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cultura
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di Giuseppe La Rosa

THOMAS HOBBES
(Inghilterra 1558 - 1679)

Non tutti i filosofi pensano che l'imposizione dell'autorità sia il peggiore dei mali sociali. Per Thomas Hobbes, vissuto in un periodo storico molto instabile, per cui dovette fuggire dal suo paese e starsene in esilio e una volta rientrato vivere con l'angoscia di essere eliminato dai suoi nemici, nulla è più tranquillo di una società dove tutti abdicano ai propri diritti e concedono ad uno solo la facoltà di gestirli. Il caos civile era per Hobbes un trauma insopportobile. Meglio viver male sotto un sovrano autoritario che viver peggio e malissimo senza una testa che comandi.
L'uomo è per natura interessato ed egoista. La sua vita non è altro che un continuo tentativo di soddisfare i propri desideri, di sesso, di cibo, di abitazione, di fama, di ricchezza, e così via. Da soli o in gruppi piccoli non si evidenziano conseguenze rilevanti. Quando ci si unisce in gruppi più grandi il soddisfacimento dei propri interessi cozza con quello degli altri e, inevitabilmente, sorgono dei conflitti. Pertanto, se si vuole sopravvivere, si devono mettere da parte gli impulsi egoistici e addivenire ad un accordo : obbedire ad un certo insieme di leggi, o "convenzioni".
Le persone convengono di obbedire a queste leggi per non essere danneggiate nei conflitti che scoppierebbero se esse non esistessero. Ma, sostiene Hobbes, le leggi sono efficaci solo e soltanto se vengono fatte rispettare. E chi deve imporle lo può fare solo se gli viene concesso il potere assoluto. Se non ha questo potere, non può impedire i conflitti. L'autorità sovrana di una nazione, perciò, deve essere assoluta e posta nelle mani di una singola persona, il re, che acquista, così, poteri vastissimi. I sudditi, quindi, si accordano e stabiliscono che per rispettare alcune leggi occorre conferire al sovrano il ruolo di agente deputato a imporre queste leggi. Una volta nominato, egli ha autorità assoluta.
Il popolo deve rispettare le leggi della comunità, il sovrano farà le leggi, sarà la legge, sarà al di sopra della legge, deciderà se l'espressione di una particolare opinione causerà caos nello stato, creerà il diritto civile nel suo complesso e giudicherà tutti i disaccordi che riguardano le leggi.
Apprezziamo l'idea che ci vuole un'autorità che tenga a freno gli eccessi dei facenti parte di una comunità, tuttavia solleviamo qualche rilievo. Uno di natura psicologica e uno di natura filosofica.
In riferimento al primo, constatiamo che Hobbes parte da questa premessa : tutti gli individui, nel loro agire, sono motivati dall'istinto di soddisfare i loro desideri, quindi sono egoisti per natura.
Tale inferenza è giustificata ? Cosa significa "esser motivati dal desiderio" ? Che le azioni degli uomini sono spinte da impulsi non razionali ? Che nonostante la ragione ci indichi le diverse linee di condotta alternative e le probabili conseguenze di ognuna di esse, tuttavia non è lei a dare inizio all'azione ? Ma quante azioni l'uomo compie sotto la spinta delle emozioni e dei sentimenti ? Tante.
Cosa'altro può significare quel concetto ? Che si è spinti ad agire per i propri interessi e solo per essi ? Ma quante volte i nostri interessi coincidono con quelli delle nostre famiglie, delle nostre mogli, dei nostri mariti, dei nostri figli, del nostro paese ? Quante volte desideriamo contribuire al benessere di altri ?
In riferimento al secondo rilievo, partiamo da questa premessa : gli interessi degli uomini sono diversificati e cambiano da momento a momento. Un governante che assommerebbe vasti poteri finirebbe con il non favorire il popolo imponendogli i suoi criteri personali. Il punto, pertanto, non è l'assenza dei conflitti, bensì che l'entità dei medesimi non deve impedire il raggiugimento di determinati obiettivi. Hobbes eliminerebbe il conflitto ma frustrerebbe anche la soddisfazione di molti desideri fondamentali. Un potere sovrano non deve avere autorità assoluta ma autorità sufficiente per eliminare la maggior parte dei conflitti, concedendo, così, ampio spazio alla soddisfazione di molti interessi. Tentando di evitare gli effetti negativi dei conflitti intestini, Hobbes era disposto a sottomettersi ai mali della tirannia e a cedere la libertà in cambio della sicurezza. Ma è possibile avere legge e ordine anche in assenza di tiranni. Lo vedremo con John Locke, al prossimo appuntamento.

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