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storia
il generale cow-boy

George Smith Patton


"Nessuno vince la guerra dando la vita per il proprio Paese, ma facendo in modo che il nemico dia la vita per il suo". È una della frasi ad effetto, insieme ad una caterva di parolacce, con cui il generale Patton era solito galvanizzare la truppa.

George Smith Patton, insieme ai tedeschi Guderian e Rommel ed al francese (inascoltato dai propri superiori) De Gaulle fu uno dei pochi a capire l'importanza delle truppe corazzate per la guerra moderna.

E i risultati si videro; i carri, i trasporti cingolati e i cannoni semoventi al suo comando in meno di un anno percorsero duemila chilometri, conquistando duecentomila chilometri quadrati di territorio, occupando dodicimila tra città e villaggi, con quasi centocinquantamila soldati tedeschi uccisi, quasi quattrocentomila feriti e più di un milione di prigionieri.

Patton, autentico cow-boy meccanizzato che girava con al fianco una Colt a tamburo old west style con il calcio d'avorio, era però capace di scrivere poesie, leggere i poeti francesi e credere nella metempsicosi. Il suo grande nemico fu il generale inglese Montgomery, che riusciva sempre ad avere la meglio su di lui quando si trattava di avere gli incarichi migliori. Amico personale di Churchill, Monty, come era chiamato, usava le proprie capacità nelle relazioni interpersonali per ottenere vantaggi in seno all'alto comando alleato. Ciò produsse un'insanabile frattura nei rapporti tra Patton ed Eisenhower, che pure erano stati grandi amici, quando giovani ufficiali, avevano tentato di creare il corpo dei carristi molto prima che l'esercito degli Stati Uniti comprendesse l'importanza dei mezzi corazzati.

Si dice che l'acquiescenza di Eisenhower nei riguardi degli inglesi fosse dovuta ad una relazione con Kay Summersby, la sua autista inglese. Fosse come fosse, Patton si trovava sempre la strada sbarrata da Montgomery.

Nonostante fosse stato Patton a vincere la resistenza di Tunisi, facendo duecentomila prigionieri, i piani per l'occupazione della Sicilia prevedevano per l'americano solo un ruolo di supporto a Monty, che doveva occupare Messina, tagliando la strada alle divisioni tedesche. Ma quando Montgomery chiese il supporto di Patton, avendo incontrato una resistenza inaspettata, il generale americano simulò gravi problemi alle radiotrasmissioni e ignorò l'ordine del comandante della spedizione, l'inglese Alexander. Patton fece così una sua guerra personale, senza seguire le direttive, occupò Palermo e tolse tutta la gloria agli inglesi.

In Sicilia il generale cow-boy rischiò seriamente di porre fine alla sua carriera, prendendo a schiaffi due soldati in preda ad una crisi di stress; gli alti comandi presero l'occasione per vendicarsi della sua indisciplina, togliendogli il comando delle sue truppe e trasferendolo ad un oscuro ufficio in Inghilterra.

La stella di Patton tornò a brillare solo due mesi dopo lo sbarco in Normandia, quando il solito Montgomery e l'americano Bradley si trovarono nell'impossibilità di spezzare la resistenza tedesca. A quel punto il comando supremo dette a Patton la guida delle operazione denominata Cobra, che doveva essere una specie di diversivo. In una settimana i suoi soldati occuparono la Bretagna, arrivando fino a Nantes. Hitler ordinò il contrattacco di undici tra le migliori divisioni del Reich, ma Patton costrinse il nemico tra Falaise e Argentan; se avesse preso le due città, la guerra sarebbe finita un anno prima. Occupò Falaise, ma quando stava per entrare in Argentan arrivò l'ordine che doveva essere il solito Monty a farlo. L'inglese perse tempo e le divisioni tedesche riuscirono a sganciarsi.

Nonostante, chiamato in aiuto, come al solito all'ultimo momento, Patton fosse riuscito in tre giorni a fermare il contrattacco tedesco di Bastogne che rischiava di capovolgere l'esito della battaglia delle Ardenne, ascoltò alla radio il discorso di Churchill che diceva che sarebbe stato Montgomery il primo a varcare il Reno. Patton si slacciò i pantaloni e orinò nel fiume, urlando: "Io sono stato il primo!".

Il generale statunitense non ebbe nemmeno il piacere di entrare a Berlino; gli fu ordinato di aprire un fronte secondario attraverso l'Austria e la Cecoslovacchia. Inutile dire che anche stavolta, per non urtare la suscettibilità di Stalin, Patton dovette fermarsi pochi chilometri prima di Praga.

Dopo la guerra entrò in contrasto con Eisenhower ed il presidente Truman così che Patton chiese di essere messo in congedo anticipatamente. Tre mesi dopo, nel dicembre del 1945, un carro armato senza freni travolse la sua camionetta nei dintorni di Heidelberg. Gravemente ferito, morì il 21 dicembre e fu sepolto ad Hamm, nel Lussemburgo, nel cimitero dei combattenti delle Ardenne. È l'unico generale americano ad essere sepolto fuori dai confini degli Stati Uniti.

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