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cronache
la penna fa paura

storico minacciato

di Teddy Martinazzi

Da quando, lo scorso anno, è stato pubblicato il suo libro "L'olocausto armeno" (Editore Solfanelli di Chieti, pagine 96, euro 7,50), la vita di Alberto Rosselli ha preso una piega inaspettata ed inquietante.

Lo storico genovese è infatti, da alcuni mesi, bersaglio di e-mail e telefonate minatorie, provenienti dall'estero e quindi difficilmente individuabili dagli inquirenti liguri. Come se non bastasse, Rosselli è stato minacciato anche con chiamate al suo cellulare ed ultimamente le minacce hanno riguardato anche l'incolumità della moglie del giornalista, estranea alla stesura del libro.

Ciò che dà da pensare, aldilà dell'indubbia pesantezza e gravità della situazione in cui si è venuto a trovare Alberto Rosselli, è il fatto che il libro in questione non sia un saggio sulla situazione politica della Turchia di oggi, bensì la nuda cronistoria di fatti avvenuti anche più di un secolo fa.

Il genocidio degli armeni, cattolici di rito particolare - molto devoti a San Biagio - ebbe inizio in grande stile sul finire dell'Ottocento. Tra il 1894 ed il 1896 reparti turchi affiancati da milizie curde distrussero duemilacinquecento villaggi armeni, sterminando trecentomila persone. Sempre nel 1896 le truppe della Sublime Porta dettero fuoco alla cattedrale di Urfa, bruciando vive tremila persone.

Si calcola che centomila donne armene, tra il finire dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, siano state rapite per essere evidentemente inserite in famiglie musulmane; altre centomila persone furono costrette a convertirsi all'Islam.

Le cose non migliorarono con la fine della Grande Guerra e la nascita della repubblica. Ataturk fece sterminare centomila persone nel 1922, colpevoli solo di essere armene o greche. Ma niente di meglio ci si poteva aspettare da una classe politica, quella dei "Giovani turchi", che già sotto il regime ottomano aveva creato squadre d'azione con l'incarico di strangolare i notabili armeni, violentare donne e bambini ed assassinare gli uomini. Gli armeni furono usati anche come propellente per i treni, gettati vivi nelle caldaie delle locomotive al posto del carbone.

Il fatto che accadimenti così lontani nel tempo continuino a voler essere ignorati dalla Turchia moderna, che a tutt'oggi nega il genocidio, è piuttosto grave. Quello che appare del tutto assurdo è che il negazionismo possa giungere fino alle pesanti minacce nei confronti di un pacifico signore che ha avuto il solo "torto" di fare una ricerca storica evidentemente sgradita a qualcuno.

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