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rivoluzione in salsa tartufata

giovani di Spoleto

di Gabriele V. R. Martinelli

Qualche tempo prima del sessantotto, quando ancora piazza della Libertà, e non piazza Garibaldi, era il centro di Spoleto, tre o quattro giovani, assidui spettatori di spaghetti western, discutevano animatamente. Avevano in progetto di mitragliare con una mitragliatrice a canne rotanti, quelle dei film, per intenderci, l'establishment spoletino all'uscita della messa di mezzogiorno.

Ne parlarono per giorni e giorni, studiando i minimi dettagli dell'operazione; poi, un po' per l'effettiva difficoltà di procurarsi una mitragliatrice a canne rotanti con relative munizioni, un po' per il rischio di rovinare le colonne antistanti il Duomo, ma soprattutto perché si trattava solo di chiacchiere peregrine, dopo una settimana passarono a discutere d'altro, probabilmente delle grazie di qualche donzella.

A distanza di tanti anni viene scoperta a Spoleto una cellula di terribili eversori votati al terrorismo ed alla rivoluzione. Questa volta qualcuno prende questi giovani sul serio e invece di limitarsi ad invitarli a discutere di donne e motori, propaga in giro la notizia che Spoleto è culla di un gruppo anarco-insurrezionalista di livello internazionale.

D'altronde, non a caso si tratta pur sempre della città dei Due Mondi. Così va a finire che la giustizia invita questi giovani a passare mesi in galera per poi presentarsi davanti a un giudice.

Gli spoletini, e quelli lontani non fanno eccezione, sono sempre pronti a criticarsi e ad azzannarsi tra di loro, e sembra quasi che non siano passati secoli dai tempi delle fazioni comunali medievali.

In un caso come l'operazione Brushwood, però, sarebbe bene che tutti gli spoletini, proprio tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni politiche, si stringano accanto ai genitori di questi giovani, facciano sentire loro che la città in certi momenti non è divisa, ma comprende che i giovani sono per loro natura tutti, o quasi, incendiari, salvo ritrovarsi in molti, decenni dopo, convinti pompieri.

In una città in cui ogni cosa che viene fatta o ipotizzata trova regolarmente accaniti detrattori, forse sarebbe l'inizio di una svolta, il voler finalmente comprendere che se la città vive e progredisce i miglioramenti sono di tutti, che se un progetto non piace si deve discuterne senza preclusioni ideologiche o antipatie personali, che il futuro non si costruisce "baccajando" su e giù per Borgo (Sarebbe bene che si ritrovasse l'antica abitudine di risalire e discendere più volte al giorno via della Salara vecchia, così da rivitalizzare il Corso, guadagnandoci anche in salute).

C'era un ragazzo, tanti anni fa, che, per protesta contro un programma televisivo, aveva in animo di far saltare l'antenna di Monteluco. Desistette perché invece di tritolo nelle drogherie si vendeva solo l'innocuo carburo di calcio. Fu fortunato che i suoi progetti furono ascoltati solo da tre o quattro amici e quindi oggi può ricordare il giovane di tanti anni fa con gli occhi di quel moderato bempensante che è diventato.

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