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crisi e speranze

come siamo arrivati alla crisi e come si potrà uscirne

di Vittorio Sordini

Per poter parlare di eventi particolarmente significativi in relazione alle dimensioni ed alla portata delle conseguenze che da essi derivano per l'intera Società, spesso siamo costretti a fare paragoni con analoghi eventi trascorsi e dei quali si pensa che tutti abbiano cognizione. La recentissima crisi mondiale è stata da più parti paragonata a quella che scosse l'economia circa un secolo fa e che tutti identificano come crisi del 1929.

Oggi in qualsiasi libro di economia troviamo la ricetta per poter superare la crisi del 1929; ora si possono muovere ben documentate critiche agli errori che furono commessi dai Governi e dalle Istituzioni dell'epoca. Oggi che ne sono state individuate le cause e si conoscono bene gli effetti ci domandiamo increduli: come è potuto succedere?

E' probabile che tra qualche decennio potremo disporre di dotte considerazioni circa la bufera finanziaria che si è abbattuta improvvisamente sulle nostre famiglie. Quella bufera che oggi tutti si affannano a misurare utilizzando come unità di misura la crisi del 1929.

Un lampo, seguito dopo pochi istanti da un tuono assordante, ha improvvisamente sconvolto la tranquilla attività delle varie comunità finanziarie. Sì : un lampo ha improvvisamente catturato l'attenzione di tutti che per qualche istante sono rimasti increduli e subito dopo l'assordante tuono, che ha spazzato via una gran parte delle certezze e gran parte dei dogmi sui quali a lungo e stabilmente ha poggiato la finanza.

Tutto questo ci ha cambiato la vita. Sì, anche a coloro convinti che la cosa non li possa riguardare.

In queste circostanze si riaffermano i valori importanti e quelle qualità che non possono prescindere dal sacrificio. L'importanza dello studio dal quale scaturisce la conoscenza e quella del lavoro dal quale scaturisce l'esperienza. Se non conosci non puoi presumere, se non hai sperimentato non puoi essere certo dei risultati. Attraverso lo studio si acquisiscono quelle cognizioni poi necessarie sul campo, cioè nel lavoro. E' certo che non si possono dimenticare o non conoscere le leggi che regolano l'economia. O peggio ancora non si possono sfidare con la sfrontatezza di colui che si crede invulnerabile. La posta in gioco è altissima. Si chiama stabilità. Stabilità nella sua accezione più ampia. La stabilità riguarda la famiglia e di conseguenza riguarda tutta la Società. In un Mondo cosiddetto globalizzato la stabilità riguarda tutti. Se il disastro economico si abbattesse su una larga parte della popolazione sarebbe scellerato non prevederne le conseguenze.

In queste circostanze epocali scendono in campo attori mossi da considerazioni di carattere etico. C'è chi ammonisce circa la scelleratezza dell'aver perso la strada maestra per incamminarsi nel labirinto dove si rincorre la ricchezza a tutti costi. Dove uno dei possibili costi è rappresentato dal sacrificio di ignari risparmiatori che sono stati umiliati in una delle loro grandi responsabilità: quella di amministrare quelle sostanze che rappresentano la tranquillità della famiglia.

Nel 1929 la frenata dell'economia ebbe ripercussioni sulle Istituzioni Finanziarie. Oggi una parte delle attività finanziarie ha ripercussioni sull'economia. L'entità e la durata di queste ripercussioni in questo momento non si conoscono; c'è speranza che tra qualche decennio si possano conoscere nei dettagli le cause, ma quello che più importa sapremo se l'enorme attività delle Istituzioni Preposte sia andata nella giusta direzione e abbia sortito gli effetti auspicati.

L'errore che oggi sembrerebbe sotto gli occhi di tutti è quello di aver pensato che sia possibile produrre ricchezza a prescindere dalla creazione di beni o servizi. Molti hanno pensato che per creare ricchezza sarebbe stato sufficiente creare con metodi matematici degli strumenti finanziari che si potevano auto alimentare in una progressione positiva infinita. In effetti anche Icaro l'aveva pensata bene. Aveva pensato: copi per bene e nelle dovute proporzioni le ali degli uccelli ed il gioco è fatto. In effetti tutto sarebbe andato a gonfie vele se non avesse commesso l'errore di volare troppo vicino al sole. Ma Icaro non si è trovato di fronte ad un evento futuro ed incerto che ha determinato la sua caduta. Sapeva che aveva usato la cera. Sapeva che il sole scalda. Ha commesso l'errore di non mettere in relazione i due fatti.

Quello che è successo nella fase di incubazione di questa pandemia finanziaria è esattamente lo stesso errore: non si sono messi in relazione alcuni temi fondamentali. Il merito del credito, cioè quel valore che ognuno di noi ha in funzione della propria capacità di rimborso di un debito; la quantità di risorse finanziarie disponibili in relazione alla capacità di produrre (non creare), e in che quantità ciò che si era prodotto sarebbe potuto essere disponibile per il consumo. In altre parole quanto risparmio sarebbe stato disponibile per soddisfare la richiesta di credito di coloro erano deputati a spendere quello che non avevano ancora prodotto.

In effetti non considerando la circostanza del venir meno della materia prima, il ciclo potrebbe apparire infinito. Molti hanno ignorato la relazione tra ricchezza prodotta, reddito disponibile e reddito destinato al consumo. Hanno ignorato il fatto che alcuni spendevano soldi di altri senza tenere conto che la loro capacità di rimborso poteva essere a rischio.Fior fiore di matematici avevano reso disponibili formule che partendo da principi solidi replicavano sistemi attraverso i quali era possibile creare ricchezza semplicemente facendo spendere ad alcuni ciò che altri avevano risparmiato, senza alcun contatto tra i vari attori, e, ancora più madornale, senza permettere che il risparmiatore avesse la minima percezione del fatto che stesse finanziando chi effettuava dei consumi. Quello che è ancora più madornale è che non si dava minimamente a chi consumava la possibilità di percepire che stava consumando al disopra delle proprie possibilità.

Per avere le mani completamente libere nella costruzione di questi strumenti finanziari fu necessario scrollarsi di dosso quelle poche regole obsolete, create per il controllo, additate come ostacolo al corretto sviluppo di un'economia basata sul libero mercato. Il gioco è stato fatto.

La spallata anche questa volta è arrivata da oltre Manica. Nel 1929 fu emulato il comportamento tenuto oltre Manica facendo mancare la necessaria liquidità al sistema finanziario e la crisi economica esplose. Oggi non è stato permesso di salvare con una fusione, con una importantissima Istruzione finanziaria inglese, la banca degli ormai famosi fratelli (Lehman Brothers) e come un fulmine che squarcia il cielo sereno è venuto a mancare il carburante di accensione di qualsiasi meccanismo finanziario: la fiducia.

Quella del 2008 probabilmente verrà identificata sui libri come la crisi caratterizzata dalla caduta della "fiducia". Quella fiducia che è stata distrutta nel nome di formule e sistemi matematici che non tenevano in nessun conto le intenzioni di coloro che aderivano ai contratti, perché gli strumenti finanziari sono sempre dei contratti, nel più completo dispregio della trasparenza. Se si fosse chiesto con chiarezza ai sottoscrittori di quei contratti ora tristemente noti con sigle, ai più incomprensibili, create con gli acronimi che identificano complesse operazioni finanziarie, se veramente avevano intenzione di mettere le proprie risorse a disposizione di chi era nell'intento di speculare sulla qualità del credito, oggi ci troveremmo in questa situazione? No senza alcun dubbio.

L'esperienza è importante ma quale è stato il prezzo in questa circostanza? Un prezzo altissimo. Si è persa la "fiducia", e la "speranza" che è un bene che fa parte del dna dell'umano è opacizzata. Potremo uscirne? E' necessaria una nuova Bretton Wood. Ognuno dovrebbe celebrare la propria personale Bretton Wood . La somma del buon esito di tutte le Bretton Wood dovrebbe generare l'esigenza di una nuova vera e concreta Bretton Wood, senza se e senza ma.

Significa regole certe e trasparenti, lotta senza quartiere alle attività illegali, pugno di ferro contro ogni attività che potrebbe direttamente e/o indirettamente danneggiare il libero mercato. Mercato libero non significa mercato senza regole, significa mercato che non può essere condizionato da attività perverse ed illegali palesemente o occultamente. Un mercato dove non esiste il beneficio del dubbio, ma dove tutto deve essere inequivocabilmente chiaro. Lotta senza quartiere ai"Paradisi Fiscali" cioè a quelle entità che adottando regole interne che favoriscono la possibilità di occultamento esercitano di fatto una concorrenza sleale nei confronti di quelle Istituzioni virtuose, nelle quali è proibito trasferire capitali senza lasciare traccia.

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