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teatro
"Don Giovanni il gioco di narciso"

al teatro Italia

di Sergio Gigliati

Il "Don Giovanni il gioco di narciso" ha debuttato con grande successo, lo scorso 28/29 giugno a Venezia presso il Piccolo Arsenale. Ora si propone al Teatro Italia di Roma dal 4 al 9 novembre per la regia e coreografia di Mauro Astolfi.

Dal sensuale e cinico ( burlador de Sevilla) nato fra le sontuose quinte barocche di Tirso de Molina, passando attraverso Moliere, il libretto mozartiano di Lorenzo Da Ponte, Goldoni, Zamora, Puskin, Zorrilla e quanti altri, fino a Byron che con geniale intuizione ne complica la psicologia facendone non più un conquistatore, bensì un seduttore sedotto, il personaggio di Don Giovanni reca su du se lo stigma atroce e sublime della bellezza "come dono e come destino". E' la bellezza che prova per la sua immagine riflessa in tanti specchi in cui si contempla invaghito di se con insicuro compiacimento. Il suo ripetere all'infinito lo stesso atto rende quest'ultimo pressoché privo di reale importanza, il suo "catalogo" serve a fornirgli continue conferme: è schiavo della bellezza. Potremmo far sue le parole poste da Marguerite Yourcenar sulla labbra di Adriano "Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d'oro che scorre anche nella parte più ignobile e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, prova il piacere raro dell'intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni". Frammenti, per l'appunto: gli specchi volano in frantumi e non è più possibile ricomporli: se Don Giovanni, come scrive Tirso, è un"hombre sun nombre", il suo non avere nome suggerisce una non-identità e dunque l'incapacità di conoscersi e di riconoscersi, in un fatale in più di desiderio.

In questa coreografia Mauro astolfi conferma la sua cifra di artista "estremo" che utilizza tutte le frequenze del corpo nel movimento puro in "reazione allo spazio", ampliando ulteriormente il suo caratteristico gusto per la contaminazione dei generi e lavorando, per la prima volta, anche sullo stimolo di un'apposita elaborazione drammaturgica curata da Riccardo Reim. Gli specchi invadono anche realmente la scena: ma se nell'implacabilità del castigo divino ritroviamo l'inconsio terrore dell'invecchiamento e del degrado del corpo ecco riecheggiare Moliere e Mozart con la loro funeraria galanteria: l'ultimo specchio di Don Giovanni è la propria anima.

In scena presso il Teatro Italia di Roma dal 4 al 9 novembre con la Spellbound Dance Company, scene e costumi di Giuseppina Maurizi, su musiche di W.A:Mozarte V.Caracciolo e musiche originali di Luca Salvatori.

Teatro Italia
Via Bari, 18
Tel. 06.44239286

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