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attualità
diritti dell'uomo e stendardo di Alì
di Piero Pastoretto

L'argomento che voglio mettere a fuoco è la reazione prima di tutto politica, e poi culturale e cattolica, che l'Europa e specialmente l'Italia hanno assunto nei confronti dell'Islam. Quel che dà fastidio e suona stonato è il mea culpa - direi quasi il cupio dissolvi - che tanti commentatori, storici e pensatori laici e religiosi, hanno voluto intonare dopo l'attentato dell'11 settembre sulle colpe dell'Europa, confermando così implicitamente le argomentazioni più spinte dei gruppi terroristici musulmani. Cominciamo proprio dalle Crociate, genericamente accusate, chissà perché, di imperialismo e colonialismo ante litteram. Innanzitutto, non è lecito mischiare certe categorie storiche lontane di secoli (per cui ad esempio mi sembra ridicolo parlare di 'borghesia' ateniese o di 'capitalismo' della classe equestre romana); in secondo luogo desidererei che tanti uomini di notevole cultura - dal professor Cardini al professor Cacciari per intenderci - spiegassero al pubblico meno colto che cosa ci facevano i musulmani a Poitiers nel 732 (cioè 367 anni prima della caduta di Gerusalemme nelle mani dei Cristiani), e chi appiccò il fuoco nell'846 alle basiliche di San Pietro e San Paolo; oppure se conoscono il nome di Frassineto, e per quale ragione il popolo di Allah sbarcava in Sicilia nell'827, mentre ancora nel 1492 possedeva Granata. Un altro argomento riguarda la superiorità della civiltà islamica rispetto a quella europea nei secoli IX-XII. È vero, essa conosceva Aristotele e noi no (ma Aristotele non era forse 'europeo'?), essa ci ha regalato i suoi numeri (che però erano indiani), la sua algebra ed i suoi trattati di medicina, ma cosa c'entra tutto questo con la situazione attuale ed il terrorismo? Ed inoltre mi chiedo se tali ragionamenti verrebbero approvati da chi oggi li sostiene, se qualcuno li usasse per dimostrare la superiorità della cultura italiana su quella degli altri popoli europei in quanto Galli e Germani erano più barbari dei Latini nel I secolo a.C. Sotto il regno di Paolo VI fu restituito alla Turchia, in segno di amicizia verso un antico e terribile nemico, lo stendardo che aveva sventolato sulla nave ammiraglia di Alì alla battaglia di Lepanto. Il governo repubblicano di Ankara rispose di non avere nulla a che vedere con il potere dei sultani e mise la bandiera, un cimelio conquistato dai cristiani a prezzo di tanto sangue versato, in un magazzino.
In conclusione, ritengo che ci troviamo di fronte ad una situazione non di contrasto, ma di confronto serrato fra due civiltà, nella quale è giusto che entrambe espongano le loro ragioni e avanzino i meriti dei propri valori sia storici che contemporanei. In questo campo, allora, l'Occidente deve vantare tutti quei valori di cui dobbiamo giustamente andare fieri, e che possiamo raccogliere nei concetti universali di democrazia, di libertà e di diritti dell'uomo e della persona.

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