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politica estera
Martinelli conquista Panama

l'innovativa campagna elettorale studiata da un consulente di Bush

di Carla Santini

L'elezione a Presidente della Repubblica di Panama di Ricardo Martinelli, multimilionario conservatore, si deve ad una campagna elettorale ben orchestrata. Martinelli, proprietario di una catena di supermercati, nonché di mulini, mattatoi, zuccherifici ed altre imprese, ha vinto le elezioni con il sessantatré per cento delle preferenze, una maggioranza schiacciante di ventitré punti di differenza sulla candidata del Partito Rivoluzionario Democratico, Balbina Herrera, un successo che nessuno avrebbe immaginato ancora alla vigilia.

Nelle elezioni del 2004 il milionario aveva racimolato con la sua formazione un misero cinque per cento dei voti, in quanto i conservatori di Panama, dopo la fine del regime dittatoriale, si riconoscono nel Partito Panamense. Ma il cinquantasettenne imprenditore questa volta è riuscito a catalizzare voti di destra e di sinistra, suscitando le critiche di coloro che non hanno apprezzato la sua strategia per raccogliere consensi, soprattutto perché si è trattato di una tattica vincente.

Il voto per Martinelli da parte della popolazione più povera è stato acidamente criticato dall'ex ministro socialdemocratico Mario Rognoni, il quale non ha gradito che una persona che si sposta abitualmente a bordo di un velivolo privato si sia permessa di usare un linguaggio di sinistra.

La campagna elettorale è stata orchestrata da Jimmy Papadimitriu, un panamense che come Martinelli ha studiato negli Stati Uniti e che a suo tempo aveva fatto parte come consulente dello staff elettorale di George W. Bush. Oltre alle promesse che qualsiasi politico fa alla vigilia di un'elezione, nel caso specifico lotta alla delinquenza, riforma sanitaria, riforma dell'istruzione con borse di studio per gli studenti poveri, la campagna ha visto slogan d'effetto, come "Camminando con le scarpe dei poveri" e spot in cui Martinelli era presentato nelle vesti del cittadino medio alle prese con le piccole incombenze quotidiane. Il nuovo Presidente, pur essendo ricchissimo, non appartiene all'aristocrazia dei "rabiblancos", quelle grandi famiglie che, direttamente ma più spesso indirettamente, governano Panama dal 1903, anno della secessione dalla Colombia, e che detengono la maggior parte della ricchezza del Paese.

La storia di Panama, che ancora brucia ai vicini colombiani, tanto da costituire il nucleo delle lezioni di storia nelle scuole della Colombia, comincia appunto quando un gruppo di politici, con l'appoggio più che interessato degli Stati Uniti, dichiara l'indipendenza delle province dell'istmo da Bogotá, nel 1903, firmando subito dopo un accordo con il governo USA in cui, dietro l'esile scudo di un trattato di cessione, si regalava in pratica ai nordamericani l'uso del Canale. Il trattato di utilizzo prevedeva che il rinnovo dello stesso fosse possibile anche con la sola volontà degli Stati Uniti, il che equivaleva, nei fatti, ad una cessione perpetua.

Solo dopo il "Giorno dei Martiri" del 1964, con più di venti panamensi uccisi dai marines nel corso di una manifestazione studentesca gli USA acconsentirono alla definizione di un diverso assetto della zona del canale, che divenne ufficiale sotto la presidenza di Jimmy Carter, con la firma di due nuovi Trattati che andavano a sostituire quello del 1903.

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