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politica estera
Colombia senza pace
di Lf

Il presidente della Colombia, Iván Duque, ha ordinato alle forze dell'ordine di dispiegare la loro massima capacità operativa per sgombrare le vie occupate dai manifestanti ormai da venti giorni, con un bilancio di più di quaranta morti.

Le proteste, iniziate alla fine del mese scorso, contro una riforma fiscale peraltro già prontamente ritirata dal governo, non si sono fermate, perché diverse organizzazioni sociali chiedono la fine delle brutalità della polizia, il ritiro della riforma sanitaria che prevede una notevole privatizzazione dei servizi erogati, una vaccinazione di massa ed un salario minimo mensile.

La risposta del Presidente è stata decisa, perché non ha tollerato il blocco delle strade cittadine ed extraurbane, utilizzando per lo sgombero anche reparti dell'esercito.

Duque ha anche dichiarato che la Colombia è un Paese democratico, in cui non c'è dittatura né oppressione, ma la Costituzione esige che sia garantito il diritto di spostarsi e di svolgere in tranquillità la propria attività.

Il Presidente ha anche annunciato che il primo di luglio avrà inizio un programma di sviluppo dell'impiego giovanile che prevede un sussidio statale del venticinque per cento del salario alle imprese che assumeranno stabilmente giovani, per favorire l’occupazione dei giovani tra i diciotto ed i ventotto anni, una fascia di età in cui la disoccupazione è molto al di sopra della media dei lavoratori, praticamente il doppio in percentuale.

Le perdite economiche in quindici giorni di tumulti, secondo stime governative, assommerebbero a quasi due miliardi di dollari.

articolo pubblicato il: 18/05/2021 ultima modifica: 29/05/2021

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