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arte e mostre
impressionista e moderno

Gustave Caillebotte alla Fondazione Pierre Gianadda di Martigny (Svizzera)

di Michele De Luca

Dal 18 giugno la Fondation Pierre Gianadda di Martigny in Svizzera (Canton Vallese) dedica la sua grande mostra d’estate - rinviata di un anno a causa della pandemia - a un pittore troppo poco conosciuto, Gustave Caillebotte (1848-1894). “Impressionista e moderno” secondo la definizione che lo accompagna. Organizzata con Daniel Marchesseau, conservatore generale onorario del Patri-moine di Francia e collaboratore storico della Fondation Gianadda, la rassegna chiude il ciclo sull’impressionismo iniziato a Martigny nel 1993 con Edgar Degas, sotto la direzione di Ronald Pickvance (1930-2017). L’omaggio a Gustave Caille-botte, sotto forma di retrospettiva, propone una novantina di tele dipinte tra 1870 e 1894, un insieme straordinario che si avvale di prestiti concessi da molti musei europei - il Musée d’Orsay e il Musée Marmottan Monet di Parigi, il Musée des Beaux- Arts di Rennes, il Musée des Beaux-Arts di Rouen, il Petit Palais di Ginevra, la Fondation de l’Hermitage di Losanna, il Van Gogh Museum di Am-sterdam e il Museum Barberini di Potsdam - oltre che da importanti collezioni private. Questa selezione mette in evidenza l’audacia e la qualità di questo im-pressionista parigino scomparso a soli 45 anni lasciando un corpus di opere di meno di cinquecento tele.

L’arte di Gustave Caillebotte è innanzitutto la testimonianza dei cambiamenti dell’arte di vivere nella capitale francese. Il pittore, con un’audacia indiscutibile, partecipa allora all’evoluzione del suo tempo verso una modernità radicale. Si rivela con alcune tele emblematiche che manifestano una originalità sorprendente come Les raboteurs de parquet (Orsay) e Le pont de l’Europe (Petit Palais, Ginevra). Esplora delle prospettive inaspettate e dipinge vedute a volo d'uccello "dall'alto" sulle nuove grandi arterie parigine. Cattura scene della vita borghese moderna e, non senza un certo realismo derivato da Manet, il duro am-biente della classe operaia (Les peintres en bâtiment).

A 25 anni, nel 1874, alla scomparsa del padre eredita una notevole fortuna, così può dar libero sfogo alla sua ispirazione e sostenere anche alcuni amici pittori (Manet, Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley…) di cui acquista rapidamente delle opere – una collezione che decide molto presto di destinare al Louvre. Presente alla seconda mostra impressionista (1876) con Les Raboteurs de parquet (1875), Caillebotte si mostra poi, per i vent’anni della sua breve carrierea particolarmente sensibile al fascino dei giardini, all’allegria degli sport nautici e ai piaceri del plein air. Le sue due passioni per le regate e per la botanica danno origine a delle serie poco estese ma straordinarie di dipinti di nuova fattura dalle composizioni sorprenden-ti fatte di inquadrature audaci supportate da una tavolozza luminosa che iscrivo-no Caillebotte fra gli impressionisti di primo piano.

Oltre Les Raboteurs de Parquet (1875), il Musée d’Orsay si è privato di molti altri capolavori fra cui Portrait de l’artiste (1892), Henri Cordier (1883) e, in particolare, di tre tele provenienti dal recente lascito di Marie-Jeanne Daurel-le e che la Fondation Pierre Gianadda ha il privilegio di presentare per la prima volta fuori dalla Francia: due ritratti (un busto e una figura intera) di Jean Daurel-le (1887) e Arbre en fleurs (1882). Le Pont de l’Europe (1876), una tela assoluta-mente essenziale e innovativa, eccezionalmente prestata dal Musée du Petit Palais di Ginevra, verrà accompagnata da tre versioni preliminari (tra cui quella del Musée des Beaux-arts di Rennes) e una sala ospiterà le ultime analisi scientifiche condotte da Claude Ghez, professore onorario della Columbia University di New York, proprio su quest’opera oltre che su Jour de Paris, temps de pluie.

Molti capolavori, alcuni dei quali poco conosciuti, sottolineano varie tematiche affrontate da Caillebotte. Per il periodo parigino figurano Balcon, bou-levard Haussmann (1880) e Vue prise à travers un balcon (1880) (Van Gogh Mu-seum, Amsterdam), scene di interni come La Leçon de piano (1881) (Musée Marmottan Monet), Intérieur, Femme à la fenêtre (1880), e vari ritratti di amici (Richard Gallo (1878) (Fondation de l’Hermitage, Losanna); Au café (1880), (Musée des Beaux-arts, Rouen), così come l’impegnativo Autoportrait au chevalet (1879), in cui l’artista si propone come pittore e collezionista, tavolozza alla ma-no davanti al cavalletto, con il fratello Martial che legge sullo sfondo seduto su un divano sopra cui si riconosce il Moulin de la galette (1875) di Renoir che egli aveva acquistato direttamente dall’autore.

Le Mur du potager à Yerres (1875), Jardin potager à Yerres (1877) evocano la proprietà familiare di Yerres a una quarantina di chilometri da Parigi, un luogo incantato in cui fin dall’adolescenza ha guardato con grande attenzione al parco, ai giardini e all’orto. Qui, il giovane Caillebotte scoprì sul fiume che co-steggia la proprietà il piacere del canottaggio. Oggi tutta la proprietà, restaurata, è aperta al pubblico. Da ricordare anche Petit Gennevilliers, altra proprietà nei pressi di Argenteuil - una delle culle dell'impressionismo frequentata da Monet e Renoir, che acquisì nel 1884 dopo la vendita di Yerres - un’oasi di pace, delimita-ta dalla Senna, che fu una fertile fonte di ispirazione durante i suoi ultimi dieci anni (vi dipinse, fra l’altro il Portrait de Mme Auguste Renoir, 1888).

Nello stesso tempo le barche di Caillebotte solcano la Senna o si me-scolano ai concorrenti e agli appassionati - Voiliers à Argenteuil (1882), (Musée d’Orsay) - e diventano spunti per i suoi dipinti che pure riflettono passione per le passeggiate sulle alture di Trouville Allée de la Villa des Fleurs à Trouville (1882) (Museum Barberini). La pratica dell'orticoltura e i suoi talenti di botanico sono alla base del tema dei giardini che figura tra i momenti pittorici più significativi dei suoi ultimi anni: Le jardin du Petit Gennevilliers, Les Toits roses, (1891), Les Soleils, Le jardin du Petit Gennevilliers (1885), Capucines et Orchidées (1893)

Il catalogo della mostra raccoglie attorno al curatore Daniel Marches-seau numerosi conservatori, critici e storici dell’arte francesi e internazionali, spe-cialisti del pittore e della sua epoca: Jean-Marie Baron, Gilles Chardeau, Claude Ghez, Stéphane Guégan, Martine Kaufmann, Marine Kisiel, Sylvie Patin, Paul Perrin, James H. Rubin, Nicolas Sainte Fare Garnot, Dany Sautot, Pierre Wittmer, Daniel Zamani. I loro interventi rendono la pubblicazione, che illustra tutte le opere in mostra, un documento imperdibile per la conoscenza di Gustave Caillebotte.

articolo pubblicato il: 06/05/2021

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