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attualità
la diatriba infinita

Quasi a cadenza periodica, India e Pakistan sembrano ricordarsi che tra di loro esiste un contenzioso chiamato Kashmir e ricominciano a spararsi addosso. Dal 1947, da quando l'ultimo viceré di Sua Maestà britannica lasciò l'India (Lord Mountbatten, lo zio Mounty della Royal Family ucciso anni dopo dall'IRA) il problema Kashmir ha continuato a tenere sospeso il fiato del mondo (soprattutto dopo che India e Pakistan sono entrati a far parte del ristretto club delle potenze nucleari).
In una sola cosa le due nazioni sono d'accordo: nel non voler nemmeno sentire l'ipotesi di indipendenza del Kashmir. Per il resto la divisione è totale; il Pakistan si fa forte del sessanta per cento della popolazione che è di religione musulmana e del fatto che anche l'ONU era d'accordo per un referendum di autodeterminazione, l'India si rifà agli accordi di Simla del 1972, in base ai quali il contenzioso dovrebbe essere definitivamente chiuso, ed al trattato del 1947 con il maharaja del Kashmir, Hari Singh che rinunciò all'idea dell'indipendenza per entrare a far parte dell'Unione indiana.
La differenza con le precedenti scaramucce di confine (a cinquemila metri di altezza) sta nel fatto che il momento attuale è ben diverso dal 1947, dal 1965 o nel 1972. Oggi l'incognita risiede nel fondamentalismo religioso, che può portare ad attentati e rivolte. Nessuno può escludere azioni su vasta scala da parte degli Hizbul mujahiddin filopakistani che potrebbero contribuire alla destabilizzazione di un'area da tempo a rischio di esplosione. Forse la fine delle ostilità potrebbe venire da una separazione del Kashmir dall'India, così come avvenne con il Pakistan orientale, che dette vita al Bangla Desh.

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