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speciale 11/11/58 Il Gattopardo
il film di Visconti
di Gabriele V. R. Martinelli

Il Gattopardo fu un grande successo di critica e di pubblico di un regista Luchino Visconti, che in altre occasioni era stato ben accetto dal pubblico ma non dalla critica, o viceversa.

Girato nel 1963, riuniva una cast internazionale di attori di grande livello e richiamo sul pubblico, lo statunitense Burt Lancaster, il protagonista, i francesi Alain Delon e Serge Reggiani, l'italo-tunisina Claudia Cardinale, gli italiani Paolo Stoppa e Romolo Valli, insieme a numerosi altri, italiani e stranieri.

Visconti si ispirava spesso, per i suoi film, a testi letterari che utilizzava come base di lavoro, stravolgendone la trama e i significati. Non fu così con Il Gattopardo, dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che il regista rispettò quasi alla lettera.

Si trattò di una produzione kolossal, con una cura maniacale per i dettagli. Basti pensare che per rifare un pavimento gli assistenti del regista trovarono l'unica fabbrica italiana che ancora produceva mattonelle secondo il sistema in uso un secolo prima e che lo stesso avvenne per le bretelle indossate da Alain Delon in una scena, delle quali si intravede poco più dei bottoni.

Nino Rota, il grande compositore curatore delle musiche, scovò un valzer inedito di Giuseppe Verdi per la scena del ballo, che costituisce una notevole parte del film, sia per quanto riguarda la durata che per il significato dal punto di vista drammaturgico.

Molto critici hanno giudicato la sequenza del ballo il punto più alto della cinematografia di Visconti, un regista che nel corso della sua lunga carriera ha lasciato al cinema italiano opere notevoli e durature.

Luchino Visconti, discendente da una delle più nobili ed antiche famiglie italiane, trovò nella figura del principe echi e ricordi della sua vita e dei suoi parenti, il sentimento di un ceto, quello nobiliare, destinato irrimediabilmente a perdere nel tempo la sua antica importanza.

Il regista, nato a Milano il 2 novembre 1906, dopo essersi per qualche anno dedicato esclusivamente all'allevamento di cavalli da corsa, iniziò come assistente di Jean Renoir nel 1936 ed in Francia entrò in contatto con i fuoriusciti antifascisti italiani, maturando idee politiche in contrasto con il suo modo di vivere e di pensare fino ad allora.

Ha lasciato alla storia del cinema italiano numerosi capolavori, alcuni facenti parte a pieno titolo del Neorealismo, gli altri, soprattutto quelli precedenti alla morte, avvenuta a Roma il 17 marzo del 1976, in uno stile classico ma personale.

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