorda una liana flessuosa, un arbusto dalla curvatura sottile e ardita. Il corpo umano è soprattutto lo specchio dell’anima e da là viene la sua più grande bellezza”. Sono parole del grande scultore che ci immettono nel suo mondo creativo, così pieno di sensualità e di suggestioni. Ed ecco ancora una grande, ma particolare, mostra a lui dedicata, che ce ne offre una particolare chiave di lettura attraverso il suo rapporto con il grande poeta Rainer Maria Rilke.

La scultura di Auguste Rodin (Parigi, 1840 – Meudon, 1917) torna protagonista alla Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, in Svizzera, con un progetto espositivo inedito dedicato al rapporto tra arte e poesia. Fino al 22 novembre 2026, tutti i giorni, il pubblico potrà visitare “Rodin selon Rilke” (“Rodin secondo Rilke”), a cura di Véronique Mattiussi, una mostra organizzata dal Museo Rodin di Parigi insieme alla Fondazione Pierre Gianadda, che propone un nuovo sguardo sull’opera del maestro francese attraverso la sensibilità e la scrittura di Rainer Maria Rilke (Praga, 1875 – Montreux, 1926), uno dei maggiori poeti di lingua tedesca del XX secolo. Per la quarta volta Auguste Rodin diventa l’ospite prestigioso della Fondazione, ma questa volta il percorso si concentra su un tema completamente nuovo: il dialogo profondo tra lo scultore e il poeta che seppe leggere la sua opera con una straordinaria capacità interpretativa. La mostra accompagna i visitatori in un itinerario poetico articolato in diversi capitoli, costruito attraverso capolavori di Rodin e brani scelti dagli scritti di Rilke, scomparso esattamente cento anni prima dell’apertura dell’esposizione.

Al centro del progetto c’è una domanda fondamentale: chi era Rilke, il giovane poeta autore della monografia su Auguste Rodin pubblicata nel 1903 e diventata uno dei testi più importanti mai dedicati allo scultore? Rainer Maria Rilke nasce a Praga nel 1875 e trascorre un’infanzia segnata dalla solitudine. Dopo il diploma studia letteratura e nel 1896 pubblica le sue prime poesie. La sua formazione artistica si intreccia presto con quella della scultura: sposa infatti la scultrice Clara Westhoff, che aveva frequentato nel 1900 il brevissimo Institut Rodin. Proprio grazie a un incarico editoriale nasce il rapporto destinato a segnare profondamente la sua vita. Un editore tedesco affida infatti a Rilke la realizzazione di una monografia dedicata a Rodin. Il primo incontro tra i due avviene a Parigi nel 1902, quando lo scultore è ormai all’apice della fama internazionale. Tra il giovane poeta e il maestro nasce rapidamente un rapporto privilegiato. Rodin apprezza la presenza di Rilke e il poeta trascorre un periodo a Meudon, dove lo scultore risiede, per osservare da vicino il suo lavoro e preparare il volume. Pubblicata nel marzo del 1903, la monografia si trasforma in una sorta di inno al genio di Rodin. L’opera viene considerata un testo fondativo per la conoscenza dello scultore e diventa uno dei libri su Rodin più tradotti al mondo. Lo stesso artista riceve una copia del volume, decide di farla tradurre e, dopo averne letto il contenuto, riconosce il talento del giovane autore manifestandogli la propria gratitudine.

Dal 1902 in poi, per dieci anni, Parigi fu il “cuore, della vita del poeta. L’incontro con Rodin, l’assidua frequentazione e l’inedito dialogo con lui, le loro visite nei musei lo influenzarono e plasmarono potentemente, permeano in maniera incredibile i suoi scritti tanto da influenzare le sue due raccolte di Nouveaux poèmes del 1907 e 1908. La conclusione del percorso non utilizza più la poesia per spiegare Rodin, ma mostra come Rodin abbia contribuito a trasformare lo stesso universo creativo di Rilke. Il punto culminante è rappresentato dalla lettura di “Torso arcaico di Apollo”, una delle poesie più celebri del poeta, con il suo verso finale diventato simbolico: “Devi cambiare la tua vita”.

Nell’allestimento della Fondation Gianadda, al centro dello spazio espositivo figurerà “Le penseur”, monumentale scultura in gesso (1903) di Rodin, la più emblematica e conosciuta delle sue opere. Fu concepita per essere collocata al centro della parte superiore della “Porte de l’enfer”, opera in bronzo concepita tra il 1880 e il 1917 e ispirata alla Divina Commedia di Dante. Rodin interpreta “Il pensatore” come un uomo in meditazione, che affronta i tormenti dell’animo umano. Per Rilke, “il pensatore siede perso nei suoi pensieri e muto, oppresso da immagini e idee, e tutta la sua forza (che è la forza di chi agisce) è il pensiero. Tutto il suo corpo si è trasformato in un teschio, e tutto il sangue che scorre nelle sue vene in un cervello”.

Un’ultima sezione è dedicata al rapporto tra Rilke e il Vallese, territorio nel quale il poeta trascorre gli ultimi anni della sua esistenza. Il 28 giugno 1921 Rilke si stabilisce in Svizzera, a Sierre, trasferendosi nel castello di Muzot acquistato dal suo mecenate Werner Reinhart. La memoria di Rilke rimane ancora oggi particolarmente viva nella Noble-Contrée, dove nel 1986 nasce la Fondazione Rilke e l’anno successivo viene istituito il Museo Rilke. L’attuale direttore, il dottor Marcel Lepper, contribuisce al progetto con un testo inserito nel catalogo e con importanti documenti relativi alla vita del poeta. Tra questi figura una lettera manoscritta di Rilke a Eduard Korrodi, acquistata da Léonard Gianadda e donata alla Fondazione Rilke nel 2021.

articolo pubblicato il: 12/09/2026

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