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attualità
l'Argentina e il futuro

Con la presidenza, fino alle elezioni del marzo prossimo, di Rodríguez Saa, l'Argentina è tornata ancora una volta, sia pur temporaneamente, al Giustizialimo, fondato in anni ormai lontani da Juan Domingo Perón, comunemente chiamato Peronismo. Quando, nel dopoguerra, Perón (ma i suoi antenati si chiamavano Peroni) andò al potere grazie ai "descasmisados", i più poveri tra gli argentini, gli intellettuali di tutto il mondo bollarono il suo regime come un misto di populismo e di fascismo da operetta, prevedendone la rapida scomparsa.
In effetti, poco dopo la morte della carismatica moglie Evita, Perón dovette fare in fretta le valigie e rifugiarsi a Madrid, dove fu accolto con tutti gli onori e gli fu dedicata da vivo una strada, un privilegio fino allora riservato al solo Franco (oggi in tutta la Spagna piazze e vie dedicate al Generalísimo hanno cambiato nome, come quelle dedicate a José Antonio e ad altri caduti della guerra civile, mentre l'Avenida General Perón ha mantenuto il suo nome). Ma Perón torno, a metà degli anni settanta al potere, grazie anche ai "montoneros", giovani che si dichiaravano peronisti e di sinistra. Al suo fianco aveva la nuova moglie María Estela, detta Isabelita, molto bella ma priva del fascino di Evita. Si Evita viviera, Isabelita sería copera, dicevano i montoneros (se Evita vivesse Isabelita sarebbe una cameriera di night club). Isabelita successe alla presidenza dell'Argentina al marito morto di cancro, ma fu presto destituita da un gruppo di generali. Anche allora i soliti intellettuali si affrettarono a celebrarare la morte di un movimento che, non rientrando nel novero delle ideologie canoniche, doveva necessariamente essere qualcosa di effimero. Il fenomeno Menem, negli anni scorsi, ed il ritorni di un peronista alla presidenza dopo la parentesi De la Rua dimostrano che colore che credono di aver capito tutto delle dinamiche politiche e dei fatti del mondo si sono ancora una volta sbagliati.

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