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cultura
Ulisse ieri, oggi, domani
di Carla Santini

Per sua fortuna o sfortuna, ogni uomo è portato a cercare nuovi territori da esplorare. E quando si parla di territori non si intende nel senso letterale del termine, ma nel senso di connotare tutte le possibili zone di manovra umana. Alla base di questa esigenza c'è la curiosità, forse la dote più interessante che l'uomo possieda. Il progresso è stato favorito dalla voglia di osservare, di cercare, di verificare, di migliorare.
La letteratura è ricca di personaggi curiosi incarnati nel curioso per eccellenza che il divino Omero ha cantato nell'Odissea. Ulisse ha percorso tutti i secoli ed è stato variamente manovrato per celare l'ansia di conoscenza in tempi bui, quasi un uomo dello schermo, o per personificare l'ansia di libertà dal conformismo borghese. Sarebbe pedante elenco ricordare i romanzi o le liriche che Ulisse hanno avuto come titolo, ma non vanno dimenticati alcuni testi, ispirati all'eroe omerico, che hanno fatto la storia della letteratura, quali l'Ulisse di James Joyce, i versi di Maya di Gabriele D'Annunzio, che esaltano il suo sguardo fisso all'orizzonte del mare sulla tolda della nave, gli struggenti e malinconici versi che colgono Calypso nell'atto pietoso di accogliere nell'ultimo approdo della vita il corpo esanime dell'eroe greco di Giovanni Pascoli, la breve lirica compresa in Mediterranee di Umberto Saba, che sospende il suo destino fra il flusso delle onde . Ma è l'Ulisse di Dante che nei solenni versi viene catturato dalla memoria collettiva e assurge a criterio di giudizio per distinguere gli uomini dai bruti.
Ulisse, come don Giovanni e pochi altri, sfugge al suo creatore per vivere di vita propria reincarnandosi in miriadi di nuove elaborazioni. Ma, a differenza dell'arte, la realtà è ben diversa. Pochi sono gli uomini curiosi, troppi i mezzi uomini, gli ominicchi e i quaquaraquà di sciasciana memoria, stanchi e satolli di cibi preconfezionati sotto forma di mode, di gerghi, di idee, di mete, di svaghi e troppi i cosiddetti saggi impegnati a tollerare la curiosità dei piccoli e a soffocare, appena possibile, il gusto dei giovani di costruire autonomanente.

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