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cultura
i cent'anni di Lévi-Strauss

rivoluzione etnologica

di Carla Santini

Quest'anno l'antropologo francese Claude Lévi-Strauss compie cent'anni (28 novembre 1908).

Il direttore dell'École Normale Supérieure di Parigi passò al giovane Lévi-Strauss l'informazione di una cattedra di sociologia presso l'appena istituita Università di San Paolo (USP), in Brasile. Era il 1934 e il giovane laureato in filosofia si trasferì in Sudamerica. Ben presto al lavoro di professore unì quello di ricercatore. Nei quattro anni di permanenza ebbe la possibilità di gettare le basi per quell'insieme di idee e di concetti che lo avrebbero consacrato il più famoso etnologo del XX secolo. "Tristi Tropici", considerato un vero e proprio manuale di etnologia, nacque proprio dall'osservazione e dallo studio degli indios brasiliani Kadiwéu e Nambikwara. E la convivenza con la diversità sociali gli consentì di gettare le basi per la formulazione dell'antropologia strutturalista, che ancora oggi influenza molti campi della conoscenza.

Negli anni trenta si era affermato un nuovo modo di essere etnologo; il ricercatore non desiderava lavorare in laboratorio ma osservare da vicino le realtà dell'Asia, dell'Africa e dell'America. Questo nuovo metodo era di fatto quello che era stato adottato da Lévi-Strauss. Lo studio di culture lontane e diverse influenzerà i surrealisti, critici nei confronti dell'antropocentrismo europeo, e li spingerà a sperimentare nuove strade e percorsi nella conoscenza dell'uomo. Lévi-Strauss amante delle arti rimase sempre in stretto contatto con André Breton, figura eminente del surrealismo.

L'impegno di Lévi-Strauss si tradusse in importanti pubblicazioni, come Le strutture elementari della parentela; Il pensiero selvaggio; Antropologia strutturale I e II; Mitologiche (Il crudo e il cotto, Dal miele alle ceneri, L'origine delle buone maniere a tavola, L'uomo nudo); Il Totenismo; Lo sguardo da lontano.

Durkheim aveva affermato che i fenomeni socio-culturali sono spiegabili in termini di rappresentazioni collettive; gli stessi principi della religione nascono come esperienze all'interno della società. Il nipote e allievo Marcel Mauss, partendo dallo studio delle rappresentazioni collettive, aveva individuato alla base dello scambio arcaico il triplice obbligo, radicato nella mente umana, di dare, di ricevere e di restituire, il principio della reciprocità, da cui la solidarietà, le dinamiche sociali.

Lévi-Strauss, partendo da queste basi, di fatto dimostrò l'infondatezza di molti luoghi comuni; ad esempio affermò che non esiste una civiltà predominante e assoluta, ma la coesistenza nella diversità di culture pariteticamente utili all'umanità. L'insieme di costumi e di credenze di un popolo si esprime in uno stile, che contribuisce a formare modelli di fatto numericamente limitati. Le società umane, come gli individui, scelgono combinazioni all'interno di un repertorio ideale; una sorta di tavola degli elementi, in cui i modelli sociali appaiono raggruppati per famiglie. Come la mentalità umana è identica in ogni luogo della terra, così risulta la struttura dei miti indipendentemente dalla razza, dal clima, dalla religione. Da ciò deriva il concetto di società "primitive", che vivono fuori della storia per il modo mitico di pensare, e le società "civilizzate", che vivono nella storia, sensibili e attente al progresso e alle trasformazioni tecnologiche. Per Lèvi-Strauss non esiste differenza se non nei risultati tra le società primitive che nel mito, nei rituali e nella magia esprimono gli stessi desideri che le società civilizzate cercano di raggiungere nella scienza moderna. Il pensiero dei primitivi, non semplicistico o assimilabile al pensiero infantile, tende all'ordine sociale più che il pensiero dei civilizzati che può diventare fonte di disequilibrio sociale tra gli esseri umani. Per ciò, Lévi-Strauss attacca l'idea per cui le società primitive rappresentino l'"infanzia" dell'umanità e le società moderne siano la fase "adulta e matura" dell'umanità. In realtà individua nel rifiuto delle diversità l'affermazione della relazione tra dominati e dominanti.

Il lavoro infaticabile di Lévi-Strauss, che ancora oggi visita frequentemente il Laboratorio di Antropologia Sociale di Parigi, città in cui vive, ha contribuito indubbiamente a combattere il razzismo nelle sue più disparate forme e a ridimensionare l'arroganza degli uomini nei confronti della realtà della sua esistenza.

Si prevedono molti festeggiamenti; uno particolarmente interessante si terrà a Parigi. Si tratta dell'allestimento di una mostra di migliaia di oggetti raccolti dallo scienziato nel corso dei suoi viaggi e delle sue missioni nel mondo organizzata dall'UNESCO in collaborazione col Museo du Quai Branly, sede dell'esposizione.

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